Ritorno a B@bele

marzo 10th, 2010

Partirò da qui (benvenuto Claudio…) per ripercorrere la storia di certi pellegrini giunti nella piana di Sennaar.
Usarono parole e non pietre.
Non colsero il nesso… e cossero mattoni. Ma i mattoni son mattoni, non pietre.
Irregolari, spigolose, pericolosamente variegate, difficili da trattare.
I primi li foggi come vuoi, le seconde le trovi come sono…
Farci qualcosa sarebbe stato sfidante davvero! Scegliere scorciatoie, fu offensivo. Per questo vennero puniti, non per superbia loro o paura d’Alt(r)i.

Pietre come parole, insidiose ma benedette, se ben lavorate.
E intanto c’è chi si muove per – Torre alle spalle – in qualche modo, ri-comprenderci tutti.

Pubblicato da Franco

Il giornale del Paradiso ha un nuovo cronista

marzo 9th, 2010

Venerdì scorso, a 84 anni, è morto Alberto Ronchey. Avrei voglia di scriverne molto, ma mi rendo conto che non posso competere con il bellissimo ritratto che ne ha fatto Vittorio Zucconi su Repubblica. Posso solo dire che lo ricordo con affetto per due motivi: il primo perché era il direttore della Stampa quando io ho iniziato a leggere i quotidiani. Diventato direttore quando il giornale – controllato dalla famiglia Agnelli - in Piemonte era chiamato “la busiarda” (la bugiarda). Con lui aveva cambiato volto.

Il secondo perché era uno degli esempi più citato durante la mia breve (due anni) esperienza di giornalista. Era un tiranno della lingua, non accettava imprecisioni o strafalcioni, e il mio direttore non mancava di dire “ma hai mai letto un articolo di Ronchey?” ogni volta che mi intortavo in qualche frase, o non riuscivo a scrivere un titolo che avesse un senso.

E ora, purtroppo, anche per il romanzo della sua vita è arrivata la parola “fine”.

Però mi piace pensare che in Paradiso stampino un quotidiano, in cui lavorano Ilaria Alpi, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Enzo Baldoni, Tiziano Terzari e tanti altri. E ora anche Ronchey. Vi immaginate le riunioni della redazione?

E dando una scorsa al mondo della informazione odierna sapete una cosa? Un po’ li invidio, i lettori del Paradiso.

Pubblicato da Claudio

Donne che parlano alle donne

marzo 8th, 2010

Lunedì 8 marzo alle ore 18, presso l’Aula Seminari dell’università IULM di Milano, si terrà la presentazione del libro di Consuelo C. Casula

Le scarpe della principessa. Donne e l’arte di diventare se stesse,

Volontà delle psicoterapeute, autrici del volume, è di infondere e accrescere nelle donne la coscienza delle proprie attitudini: espanderne le potenzialità per affermare se stesse.

Camminare da sole senza l’aiuto degli altri.

Pubblicato da gianfranco

Le parole sono pietre

marzo 7th, 2010

Il mio primo post. Come superare l’emozione e la paura? Facendo appello ad un grande scrittore e a un nonno saggio.

E quindi eccomi qua, con il titolo preso da un bellissimo libro del 1955 di Carlo Levi, che era anche la frase preferita di mio nonno Mario. Me la ripeteva sempre, soprattutto quando parlavo a sproposito. Per lui, analfabeta che aveva imparato a leggere e a scrivere a 60 anni, ogni parola doveva essere ragionata, metabolizzata e usata esattamente per il suo significato. Infatti parlava poco, mio nonno, ed era parco anche sullo scrivere. Ma quello che ha detto e scritto lo ricordo ancora oggi, a distanza di quasi 40 anni.

Chissà cosa avrebbe detto oggi, tempo in cui le parole si sprecano, si negano appena dopo averle dette, si sovrappongono, si usano per dire l’opposto? Cosa avrebbe pensato, in questa cacofonia di messaggi, dove neanche più chi usa la parola per mestiere la utilizza per quello che è?

Forse niente. Fedele al motto di Carlo Levi, non avrebbe detto niente. Chiuso in un silenzio, anche lui pesante come una pietra.

Del resto, “pietra” era la metafora preferita di mio nonno. Perché la pietra è tangibile, la puoi usare, e mio nonno amava costruire, amava usare le mani. Per questo amava scrivere, sempre ricordando che anche le parole sono pietre. Possono costruire, e possono fare male.

Pubblicato da Claudio

“Evoluzione” in sanità

marzo 5th, 2010

Fondazione Istud, presenta venerdì 12 marzo alle ore 14,30, a Milano presso la sala Falk di Assolombarda, il libro:

Le organizzazioni evolute in sanità

a cura di Maria Giulia Marini, Nicola Castelli, Luigi Reale e Alessandra Cosso.

Un apporto per gli “addetti ai lavori” della sfera sanitaria che intendono arricchire  i propri ambiti, in modo da snellire  le prassi in essere, razionalizzando la metodologia operativa.

Pubblicato da gianfranco

Il libro di sabbia

marzo 5th, 2010

Funes l’avrebbe giudicato inutile.
Lui che “verso il 1886 aveva sviluppato un sistema originale di numerazione e che in pochissimi giorni aveva superato il numero di ventiquattromila”.
Lui che “non l’aveva scritto, perché quello che aveva pensato una sola volta non si cancellava mai più”.
No, a Ireneo Funes non servivano stampelle per la memoria, né tracce.
Lui che “due o tre volte aveva ricostruito un giorno intero” e a cui “ogni ricostruzione aveva richiesto un giorno intero”.
Funes morì nel 1889 e il mio ricordo di lui è ormai fiacco…
Orme, sopravvivono qui. Passi fruscianti, segni, echi perduti.
Nei deserti della solitudine, dimenticar le parole è come sfogliar la sabbia. Canta il vento tra le dita, maglie d’un setaccio che non si chiude. Vibrano per simpatia solo le corde più sord(id)e…

Pubblicato da Franco

Il Principe della Parola…

marzo 4th, 2010

Antonio Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio Gagliardi, genio della risata, eccellente attore polivalente, grande uomo di spettacolo e non solo.
Ha fatto della Parola uno strumento perfetto, che nelle sue mani, grazie alla sua voce, ai suoi personali tempi comici impeccabili, ha raggiunto livelli ormai lontani, e carichi di nostalgia.
Lontani, infatti, i tempi della vera e sottile satira, dove schernire la politica buttava addosso un sorriso persino alla politica stessa… grazie a raffinate storpiature verbali, giochi di parole inverosimili, abilità linguistiche non comuni e fantasia da vendere che il Principe soltanto possedeva nel cuore, e dispensava a pieni polmoni.

Lontani gli anni in cui il cinema italiano era arte pura, che sfornava continui momenti di intelligente evasione, commedie che avrebbero bruciato gli attuali “cinepanettoni” dopo meno di un minuto di proiezione e che devono un tributo enorme a quest’uomo, solo oggi osannato e vezzeggiato, dopo 43 anni dall’ultimo respiro esalato. 

Antonio Focas ha nobilitato il Parlare, reso magico lo Scrivere e di parola in parola, è giunto fino a noi, intatto… Principe come non mai.

Grazie Focas, grazie… Totò

Pubblicato da Massimo

Politica e parole

marzo 1st, 2010

Mercoledì 24 febbraio nel corso della trasmissione Forte e Chiaro si è parlato di manifesti elettorali. Ospite della trasmissione Alessandro Lucchini che ci ha condotto in una  carrellata di riflessioni linguistiche.

I manifesti elettorali funzionano esattamente come i manifesti pubblicitari. Inutile  darne un giudizio di valore. A noi interessa valutarne l’efficacia.

Elementi importanti sono le parole chiave, quelle che aprono una via privilegiata nella comunicazione, anche in quella politica: sempre, futuro, diritti, fare, storia, cambiamento. Si lancia un prodotto nuovo nella continuità di una storia. Gli slogan cercano un aggancio attenzionale e, per questo, alle parole affiancano le facce.

Metterci la faccia diventa una specie di assicurazione aggiuntiva al messaggio scritto. La faccia, il visus, il viso, il video. La visione. Una bella faccia, una faccia pulita, la faccia di uno come noi. Un viso composto da centinaia di altri visi.

Il cambio di un’automobile per suggerire l’idea di un oggetto che si impugna, che si controlla. Immagini quasi più forti delle parole. Ma nella maggior parte dei casi visi e promesse; visi e programmi, visi e buone intenzioni.

Spesso una marmellata buona per tutti i palati. Gli slogan più efficaci, non a caso, spesso sono quelli a più forte connotazione ideologica. La lega per esempio si rivolge al suo elettorato con parole molto mirate. Un messaggio customer oriented. Riconoscibile, che conferma l’appartenenza a una comunità.

E i manifesti che utilizzano il non? Bacchettati. Una negazione invita quasi a fare proprio ciò che nega. Cosa vi viene voglia di fare davanti a un cartello con scritto “VIETATO FUMARE”?

Forse a pensarci bene viene un po’ di nostalgia pensando al vecchio manifesto che recitava “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no”. Prodotto del suo tempo certo, ma che bella fantasia.

Pubblicato da Geraldine

L’isola che non “Che”

febbraio 27th, 2010

“Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni

Francesco cantava così, ma non solo

“Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio,
perché con questa spada, vi uccido quando voglio”

Arma, scudo… la parola, oggi, sembra esser davvero la chiave di (ri)volta un po’ ovunque!
Dismessi i suoi vecchi abiti ampollosi, ha indossati, in sintesi, quelli dell’efficacia.
Parole in mimetica dunque, libere e veloci, versate in difesa dei propri territori.

Se siamo quindi d’accordo che:

“Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia”

allora è tempo d’agire, e le parole finiscan qui!
E anche se ridotti, che i caratteri siano valorosi!

Pubblicato da Franco

Prestazioni miracolose

febbraio 24th, 2010

Bassissime emissioni, efficienza aerodinamica, materiali ecocompatibili… non c’è che dire, KoCo2, in fatto di prestazioni, è all’avanguardia: ben 1.000 km, con un litro!
E con un libro? Questione d’una lettera soltanto e la conversione, in un amen, è fatta!
16.000 km al libro, questo è il record del mezzo di San Paolo, di certo meno aerodinamico, emissivo non so, ma più ecocompatibile e, forse, pure più comodo del supposto… prototipo.
In verità vi dico, Saulo non ebbe che quel carburante: la Parola.
E il bello è che i secoli passano, ma gli zoccoli duri – in fatto di libri – non cambiano di molto.

Pubblicato da Franco