Cibo per la mente, mente per il cibo

febbraio 7th, 2010

Che leggere sia cibo per la mente lo lasciamo dire alla recente campagna pubblicitaria del nostro governo (ne va ancora in onda qualche spot: chissà che qualche ritaglio di cultura colpisca anche loro). Noi ci occupiamo di scrivere: e anche quello è cibo per la mente.

Stavolta possiamo anche parlare di una mente per il cibo. Con soddisfazione: Andrea Veglio, uno dei nostri più giovani autori, ha vinto il primo premio della sezione enogastronomia al concorso I giovani scrivono il Piemonte, promosso dall’associazione Piemonte mese.

E così la Palestra, che è nata sul business writing, che si è già misurata con diverse sue varianti (technical writing, scientifical writing, political writing, academical writing, narrative business writing…), attraversa anche il confine del food writing. Negli Stati Uniti è una professione già affermata e prodiga di business: aziende specializzate, concorsi, siti che trattano di cultura del cibo. Ma cresce anche in Italia: un nome per tutti, il notissimo Esperya (è un caso di studio il suo “pacco del diffidente”. Fa il contrario di ciò che si predica nel web writing: cazzeggia, allude senza informare, tira per le lunghe, eppure ti tiene lì a leggere). Come pure Buonalombardia, che dà il suo contributo a sfatare il luogo comune della scrittura noiosa degli enti pubblici.

Congratulazioni ad Andrea, anche perché ci dà modo di segnalare ai giovani che amano la scrittura un’ulteriore possibilità di lavoro. Il food writer, infatti non scrive solo ricette: parla di cibo e di vita, e per farlo deve conoscere la materia (e le materie), conoscere i contesti del cibo, la sua storia, le sue ragioni e le sue regioni.
Qui l’articolo vincitore (pagine 6 e 7).

Pubblicato da Ale

Parole segrete

febbraio 7th, 2010

 

Non solo quelle custodite nei recessi dei potenti
e degli intimi,
e neppure le intonate nei conviti di ogni età,
lì a ricreare universi paralleli
d’arte e bellezza. 

Parole antiche centinaia di anni,
nate in Cina da donne analfabete,
nate come lingua della sopravvivenza
e diventate espressione di libertà:
Nushu,
linguaggio delle donne,
là dove la tradizione voleva fosse loro impedita ogni formazione,
ed essere lasciate in vita spesso era già il dono. 

Il 14 febbraio, quando da noi si martorierà San Valentino,
per il calendario lunare-solare cinese
sarà capodanno
e la più diffusa tivù privata della Cina trasmetterà
una leggenda:
pare che il primo manifesto anti-maschilista
dell’umanità sia stato scritto in Nushu
e racconti il dolore di una contadina che,
destinata suo malgrado al primo imperatore della dinastia Song,
ideò quella lingua per denunciare
“il dolore che mi impicca”
ma non smarrire  il contatto con la vita… 

Donne e imperatori, donne e uomini.
Allora, come ora, legate a un filo: un gesto, una parola,
un diniego.
Mai semplicemente donne innamorate.

Pubblicato da annalisa

Come in cielo, così in terra

febbraio 5th, 2010

C’è aria di cambiamenti nell’alto dei cieli!
In Nuova Zelanda, due femmine di Albatross reali (una di queste, mamma di uno splendido cucciolo) hanno messo su famiglia.
Il maschio s’è involato e… voilà! La nuova geometria familiare, è servita!
Da anni Battiato lo sostiene: gli uccelli “cambiano le prospettive al mondo”. Un vero augure, non c’è che dire.

Io, albatross rovesciato, aptero, goffamente uomo, da terra, non posso che invidiare certe aperture, tanto facili da (di)spiegare, altrove.

“Perchè delle due l’una: o si è convinti che la dimensione sessuale sia la dimensione fondante l’intero essere umano, e quindi in grado di esaurire ogni espressione e ogni legame affettivo, oppure si ritiene che ciò che lega due persone è un’attrazione che è sempre e prima di tutto intellettuale ed emotiva, cognitiva e comportamentale, e dunque solo dopo anche sessuale. Nel primo caso l’omosessuale è un “diverso per natura”, nel secondo caso è un’espressione tra le molte in cui l’affettività umana può esprimersi…”
Così Umberto Galimberti.

Io, mi limito ad augurare alla neo-coppia di… convolare presto a giuste nozze. , sembra si possa.

Pubblicato da Franco

NT => NET

febbraio 2nd, 2010

Cambiano le reti ma i pesci restano i-dentici…
La battuta (di spirito, ma anche di pesca…) è pessima. Tuttavia, la notizia, bisogna darla: è nata la chiesa digitale!
Perdonami visitatore n. X, ma questo post è personale, molto!
Ti chiedo scusa perchè so che tu, qui, vieni a cercar notizie, curiosità, magia… e non dovresti trovar sfoghi isterici o sciocchi sentimentalismi. Invece, ’sta volta te li becchi, dalla prima all’ultima lettera!
Sai? Ho pianto studiando le origini! Tra le tombe anonime dei protocristiani, nel sordo, sordido buio degli ipogei, nella vigile speranza e con l’infantile attesa del premio. Ho pianto, vagando tra le iscrizioni, nei piccoli castoni orfani d’antiche pietre. Ho sofferto per quei primi segni distintivi, attraverso le nascenti classificazioni e poi… “Basta!” (Lc 22,38)
E oggi non capisco proprio perchè il Padre, invece di cercarlo “nel segreto” della mia “camera e, chiusa la porta” (Mt 6,6) dovrei invocarlo così!

Pubblicato da Franco

Quella gioia disperata dello scrivere

gennaio 29th, 2010

«Se davvero avete voglia di sentire questa storia,
magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato,
e com’è stata la mia infanzia schifa [... ] e tutte quelle baggianate
alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne». 

Questo è l’esordio de Il giovane Holden

Tra le righe in ricordo di Jerome David Salinger
ce ne sono alcune che me ne restituiscono un ritratto definitivo,
inequivocabile,
e sono quelle scritte stamani su la Repubblica
da Gabriele Romagnoli. 

Dicono di un uomo assetato di conferme,
come tutti, fino a quando il suo capolavoro
non lo sopraffece
e gli rese pian piano chiara la differenza
tra scrivere per essere letti
e per assecondare il proprio daimon.

Dicono di un uomo con le sue infelicità e i suoi istinti,
come tutti, ma con un solo momento
che lo rende differente:

«uno solo in cui non si tortura per nulla,
non insegue niente e nessuno,
ma si concede un attimo di pura grazia
(e ogni uomo ne ha uno, ma a volte passa la vita
senza scoprirselo): è quando scrive.
J.D. Salinger che scrive,
non J.D. Salinger dentro un libro nelle tue mani».

In questa lettura,
che Salinger abbia passato il resto della sua vita nascosto
in mezzo al nulla,
se abbia o no riempito bauli di testi incompiuti o perfetti
è  ininfluente.
In questa lettura vince il rispetto,
a onta di ogni clamore.

Pubblicato da annalisa

Una sola parola…

gennaio 27th, 2010

Guerra: evento sociale e politico, generalmente di vaste dimensioni, che consiste nel confronto armato fra due o più soggetti collettivi significativi.

Questo è quello che ci insegna Wikipedia… ma è evidente che la pur esatta spiegazione asettica del termine è stata epurata del vero significato della guerra: morte, inutilità, distruzione.

Guerra è dolore, è sterminio, è un mare di macerie umane e di cemento, coperto dalla glassa della giusta causa.
Guerra è popolo in fuga, è rumore assordante di bombe, “intelligenti” al punto da scusarsi se le vittime sono cento… e ne erano state cacolate soltanto dieci.
Guerra è sei milioni e mezzo di ebrei, cancellati dalla faccia della Terra:

http://www.youtube.com/watch?v=JRY8CAWcch8&feature=related

Purtroppo, il giorno della Memoria non rimane nella Memoria di chi organizza, gestisce, causa, provoca:

Guerra in Afghanistan
Guerra in Algeria
Guerre civili in Angola
Guerra nei Paesi Baschi
Guerra in Burundi
Guerra a Cabinda
Guerra in Cambogia
Guerra a Casamance
Guerra in Colombia
Guerra in Darfur
Guerra in Congo
Guerra in Costa d’Avorio
Guerra a Timor Est
Guerra civile in Ossezia
Guerra civile in Guatemala
Guerra in Guinea-Bissau
Guerra ad Haiti
Guerra dei Hmong
Guerra in Iraq
Guerra tra Israelo-palestinese
Guerra in Kashmir
Guerra in Kyrgyzstan
Guerra in Kurdistan
Guerra civile in Liberia
Guerra civile in Nepal
Guerra nelle Filippine
Guerra in Ruanda
Guerra in Sierra Leone
Guerra civile in Somalia
Guerra civile in Sri Lanka
Guerra civile in Sudan
Guerra civile in Tajikistan
Guerra in Uganda
Guerra in Yemen
Guerra civile in Etiopia

24 milioni di corpi (sicuramente mentre scrivo il numero sarebbe già da variare…), martoriati, stuprati, seviziati, bruciati, riempiti di munizioni scaricate con leggera allegria.

Esseri umani  sparsi sottoterra, da qualche parte nel globo, che non hanno nemmeno la fortuna di essere ricordate da TV e giornali per un giorno.

Pubblicato da Massimo

Per non dimenticare…

gennaio 26th, 2010

“Il silenzio è il vero crimine contro l’umanità” – (Nadezhda Mandelstam)

 

27 GENNAIO 2010 – IL GIORNO DELLA MEMORIA DELLA SHOAH: IN RICORDO DELLO
STERMINIO E DELLE PERSECUZIONI DEL POPOLO EBRAICO NEI CAMPI DI CONCENTRAMENTO
NAZISTI:

http://www.youtube.com/watch?v=FGnKgoNBDX8

Son morto con altri cento, son morto ch’ ero bambino,
passato per il camino e adesso sono nel vento e adesso sono nel vento….

Ad Auschwitz c’era la neve, il fumo saliva lento
nel freddo giorno d’ inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento…

Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio:
è strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento…

Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento…

Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà…

Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà e il vento si poserà…

“La Canzone Del Bambino Nel Vento (Auschwitz)” di Francesco Guccini, cantata dai Nomadi

Pubblicato da Maria Rita

Accordi di programma

gennaio 25th, 2010

Dovrò farci il callo. Accettar che i calli… non servono più.

I got my first real six-string
Bought it at the five-and-dime
Played it till my fingers bled..
.
Era il 69 e il canto dell’estate, pare si sentisse scorrere sopra e sotto pelle!

Ma, now the times are changin’
Look at everything that’s come and gone…

E’ il ‘10 ed è inverno: muto.
Lisci, indenni, i polpastrelli disertano il metallo teso, per carezzar sensori. E’ il digitale, baby!

Chiamatemi nostalgico, ma gli strumenti acustici… li senti esistere sotto le dita, ti ascoltano e conoscono lingue dalle tinte calde.
Io, alle molle, preferisco i martelletti, al touchpad, le corde! E anche se diteggio su un Acer e non stringo una Montblanc, quando stampo qualcosa, godo a metterci la firma di pugno. Far scorrer la penna, nascere il Mio nome, come per Magia, una volta ancora.
Tracce di umanità, a piè di pagina. Una delle mie piccole forme di resistenza ad un progresso che incalza (e a tratti, incazza pure…)

Pubblicato da Franco

Musica e P(a)role

gennaio 20th, 2010

Il presagio mi attanaglia: falò di dischi e radio, brandelli di chitarre e pianoforti sparpagliati per le vie, silenzio ovunque. Tenetevi forte: la musica… fa ingrassare!
Ma non tutta e, pare, non tutti…
Alleggeriti, eh?
Vaticinio scansato, resta la realtà: la ripetitività di alcune linee melodiche di Mozart, rallentando il metabolismo, farebbe aumentar di peso i bimbi prematuri.
Anche la musica, come la parola… si fa carne.
Universi che, invero, da sempre vivono di inseguimenti e con-fusioni. E come per l’uovo e la gallina, chi sia nato prima (se il “discorso” o il canto), non è ancora cosa nota.
Il quesito incanta, la gara è aperta: … tutti all’opera!

Pubblicato da Franco

Egopatia dominante

gennaio 18th, 2010

Che Stefano Bartezzaghi sia un maestro si sa.
E nel Lapsus* di stamani definirlo arguto
è dire poco. Vi discorre dello stato del Montenegro
e del benefico caso che ha voluto gli fosse assegnato
il dominio Internet “.me“.

Quale azienda montenegrina
si perderebbe l’occasione di un allettante naming
che in autologo peana incantasse il navigatore
brandendolo tra le Scilla e Cariddi di un “write.me”,
“youand.me” e chi più ne ha
più ne metta?

Nessuna. A noi tocca, invece, quel puntuto “.it
che giusto giusto evoca Jackson (beat.it)
e scettici (idontbelieve.it).

E il “.tu”? Esiste il dominio .tu?
si chiede Bartezzaghi, e lì a snocciolare
ipotesi per siti di socializzazione (dammidel.tu),
amori musicali in corso (ancora.tu)
e garrule esortazioni (evaialcinevacci.tu).

Non esiste il dominio “.tu”,
o comunque nessuno lo occupa.
Strano mondo, il web, tutti a teorizzare di relazione
e, appena possibile, giù a pigolare un io io io io io…

 

* da «La Repubblica», 18/01/10, p.37
Pubblicato da annalisa