Mercoledì 24 febbraio nel corso della trasmissione Forte e Chiaro si è parlato di manifesti elettorali. Ospite della trasmissione Alessandro Lucchini che ci ha condotto in una carrellata di riflessioni linguistiche.
I manifesti elettorali funzionano esattamente come i manifesti pubblicitari. Inutile darne un giudizio di valore. A noi interessa valutarne l’efficacia.
Elementi importanti sono le parole chiave, quelle che aprono una via privilegiata nella comunicazione, anche in quella politica: sempre, futuro, diritti, fare, storia, cambiamento. Si lancia un prodotto nuovo nella continuità di una storia. Gli slogan cercano un aggancio attenzionale e, per questo, alle parole affiancano le facce.
Metterci la faccia diventa una specie di assicurazione aggiuntiva al messaggio scritto. La faccia, il visus, il viso, il video. La visione. Una bella faccia, una faccia pulita, la faccia di uno come noi. Un viso composto da centinaia di altri visi.
Il cambio di un’automobile per suggerire l’idea di un oggetto che si impugna, che si controlla. Immagini quasi più forti delle parole. Ma nella maggior parte dei casi visi e promesse; visi e programmi, visi e buone intenzioni.
Spesso una marmellata buona per tutti i palati. Gli slogan più efficaci, non a caso, spesso sono quelli a più forte connotazione ideologica. La lega per esempio si rivolge al suo elettorato con parole molto mirate. Un messaggio customer oriented. Riconoscibile, che conferma l’appartenenza a una comunità.
E i manifesti che utilizzano il non? Bacchettati. Una negazione invita quasi a fare proprio ciò che nega. Cosa vi viene voglia di fare davanti a un cartello con scritto “VIETATO FUMARE”?
Forse a pensarci bene viene un po’ di nostalgia pensando al vecchio manifesto che recitava “Nel segreto dell’urna Dio ti vede, Stalin no”. Prodotto del suo tempo certo, ma che bella fantasia.
Pubblicato da
Geraldine