Il libro di sabbia

Funes l’avrebbe giudicato inutile.
Lui che “verso il 1886 aveva sviluppato un sistema originale di numerazione e che in pochissimi giorni aveva superato il numero di ventiquattromila”.
Lui che “non l’aveva scritto, perché quello che aveva pensato una sola volta non si cancellava mai più”.
No, a Ireneo Funes non servivano stampelle per la memoria, né tracce.
Lui che “due o tre volte aveva ricostruito un giorno intero” e a cui “ogni ricostruzione aveva richiesto un giorno intero”.
Funes morì nel 1889 e il mio ricordo di lui è ormai fiacco…
Orme, sopravvivono qui. Passi fruscianti, segni, echi perduti.
Nei deserti della solitudine, dimenticar le parole è come sfogliar la sabbia. Canta il vento tra le dita, maglie d’un setaccio che non si chiude. Vibrano per simpatia solo le corde più sord(id)e…

Pubblicato da Franco

2 Risposte da “Il libro di sabbia”

  1. annalisa Dice:

    “Poteva ricostruire tutti i sogni dei suoi sonni, tutte le immagini dei suoi dormiveglia
    ma essere sopraffatto dai ricordi. Con i ricordi, il dolore.
    Incipit Vita Nova, invece: Ecce deus fortior me, qui veniens dominabitur mihi.

  2. Franco Dice:

    Il Vostro commento mi porta certa beatitudine… o almeno così m’appare :-)

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