Epopee

Leggo divertita uno scambio di e-mail
con colleghi e amici.
Mi soffermo sulla coloritura gergale,
e rifletto su come anche gli idiotismi
spesso rispondano alla mai celata propensione
a “maschio è bello”. 

Figa, gnocca, e simili
si dicono di donna attrezzata
in bellezze più o meno recondite,
cervello compreso.
Per estensione, tali voci genitali
sono anche estese agli uomini meritevoli
d’approvazione.

Invece il discorso si differenzia nel genere
se gli epiteti connotano limiti:
racchia, gallina, e simili,
ma minchione, testa di cazzo, coglione,
e tutte le variabili diatopiche, diafasiche,
diastratiche.

Come dire: un uomo, anche quando ingiuriato
o autoingiuriantesi,
è comunque facile continui ad aggrapparsi
al campo semantico sessuale,
e sempre per accrescitivo:
raro un minchietta, tanto per dire.

Ecco le nerborute panacee consolatorie:
cazzone,
ma vuoi mettere la sottesa suggestione?

Pubblicato da Annalisa

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4 Risposte da “Epopee”

  1. Mario Dice:

    Certo Annalisa che, a livello storico, ricordo più volentieri Carlo Martello che Pipino il Breve ma, altrettanto piacevolmente, preferisco Penelope a… Elena di Troia.

  2. annalisa Dice:

    Perfetto, Mario: avvalori l’assioma ;-)

  3. Marcello Dice:

    Giusto per proseguire il discorso, ricadono nel campo semantico sessuale anche epiteti che si riallacciano al terrorismo pedagogico d’altri tempi, come “segaiolo” e l’equivalente nel vernacolo barese “tr’mon”, indicanti persone irresolute e/o con deficit intellettivi imputati a eccessi autoerotici.
    Nella lingua parlata, i termini spregiativi di cui sopra hanno perso l’originaria collocazione di genere (maschile); estensione non avvenuta, invece, per “mezza sega” (detto di ragazzo o uomo gracile ).

  4. annalisa Dice:

    Marcello, che piacere leggerti, innanzi tutto!
    E poi: grazie. Anche per l’evidenza del valore dei tuoi commenti ;-)

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