Epopee
Leggo divertita uno scambio di e-mail
con colleghi e amici.
Mi soffermo sulla coloritura gergale,
e rifletto su come anche gli idiotismi
spesso rispondano alla mai celata propensione
a “maschio è bello”.
Figa, gnocca, e simili
si dicono di donna attrezzata
in bellezze più o meno recondite,
cervello compreso.
Per estensione, tali voci genitali
sono anche estese agli uomini meritevoli
d’approvazione.
Invece il discorso si differenzia nel genere
se gli epiteti connotano limiti:
racchia, gallina, e simili,
ma minchione, testa di cazzo, coglione,
e tutte le variabili diatopiche, diafasiche,
diastratiche.
Come dire: un uomo, anche quando ingiuriato
o autoingiuriantesi,
è comunque facile continui ad aggrapparsi
al campo semantico sessuale,
e sempre per accrescitivo:
raro un minchietta, tanto per dire.
Ecco le nerborute panacee consolatorie:
cazzone,
ma vuoi mettere la sottesa suggestione?


giugno 3rd, 2010 at 8:06 am
Certo Annalisa che, a livello storico, ricordo più volentieri Carlo Martello che Pipino il Breve ma, altrettanto piacevolmente, preferisco Penelope a… Elena di Troia.
giugno 4th, 2010 at 11:19 pm
Perfetto, Mario: avvalori l’assioma
giugno 14th, 2010 at 2:51 pm
Giusto per proseguire il discorso, ricadono nel campo semantico sessuale anche epiteti che si riallacciano al terrorismo pedagogico d’altri tempi, come “segaiolo” e l’equivalente nel vernacolo barese “tr’mon”, indicanti persone irresolute e/o con deficit intellettivi imputati a eccessi autoerotici.
Nella lingua parlata, i termini spregiativi di cui sopra hanno perso l’originaria collocazione di genere (maschile); estensione non avvenuta, invece, per “mezza sega” (detto di ragazzo o uomo gracile ).
giugno 14th, 2010 at 9:10 pm
Marcello, che piacere leggerti, innanzi tutto!
E poi: grazie. Anche per l’evidenza del valore dei tuoi commenti