Non è una coperta

Scalfari e i nuovi barbari,
stasera su Otto e mezzo,
ci han ricordato tra le idee anche il globish,
il nuovo inglese che in 1.500 parole
condenserebbe le 7 mila di un tabloid popolare,
le 40 mila di un giornale colto,
il mezzo milione di un buon dizionario
e il milione dell’inglese tradizionale.

Già, perché il global english,
usato correntemente da 4 miliardi di persone,
rudimentale, semplificato, all’osso,
con le sue millecinquecento parole abbatte barriere
e divisioni, e fa c o m u n i c a r e!

Come comunichi in millecinquecento parole
però, sì: vale la pena chiedertelo.
Comunichi sintassi semplici e pensieri fatalmente poco articolati
per dirla come Bartezzaghi, qualche giorno fa, su Repubblica.

Dell’equivalenza parole = pensieri
qui parliamo spesso,
e non ho voglia di tornarci, ora
che l’esame di maturità sta per scoccare.
Ci penserò domani,
quando leggerò le tracce
e come ogni anno vedrò facce lì fatalmente accaldate a cercare
pensieri e parole.

Sì, perché invece del solito, compulsivo, inutile
smanettamento alla ricerca della traccia che non c’è,
mi piacerebbe casomai che i maturandi si dessero
magari una ripassata al dizionario, qua e là,
tra un abbaglio e uno zufolo,
per intrecciare qualche filo di parole, qualche rete neuronale,
qualche testo, che poi è tessuto,
ma non è una coperta, e
a maneggiarlo non ti scoprirà i piedi.
Giuro.

Pubblicato da Annalisa

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4 Risposte da “Non è una coperta”

  1. Franco Dice:

    Avrei voluto commentare… e lo faccio :-)

    “Ciò che possiamo definire (e che definiamo) è per noi più accessibile di ciò che non lo è. Chi possiede termini separati per i colori arancione e giallo riconosce e ricorda questi due colori in modo migliore di chi ne ha uno solo per definirli entrambi”.

    “Se a un gruppo di persone si fa apprendere una serie numerica che definisca una varietà di nove tonalità di grigio, distinguerà tra questi toni meglio di un gruppo a cui la stessa serie non sia stata insegnata”.

    “Ogni nome diviene una sorta di affinatore selettivo della nostra attenzione”.

    Chi volesse approfondire, sprofondi qui

    Postrepitoso, Annalisa!

  2. gabriella Dice:

    a proposito di matura e di tracce, ecco un pensiero che gira tra le mail di amiche in Rete: ‘Evviva per l’ennesimo anno in nessuna traccia c’è “traccia” di una riflessione femminile,di uno sguardo di Margherita Hack, di Maria Zambrano,di Hannah Arendt,di Caterina da Siena,di mille altre sapienti. Ma hanno scritto solo uomini nella nostra storia presente e passata su piacere,arte ,astronomia,felicità,politica !!!!!???
    Nei testi poi compaiono sempre e solo quei termini UOMINI ritenendo di includere uomini e donne. E poi IL CANDIDATO, ma non ci sono anche allieve a sostenere la prova?
    Ancora dobbiamo imparare da altre lingue a nominare i due generi !
    Non sono bizzarrie da femminista sapete,sono insegnante da quasi 40 anni e so bene cosa significhi nella crescita di giovani ragazze e ragazzi identificarsi ,saper riconoscere la parzialità del proprio punto di vista, ma nominandolo però, non con un presunto neutro che è poi solo maschile. Uffa.Tonie Settembri UDI Novara’…
    Ne verremo mai fuori da questo apartheid ? avremo mai il diritto di esistere? O si ricorderanno di noi solo per mandarci in pensione 5 anni dopo, noi che in 5 anni ne viviamo 20 e che abbiamo anche il diritto di essere stanche?

  3. annalisa Dice:

    Due commenti preziosi che aprono il discorso in più direzioni:

    Franco, le citazioni che riporti fanno venir voglia di lasciarsi avvolgere dall’approfondimento, sì,
    e metto il libro che consigli tra quelli che leggerò presto! Grazie.

    Gabriella, tu e l’amica avete ragione! Che la burocrazia si muova ancora sui cliché (Il candidato) mi indigna, ma relativamente, ché so esserlo uno dei suoi più ovvi limiti.
    Viceversa mi turba la totale assenza di testimonianze femminili, questo sì, anche se -a dire il vero- non mi ha turbata quanto ha fatto, ieri, la lettura del “leader” Benito Mussolini in apertura di un saggio che voleva essere accattivante per i giovani (“Il ruolo dei giovani nella storia e nella politica. Parlano i leader”) e – per giunta – declamante in un discorso pronunciato dal duce stesso al Parlamento Italiano dopo (e a giustificazione de) il delitto Matteotti.
    Ovvio che un turbamento non esclude l’altro: si assommano…

    (Mi è sfuggito sopra, infatti, un accattivante. Ma inteso come “che rende prigioniero”.
    Appunto)

  4. annalisa Dice:

    E, per riprendere un attimo l’elogio del dizionario,
    consiglio questa lettura (La lingua padre ;-) )
    che – tra l’altro- sempre per parlar di maturità, richiama l’analisi del testo, quella di ieri, dedicata a Primo Levi e, innocentemente, alla “sorta di fata morgana nella direzione della sapienza”, così come lui definisce la passione del leggere…

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