Serendipità (caso 2)
Ritorno dopo un periodo di colpevole assenza (e me ne scuso) stimolato nuovamente dagli abbinamenti dettati dal caso, assolutamente non ricercati.
Venerdì scorso rientravo in Polonia, e approfittavo del volo per leggere (finalmente su carta!) un quotidiano. E i titoli che balzavano all’occhio erano i consueti: “Allargare il lodo Alfano”, “Proteggere il premier”, “Legge bavaglio”, “Caso Brancher” e così via. Cose purtroppo trite e risapute, ma che sempre fanno riflettere su questo tentativo di modificare lo stato delle persone da “cittadino” a “suddito” (forse il refuso nella dichiarazione di indipendenza americana è più di un lapsus fraudiano).
Ed ecco che l’Ipod inizia a suonare “Storia di un impiegato” di Fabrizio De André, un disco del 1973, e va alla canzone “Sogno numero due”, che si conclude con queste parole:
Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
E come al solito, in tutti questi casi di serendipità, ho sentito uno strano brivido percorrermi la schiena…
Pubblicato da Claudio
