Uno su cinque non ce la fa…

Nelle scuole superiori, uno (studente?) su cinque, è malato di bullismo.
Stronzetti che, tra i b(r)anchi, fan sfoggio di mascolinità da poco, da troppo!

Esco da un ottimo libro. Ci ho letto che è variabile, la mascolinità.
In sintesi, la lingua italiana distingue maschilità da mascolinità. Maschilità è la partecipazione a caratteri fisiologicamente e tradizionalmente propri del maschio, mascolinità è un attributo definito dalla presenza di caratteri spiccatamente maschili.
Qualità e quantità insomma: la prima definisce il modo, la seconda l’intensità. Tuttavia, la mascolinità sembra esser l’unica modalità con cui la maschilità riesce ad esprimersi! Si può esser maschi, uomini… ma non virili.
L’autore osserva che ogni epoca e cultura mostra il suo ideale di virilità per mostrare l’inadeguatezza, l’imbarazzo o l’imbranataggine di gran parte degli uomini a questo ideale.
Ma attenzione alla chiusa… nella definizione di femminilità c’è la stessa idea di gradiente, mentre è assente il vocabolo “femminità” che dovrebbe definire una condizione “stabile” e quasi archetipica, come se le donne fossero donne già nelle loro fluttuazioni di genere.

Pubblicato da Franco

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4 Risposte da “Uno su cinque non ce la fa…”

  1. annalisa Dice:

    Franco, che dire? questo discorso sulla femminità e maschilità credo meriti approfondimenti…
    Amiche studiose del linguaggio di genere, se qualcuna di voi è sintonizzata può accogliere l’imput?

  2. Franco Dice:

    Beh, a Te, Annalisa!
    I tuoi post sono talmente splendidi, che richiamarli è impreziosire… è impreziosirsi.
    Scrivi :-)

  3. gabriella Dice:

    negli ultimi 8 giorni sono state ammazzate in Italia 10 donne: gli as sassini sono giovani neolaurati, impiegati, operai,padri, fidanzati. Un unico filo li lega: sono uomini. Sono uomini a cui non è stato insegnato il rispetto per la persona e la libertà di scelta di ciascuno/a. Uomini ai quali non è stato fornito il bagaglio culturale necessario per elaborare una sconfitta, un fallimento personale, a rassegnarsi. Alle bambine questo viene insegnato…da subito. In balia di se stessi, non hanno saputo fa altro che annientare e a volte annientarsi non prima di aver compiuto il loro atto mortale e definitivo: forte il bisogno di ’scrivere’ l’ultima parola, con violenza inaudita. La sfida, in tutte le culture e a tutte le latitudini è di accompagnare ciascun individuo a trovare il modo di realizzare se stessi, forti delle proprie inclinazioni e consapevoli delle proprie capacità (e energie!), di saper individuare e ridurre le paure, imparare dagli insuccessi, rielaborare le emozioni ecc.ecc…..ma ci troviamo in mondo di squilibrio esistenziale, che si scandalizza (e nulla più) e reprime (a parole) quei comportamenti che invece tollera, induce e a volte premia chi li ‘agisce’: che dire del giudice (maschio) che assolve il marito violento di una donna maltrattata ma che possiede un carattere ‘forte’???? se rubiamo a uno ricco il reato è minore?

  4. annalisa Dice:

    Scrivere l’ultima parola, dici tremendamente bene…

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