Attenzione all’acquitrino
Tra le risorse della nostra lingua,
le polirematiche,
gruppi di parole che assumono significati nuovi
rispetto ai singoli lemmi che li compongono,
spiccano per duttilità.
L’acqua,
vitale, preziosa sempre,
in questi giorni di afa
ancor più bramata,
evoca le rispettive polirematiche,
tutte abbastanza note
da passare inosservate,
anche se - sotto sotto - di rado rassicuranti.
Dall’acqua-aria missilistico
alla malcerta acqua cheta,
ché un’acqua tofana,
venefica pozione arsenica,
neanche la vogliamo considerare,
non sfuggano le possibili insidie
della naturalezza acqua e sapone
che, dove ostentata, spesso puzza,
o, assai peggio,
della scivolata nell’acqua fresca:
mai assuefarsi ai discorsi inconcludenti
nonostante esempi a profluvi.
Così, in tempi risolutamente sospetti,
anche la locuzione acqua in bocca
si fa infida,
e pure i pesci, proverbialmente muti,
collaborano.
È infatti grazie a recenti registrazioni subacquee
che il biologo marino Shahriman Ghazali ha dimostrato
che anche i pesci parlano.
Non tutti, è vero:
ma almeno i più sanno ascoltare.


luglio 14th, 2010 at 6:32 am
Brillanti riflessioni, come scaglie d’acqua marina…
luglio 15th, 2010 at 12:14 am
Approfitto con piacere della tua arguta leggerezza per una salutare rinfrescata grammaticale.
Non sia mai che un giorno mi unisca a quanti immaginano una regata di polirematiche sul Canal Grande o che si lasciano andare a scurrili riti apotropaici temendo si tratti di una grave forma di infiammazione reumatica.
luglio 15th, 2010 at 10:54 am
Ahahhahahhahahah! Marcello, scurrili riti apotropaici è ganzissimo
Ho immantinente visualizzato la sudata regata di polirematiche, ehehehheh, grazie!
Franco, uh, mi leggi appuntita?