La ninna nanna di Ilse

In occasione della Giornata della Memoria, appena trascorsa, voglio condividere con voi una struggente poesia di ILSE WEBER, intellettuale ceca di formazione tedesca, autrice affermata di letteratura per bambini e programmi radiofonici dove era solita recitare fiabe, prigioniera nel ghetto di Theresiendtadt. Arrivata ad Auschwitz, al capolinea del treno su cui ella era salita volontariamente per non abbandonare i piccoli malati dei quali volle occuparsi a Theresiendtadt e pienamente consapevole della sorte che l’attendeva, venne riconosciuta da un detenuto che, vedendola consolare i suoi bambini messi in fila davanti alle docce, le si avvicinò. Proprio a lui Ilse chiese: “È vero che possiamo fare la doccia dopo il viaggio?”. Egli non volle mentirle e rispose: ”No, questa non è una doccia, è una camera a gas e ora ti do un consiglio. Ti ho spesso sentito cantare nell’infermeria. Entra con i bambini cantando nella camera a gas il più in fretta possibile. Siediti con i bambini per terra e continua a cantare. Canta con loro ciò che hai sempre cantato. Così inalerete il gas più velocemente, altrimenti verrete uccisi dagli altri quando scoppierà il panico”. La reazione di Ilse fu strana. Rise, come assente, abbracciò uno dei suoi bambini e disse: “Allora non faremo la doccia”.

La canzone che cantò insieme al figlio Tommy e agli altri bambini quel 6 ottobre 1944, entrando nelle docce della morte fu una sua ninna nanna: Wiegala. Da quel giorno, questa ninna nanna venne cantata da altri bambini prima di entrare nei gas di Auschwitz e rimase nella memoria dei
sopravvissuti come simbolo del massacro degli innocenti.

 

Piccola ninna nanna

La notte s’insinua pian piano nel ghetto
nera e muta.
Prendi sonno, scorda il mondo tutt’intorno.
Abbandona al mio braccio il tuo capo piccino,
si dorme di gusto e al caldo con la mamma vicino.
Dormi, di notte tanto può avvenire,
di notte tutto l’affanno può svanire.
Figlio mio, vedrai:
un giorno, al tuo risveglio, la pace troverai.

 

 

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Pubblicato da Maria Rita Stefanini

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