La congiura per la vittoria (o per la sconfitta)

Le recenti vicende costituzionali, elettive o meno, sollecitano a condividere alcune considerazioni che, da semplice cittadino che osserva e compartecipa come può alla vita e alla gestione della res publica, mi sono – fisiologicamente – sovvenute. La lettura, l’ascolto, la visione delle notizie di questi giorni (e mesi) mi ha fatto notare che, tra tutte le speculazioni che nei secoli vantano una costante e perenne longevità, il primato spetta, senza “ombra” di dubbio, alla teoria del complotto: può giustificare tutto e il contrario di tutto, il potere o la sua mancanza; la corruzione o la sua assenza (anche per volere e grazia di ciò che non esiste, la mafia); i compromessi o le divisioni ma, più ancora, la sconfitta o la vittoria alle elezioni. Nei corsi e ricorsi storici, svuotati in parte del loro significato originario, e riempiti delle svariate esigenze dell’editorialista di turno o di chi questo rappresenta o pensa di rappresentare, si vanno trovando persino le motivazioni che hanno impedito, tra i “papabili”, l’elezione di un diverso Presidente della Repubblica. Ammettiamo, in assenza di prove o a causa di una loro evanescenza logica (ma forse non storica), che nulla sia dovuto al Bilderberg, agli occhi, ai grembiulini vari o a qualcosa di simile. Come giustificare, allora, scacchi matti, defenestrazioni in corso d’opera (senza il materiale di Praga ad attutire il colpo) e, soprattutto, rimozioni di ostacoli che, sino a qualche anno fa, sarebbero apparsi e avrebbero costituito limiti invalicabili? Bravura, strategia, comunicazione, intelligenza sono qualità che in Italia non sono mai mancate anche se, quando c’erano, difficilmente riuscivano a condensarsi attorno a un unico polo di consenso. Oppure non potevano farlo, mancavano le forze. Ragionando nell’ottica più illuminata possibile (nel senso di razionale, ovviamente), ciò che più sconvolge, in questo caso (e spero, mi auguro e intendo in senso positivo), è che nessuna cospirazione sia riuscita a fermare l’ascesa del nostro attuale Presidente del Consiglio che espone, impone (persuade), frappone e, dicono, dispone. Be’, a questo punto, mancando un Peppone ma non avendo trovato ancora un Don Camillo (Imposimato con buona pace di Aldo Grasso, vedi http://www.corriere.it/politica/15_febbraio_01/quirinale-paese-complotti-giu-dal-colle-cbea4dc8-a9df-11e4-a06a-ec27919eedf1.shtml non ha ancora – udite, udite! – gridato al complotto), che qualcosa di vero ci sia?

Pubblicato da Mario

1 Risposta da “La congiura per la vittoria (o per la sconfitta)”

  1. Oreste Dice:

    Una ventata d’aria nuova sulle vecchie ceneri ancora fumanti. Grazie, continuate così, ma attenti… ai lupi!

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