Delle storie degli altri mi colpisce il rumore.

Delle storie degli altri mi colpisce il rumore; mi piace quando scrivono di voci nei portoni, dello schiocco di due dita, di una cosa che cade e fa fran’. Mi piace che per dire quei rumori scelgano  impasti di lettere che non avrei pensato mai. Me lo chiedevo anche prima, prima che per me diventasse importante, che suono facessero i pensieri in altre teste, su altri corpi, con meccaniche tutte loro di equilibrio e passi.  Mi piace anche, delle storie degli altri, l’odore che senti come di case nuove, un odore di legno tagliato e cartone e scotch. Mi piace il coraggio che lascia l’impronta in una spaziatura di troppo, che a tradurla significa “qui c’è un respiro, forse tu pensi di no, ma io lo sento e lo devo lasciare”. E mi piace quella linea tutta uguale di inchiostro che prosegue da un foglio all’altro, da un paragrafo all’altro, da ogni fine ad ogni inizio, in un dispiegarsi perpetuo di “E poi” che ci lega tutti.

E poi sputai lontano.

E poi restò in silenzio.

“E poi la mette con tutto”.

E poi fu chiamata Sole.

E poi chiederà “quanto ci è costato?”

“E poi mi chiami?”

E poi disse “vaffanculo”.

E poi decise di non sparare.

E poi pensai che fosse ora.

E poi no.

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(*il tema del concorso – Caratteri di donna e di uomo 2017 – è il viaggio, iniziamo a pensarci?)

Pubblicato da bianca

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