luglio 27th, 2010
Ho iniziato nel 2004 e, di smettere, non ho alcuna intenzione!
All’attivo 18 buchi, per un totale di 8.100 cc.
Sono un donatore.
La scelta di diventarlo ne segue altre, responsabili, che ho compiuto nella “maturità”.
Tra esse, gli studi.
Pochi gli insegnanti che ci avrebbero scommesso. Fui un pessimo alunno.
E certe notti capita di riviver le antiche ansie. Mi sveglio scosso, sognando le verifiche e i patetici tentativi di sfuggirvi … ripieghi so(m)mari.
A voler pre-giudicare, si sarebbe potuto dire: come cavar sangue da una rapa.
Ma torniamo al “succo”. Prima d’ogni donazione si compila un questionario.
Compilato tutto?
Certamente. Sa, sono otto anni che vengo a donare… tenga.
Otto anni? Complimenti! Ce ne fossero di persone come lei! Mi dia il braccio per favore.
La ringrazio. Le dirò di più, da un po’ sto tentando di sensibilizzare anche il mio compagno…
Compagno?
Si, perché?
Mi scusi, lei non può donare. Lei fa parte di una categoria “a rischio” a prescindere, capisce?
Francamente, no.
A voler pre-giudicare, si direbbe: come cavar sangue da un finocchio…
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Franco
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luglio 22nd, 2010
“I racconti della CSR”, concorso per studenti universitari e neolaureati, è un’iniziativa che rientra nello Spazio Giovani organizzato da “Dal Dire al Fare”, il Salone della Responsabilità Sociale d’Impresa, che si svolgerà all’Università Bocconi il 28 e 29 settembre.
Il concorso prevede la scrittura di un racconto breve (max. 4.000 battute, testo originale) sulle tematiche della Responsabilità Sociale d’Impresa. La scadenza per l’iscrizione (gratuita) è il 31 luglio mentre il racconto dovrà essere inviato via mail all’indirizzo koinetica@koinetica.net entro il 10 settembre.
Per maggiori informazioni www.daldirealfare.eu (sezione Spazio Giovani).
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Anna
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luglio 19th, 2010
Jasvinder Sanghera è una donna. Anche Robina lo era… prima di spegnersi la vita, bruciandosi viva. Jasvinder e Robina erano sorelle.
“Ieri” Jasvinder ha fondato un sito, oggi esce il suo libro. E “domani”?
Domani, speriamo di coglierne i frutti, quelli maturi… (ri)gettando i marci.
(PALIN)GENESI
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole… (Gn 2,21)
Tra le definizioni di costola, si legge “…di coltello od oggetti simili, la parte opposta al taglio”.
La donna viene a comporre la ferita (mortale) inferta all’uomo, lo salva, gli rende la vita.
L’uomo che non la rispetti, rinnega se stesso. E’ proprio egli a dichiarare:
“Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa…”
(Gn 2,23)
Dirò di più: l’uomo, solo, non è che cenere.
Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo… (Gn 2,7)
E ciò, spero, con buona pace d’ogni esegeta…
EDEN
Cuba è un giardino incantevole. Ci ho visto lavorare il tabacco (il migliore al mondo).
Una volta raccolte, le foglie vengono essiccate. Le si fa fermentare e, una volta umidificate, le si avvia alla lavorazione vera e propria: diverranno puros!
Prima dell’arrotolatura, tuttavia, vengono private della nervatura centrale. Si incide, si amputa e la si getta via. Al processo, non serve più.
Questo rito si chiama scostolatura… ma parliamo di sigari!
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Franco
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luglio 13th, 2010
Tra le risorse della nostra lingua,
le polirematiche,
gruppi di parole che assumono significati nuovi
rispetto ai singoli lemmi che li compongono,
spiccano per duttilità.
L’acqua,
vitale, preziosa sempre,
in questi giorni di afa
ancor più bramata,
evoca le rispettive polirematiche,
tutte abbastanza note
da passare inosservate,
anche se - sotto sotto - di rado rassicuranti.
Dall’acqua-aria missilistico
alla malcerta acqua cheta,
ché un’acqua tofana,
venefica pozione arsenica,
neanche la vogliamo considerare,
non sfuggano le possibili insidie
della naturalezza acqua e sapone
che, dove ostentata, spesso puzza,
o, assai peggio,
della scivolata nell’acqua fresca:
mai assuefarsi ai discorsi inconcludenti
nonostante esempi a profluvi.
Così, in tempi risolutamente sospetti,
anche la locuzione acqua in bocca
si fa infida,
e pure i pesci, proverbialmente muti,
collaborano.
È infatti grazie a recenti registrazioni subacquee
che il biologo marino Shahriman Ghazali ha dimostrato
che anche i pesci parlano.
Non tutti, è vero:
ma almeno i più sanno ascoltare.
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Annalisa
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luglio 12th, 2010
Nelle scuole superiori, uno (studente?) su cinque, è malato di bullismo.
Stronzetti che, tra i b(r)anchi, fan sfoggio di mascolinità da poco, da troppo!
Esco da un ottimo libro. Ci ho letto che è variabile, la mascolinità.
In sintesi, la lingua italiana distingue maschilità da mascolinità. Maschilità è la partecipazione a caratteri fisiologicamente e tradizionalmente propri del maschio, mascolinità è un attributo definito dalla presenza di caratteri spiccatamente maschili.
Qualità e quantità insomma: la prima definisce il modo, la seconda l’intensità. Tuttavia, la mascolinità sembra esser l’unica modalità con cui la maschilità riesce ad esprimersi! Si può esser maschi, uomini… ma non virili.
L’autore osserva che ogni epoca e cultura mostra il suo ideale di virilità per mostrare l’inadeguatezza, l’imbarazzo o l’imbranataggine di gran parte degli uomini a questo ideale.
Ma attenzione alla chiusa… nella definizione di femminilità c’è la stessa idea di gradiente, mentre è assente il vocabolo “femminità” che dovrebbe definire una condizione “stabile” e quasi archetipica, come se le donne fossero donne già nelle loro fluttuazioni di genere.
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Franco
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luglio 5th, 2010
Ritorno dopo un periodo di colpevole assenza (e me ne scuso) stimolato nuovamente dagli abbinamenti dettati dal caso, assolutamente non ricercati.
Venerdì scorso rientravo in Polonia, e approfittavo del volo per leggere (finalmente su carta!) un quotidiano. E i titoli che balzavano all’occhio erano i consueti: “Allargare il lodo Alfano”, “Proteggere il premier”, “Legge bavaglio”, “Caso Brancher” e così via. Cose purtroppo trite e risapute, ma che sempre fanno riflettere su questo tentativo di modificare lo stato delle persone da “cittadino” a “suddito” (forse il refuso nella dichiarazione di indipendenza americana è più di un lapsus fraudiano).
Ed ecco che l’Ipod inizia a suonare “Storia di un impiegato” di Fabrizio De André, un disco del 1973, e va alla canzone “Sogno numero due”, che si conclude con queste parole:
Ascolta
una volta un giudice come me
giudicò chi gli aveva dettato la legge:
prima cambiarono il giudice
e subito dopo
la legge.
Oggi, un giudice come me,
lo chiede al potere se può giudicare.
Tu sei il potere.
Vuoi essere giudicato?
Vuoi essere assolto o condannato?
E come al solito, in tutti questi casi di serendipità, ho sentito uno strano brivido percorrermi la schiena…
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Claudio
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giugno 25th, 2010
In musica si dicono variazioni (su un tema). Le mie preferite? Di Bach, le Gouldberg!
(in realtà Goldberg, ma Glenn Gould le suonava in modo da… con-fondere)
In sostanza, c’è un’aria, semplice, chiara, intelligibile. La si propone, poi la si “rielabora”.
Le variazioni possono toccare qualsiasi aspetto del tema di partenza: ritmo, armonia, melodia…
Sui giornali, di variazioni, se ne trovano parecchie. Di temi, ben trattati, pochini.
Come direbbe Gaber… manca l’aria.
Niente succo, insomma.
In compenso, gossip a go go: Lupi che scampanella, Di Pietro che dorme al suo posto nell’emiciclo, Bondi (vero stacanovista…) che non ha mai abbandonato il suo posto al banco del governo.
Tra media e mediocri, la scelta è dura.
Il punto è che i problemi da affrontare sono veri, seri… e neri!
Per prima cosa, gradirei definissero cosa intendono con termini quali crescita e sviluppo.
Guardando mia figlia crescere e svilupparsi, penso a tutto fuorché a questioni “dimensionali”.
Infine, ci dicano che fine farà la cultura, ché se ritengono non sia un ganglio dell’Italia, tengan conto almeno che “due cazzatine” le abbiamo…
Comunque Tremonti è stato perentorio: chi ha di più, dia di più!
Ministro, prego.
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Franco
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giugno 21st, 2010
Scalfari e i nuovi barbari,
stasera su Otto e mezzo,
ci han ricordato tra le idee anche il globish,
il nuovo inglese che in 1.500 parole
condenserebbe le 7 mila di un tabloid popolare,
le 40 mila di un giornale colto,
il mezzo milione di un buon dizionario
e il milione dell’inglese tradizionale.
Già, perché il global english,
usato correntemente da 4 miliardi di persone,
rudimentale, semplificato, all’osso,
con le sue millecinquecento parole abbatte barriere
e divisioni, e fa c o m u n i c a r e!
Come comunichi in millecinquecento parole
però, sì: vale la pena chiedertelo.
Comunichi sintassi semplici e pensieri fatalmente poco articolati
per dirla come Bartezzaghi, qualche giorno fa, su Repubblica.
Dell’equivalenza parole = pensieri
qui parliamo spesso,
e non ho voglia di tornarci, ora
che l’esame di maturità sta per scoccare.
Ci penserò domani,
quando leggerò le tracce
e come ogni anno vedrò facce lì fatalmente accaldate a cercare
pensieri e parole.
Sì, perché invece del solito, compulsivo, inutile
smanettamento alla ricerca della traccia che non c’è,
mi piacerebbe casomai che i maturandi si dessero
magari una ripassata al dizionario, qua e là,
tra un abbaglio e uno zufolo,
per intrecciare qualche filo di parole, qualche rete neuronale,
qualche testo, che poi è tessuto,
ma non è una coperta, e
a maneggiarlo non ti scoprirà i piedi.
Giuro.
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Annalisa
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giugno 20th, 2010
Come quando il sole sarà sul punto di spegnersi,
quando gli uomini si diranno l’un l’altro,
Stiamo perdendo la vista, senza sapere che gli occhi,
a loro,
non servono più a niente.
Così i suoi, ora. Spenti.
Accese, restano le sue pagine, tra le più magiche che conosca…
Inchiodati alla punteggiatura,
a pe(n)sar le frasi: troppo brevi, troppo l u n g h e.
Poi lo si incontra e…
Del suo corpus? Beh, prendete e leggetene tutti.
Se fossimo così imprudenti, o così audaci, come le farfalle,
le falene e altri lepidotteri, e ci lanciassimo nel fuoco
tutti insieme, la specie umana in blocco, può darsi
che una combustione così enorme, un simile
chiarore, attraversando le palpebre di Dio,
lo desterebbe dal suo sonno letargico,
troppo tardi per conoscerci, questo
è vero, ma ancora in tempo per
vedere il principio del nulla,
dopo la nostra scomparsa.
Adeus José
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Franco
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giugno 18th, 2010
I parlamentari europei percepiscono decine di migliaia di euro per legiferare sul sesso degli angeli. Adesso hanno deciso che le confezioni di Nutella dovranno riportare un’indicazione simile a quella presente sui pacchetti di sigarette: “Nuoce gravemente alla salute”. A parte il fatto che anche dopo aver mangiato tre chili di sanissime banane forse qualche problema sorge, varrebbe la pena di recuperare un po’ di sano buon senso oraziano: la virtù sta nel mezzo. In caso contrario vogliamo fare una generalizzazione e pretendere che anche prima di molte trasmissioni televisive venga passata la scritta “Nuoce gravemente alla salute mentale degli spettatori”. Nanni Moretti, che ha immortalato questa guduriosa crema in una scena del film Bianca, in un altro film diceva: “Le parole ragazzi, le parole…”
Pubblicato da
Geraldine
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