Articoli marcati con tag ‘burocrazia’

C’eravamo tanto amati

mercoledì, agosto 7th, 2013

Tu, io e il fax.

Da un ufficio all’altro, magari adiacenti di corridoio.

Da una postazione all’altra, fors’anche vicini di scrivania.

E invece non più: addio fax.

 

Da un emendamento nel “decreto del Fare” del governo

una rivoluzione:

nella pubblica amministrazione italiana il fax scompare.

Le comunicazioni tra gli uffici avverranno soltanto per via telematica,

attraverso l’email.

 

Chi ruota attorno alla PA

ne avrà da riflettere, che alle famose

30 REGOLE per scrivere testi amministrativi chiari

si dovranno pur aggiungere metodi ad hoc.

 

Con un occhio innovativo anche alla netiquette,

per giunta, che pure il mondo delle email

pare in subbuglio

per quella scoperta statunitense

che, fuori dai denti e numeri alla mano,

dice questo: se sei stato troppo gentile nel proporti via email

ti filano di meno che se ci infili dentro un po’ di

“sana negatività” (virgolette imprescindibili, ça va sans dire).

 

Inenarrabile solluchero

immaginare cosa ne potrà sortire.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Avventure nella notte

domenica, giugno 5th, 2011

Dopo un concerto in Lombardia, decido di mettermi al volante e di fare rientro a casa nell’estremo Nord Est.
In fondo sono poco più di 3 ore. Posso farcela, mi sono detta, al massimo mi fermo ad una stazione di servizio appena mi ‘cala la palpebra’.
Detto, fatto.
Era forse mezzanotte quando in un posto indefinito del Veneto decido di fermarmi ad un autogrill, mangiare un boccone, tentare la fortuna con un gratta e vinci e magari scambiare due parole con qualcuno, se riesco.
Certo che ci riesco! Alla cassa un uomo e una donna della notte conversano amabilmente. Lei cassiera, lui poliziotto. Il turno di notte è una gran palla. Meno male che ogni tanto almeno, fuori dalla frenesia quotidiana si riesce a socializzare.
Scambio anch’io due parole con loro ed esco con la mia bibita ricca di caffeina in mano.
Fuori buio pesto e muri di tir fermi per il blocco notturno.
Mi siedo in macchina e con la coda dell’occhio vedo l’altro poliziotto, accanto alla volante.
Vicino a lui tre tipi bucolici, con un’auto targata UK.
Comunicazione difficile e complessa, sarà stata la lingua, l’ora, l’ingente furto appena subito, l’ansia, la tensione, la rabbia o la paura.
Io sono poco distante riesco a cogliere solo qualche spunto in inglese dei bucolici e qualche commento in italiano dell’agente.
Non resisto. Mi parte il neurone da scout e sebbene non ci siano vecchiette da far attraversare decido di capire cosa nascondono l’espressione tragicomica dell’agente e le facce fantozziane dei bucolici.
Mi sono avvicinata scusandomi, dicendo che ho l’abitudine di non farmi mai gli affari miei, ed ho chiesto all’agente se i signori stranieri avessero bisogno di aiuto.
Manco avessero visto la madonna di Medjugorje. :-) : -grazie signora, se lei parla inglese può aiutarci!
-Volentieri! Non sono un’interprete ma due parole in fila in inglese riesco a metterle, cercherò di fare il possibile.
La cosa si è trasformata in una specie di varietà teatrale, fatto di storie di vita vissuta, di sfumature, di burocrazia e di tecnicismi.
Avete mai visto la proprietà e la specificità linguistica di un verbale delle forze dell’ordine?
Difficile in italiano, direi improbabile in inglese.
Mi sono divertita un sacco e il problema è stato parzialmente risolto.
Gli agenti volevano offrirmi un caffè per ringraziarmi ma io avevo fretta (si fa per dire) e mi sono intrattenuta con loro solo altri 5 minuti,così è venuto fuori che abbiamo amici in comune.
Il mondo sarà anche piccolo ma sostanzialmente è BUFFISSIMO :-)
Per gli amici stranieri, in realtà sono bastate poche parole nella loro lingua ad attenuare l’ansia e la tensione.
La consapevolezza di essere compresi li ha resi collaborativi, la condivisione dell’esperienza con altre persone ha dato quel sapore agrodolce del ‘mal comune mezzo gaudio’.
Poi abbiamo concluso con modi di dire e piccole battute, giusto per lasciare un po’ di sorriso a questa brutta esperienza italiana.
Un ultimo pensiero, un grazie di cuore a questi e ai molti altri agenti che non smettono mai di lavorare, nemmeno di notte.

Pubblicato da Federica

Ci può sempre essere un principe

lunedì, novembre 16th, 2009

dietro al rospo,
come nelle favole. 

E un po’ principe quest’idea lo è davvero,
capace com’è di entrare nella fantasia di chi,
passeggiando per San Martino in Strada,
ha trovato quelle sagome di rospi dappertutto.

Il 4 novembre, dopo un susseguirsi di invasioni che hanno colonizzato
prima strade, poi bacheche, giornali, Facebook
e infine cassette delle poste,
il Consiglio Comunale ha avvisato
che si sarebbe occupato del misterioso caso dei rospi.
Il successivo disvelamento ha dato il via alla seconda fase,
quella in cui sono i cittadini a sputare i rospi
“per dire quello che secondo te in questo paese proprio non va
e quello che vorresti veder realizzato […]
qualunque cosa ti passi per la testa
e che vorresti segnalare all’Amministrazione Comunale”.

Una campagna teaser per richiamare l’attenzione delle persone
verso l’amministrazione comunale, e per far sì che tutte le lamentele
e i desideri che solitamente passano di bocca in bocca
diventino materiale su cui ragionare e costruire insieme.

Altro che “mazzo così”.

Pubblicato da annalisa pardini

Tempi di Attesa – LIMITI DI SOPPORTAZIONE

martedì, agosto 21st, 2007
Segnalazione di cantiere, cartello con limite di sessanta. Non si vede anima viva. I trasportati sul sedile posteriore si lamentano: “Perché ci fermiamo?”. “State buoni…” – raccomando senza convinzione. Quando finisce il cantiere, il cartello che segnala il termine del divieto si scorge a malapena, buttato negligentemente sul bordo della carreggiata, come per dire: “Se non lo vedi è meglio, così continui ad andare piano. Tanto fra un po’ ti rallento di nuovo!”. Due SUV che arrivano in massa lampeggiano nel retrovisore. Riprendere svelti fino a centotrenta a loro non basta: mi domando chi li ha inventati, quelli lì. Altro cantiere, altro limite di sessanta. C’è di più: arriva poco dopo un indicatore luminoso che scrive a chiare lettere: “Rallentare!”. “Veramente ho già rallentato: a che velocità vuoi che vada adesso?”. E così via (per modo di dire).

Mentre tento di raggiungere il traforo del Bianco, penso che i cantieri sulle autostrade delle vacanze estive sembrano i lassativi che una volta si prendevano il primo giorno di villeggiatura: assolutamente indispensabili per regolare il transito. Se i cantieri funzionano in senso inverso alle prugne cotte è perché noi automobilisti abbiamo già la tendenza a correre.
Al di là dei cantieri, il fatto che siamo un popolo sregolato non dovrebbe autorizzare l’uso di una segnaletica punitiva: se stiamo alle indicazioni di certi cartelli pare che dobbiamo vergognarci di aver pagato l’autostrada per fare più in fretta. E’ come se ci fosse scritto: “Pensavi di andare spedito, o viandante frettoloso? Ti ricordo che chi va piano va sano e va lontano. Per castigo, fatti trenta sbadigli a sessanta all’ora! E senza strizzare gli occhi, per non perdere di vista l’asfalto. Via!”.
Le pretese francamente eccessive che la segnaletica troppo spesso ci impone sono davvero sospette. Forse, come dicevo, vogliono attuare un progetto pedagogico di stampo calvinista che mira a redimere la massa dannata degli automobilisti? Oppure nascono semplicemente dall’idea che siamo tutti talmente indisciplinati da aver bisogno di minacce? Come dire: “Ti impongo più del necessario, perché so già che mi trufferai!” Il messaggio è letteralmente cifrato, eppure il suo significato è lampante. In base a questo discorso – ahinoi – gli indisciplinati irriducibili restano tali, mentre gli altri perdono progressivamente la fiducia nelle prescrizioni e soprattutto nelle autorità che le impongono. Su questa strada vale poco perfino la minaccia delle sanzioni.
Una buona relazione fra autorità civili e cittadini comporta fiducia e responsabilità da parte di entrambi. Riguardo ai limiti di velocità sulle strade, le autorità – loro per prime – dovrebbero ponderare seriamente le prescrizioni e confidare che saranno rispettate dagli automobilisti. Questi ultimi non potrebbero allora dubitare che i limiti imposti siano ben motivati e richiedano un rigoroso rispetto, affidato alla propria responsabilità, prima che al controllo elettronico. Le infrazioni che confermerebbero la buona regola comporterebbero a buon diritto le sanzioni. E queste, quando dovute, potrebbero essere applicate equamente, nonostante le spudorate mediazioni degli azzeccagarbugli.
Pubblicato da Pierluigi Voi

giovedì, luglio 12th, 2007

PACS, DICO, CUS

Nomen omen, il mome è un presagio, dicevano i romani. Ma non sarà che a noi interessi più arrivare alla sostanza, che le discussioni sul nome delle unioni di fatto?

Pubblicato da Arnaldo Dovigo