Articoli marcati con tag ‘cambiamento’

Ortaggi

martedì, luglio 27th, 2010

Ho iniziato nel 2004 e, di smettere, non ho alcuna intenzione!
All’attivo 18 buchi, per un totale di 8.100 cc.
Sono un donatore.
La scelta di diventarlo ne segue altre, responsabili, che ho compiuto nella “maturità”.
Tra esse, gli studi.
Pochi gli insegnanti che ci avrebbero scommesso. Fui un pessimo alunno.
E certe notti capita di riviver le antiche ansie. Mi sveglio scosso, sognando le verifiche e i patetici tentativi di sfuggirvi … ripieghi so(m)mari.
A voler pre-giudicare, si sarebbe potuto dire: come cavar sangue da una rapa.

Ma torniamo al “succo”. Prima d’ogni donazione si compila un questionario.

Compilato tutto?
Certamente. Sa, sono otto anni che vengo a donare… tenga.
Otto anni? Complimenti! Ce ne fossero di persone come lei! Mi dia il braccio per favore.
La ringrazio. Le dirò di più, da un po’ sto tentando di sensibilizzare anche il mio compagno…
Compagno?
Si, perché?
Mi scusi, lei non può donare. Lei fa parte di una categoria “a rischio” a prescindere, capisce?
Francamente, no.

A voler pre-giudicare, si direbbe: come cavar sangue da un finocchio

Pubblicato da Franco

Parole disabitate

lunedì, marzo 29th, 2010

 

Succede che, proteso verso l’altro
in un’ansia comunicativa,
qualunque ne sia il genere,
tu osservi, ascolti, calibri le parole,
soppesandole, somigliandole al tuo interlocutore,
e le pettini, accurate, dedicate,
pronte, messaggio in bottiglia,
ponte, come altre volte dicemmo,
da percorrere avanti e indrè,
tu e l’altro.

Succede che arrivino, ritornino,
tripudio, gaudio, sollazzo:
funziona!
Ma anche no.
E quando no,
tra 0 e 1 lo 0 è lì a maledirti:
la persona non c’è (c’è mai stata?), non vale più l’indirizzo,
ha cambiato parole.

Tu ti aggiri tra quinte di cartone,
d’un tratto osservi le parole e le vedi:
avanzi di una muta di cui resti solo la scorza,
sagome in un paesaggio postatomico,
silente.

E allora davvero ti domandi se
l’attenzione, la cura, la scelta
siano poi vane,
giacché hai pettinato parole
e bambole.

Pubblicato da Annalisa

L’isola che non “Che”

sabato, febbraio 27th, 2010

“Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni

Francesco cantava così, ma non solo

“Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio,
perché con questa spada, vi uccido quando voglio”

Arma, scudo… la parola, oggi, sembra esser davvero la chiave di (ri)volta un po’ ovunque!
Dismessi i suoi vecchi abiti ampollosi, ha indossati, in sintesi, quelli dell’efficacia.
Parole in mimetica dunque, libere e veloci, versate in difesa dei propri territori.

Se siamo quindi d’accordo che:

“Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia”

allora è tempo d’agire, e le parole finiscan qui!
E anche se ridotti, che i caratteri siano valorosi!

Pubblicato da Franco

Disinstallare un amore

venerdì, novembre 27th, 2009

Aaah carta vergata, anche da zucchero se agli inizi,
carta India, intestata, libera.
Carta lucida, millimetrata nei sentimenti,
moschicida, impigliate le emozioni dell’attimo,
patinata, riciclata? – sarebbe triste -
cartastraccia, giù nel cestino e poi riscritta in bella,
cartasuga, c’hai versato pure due lacrime.
Cartavetro.
L’amore è finito
stop.

Ma ora? Ora a bonificare i ricordi scritti
non basta la restituzione del malloppo cartaceo
o la soluzione nel distruggi-documenti,
che già dal nome è una rivalsa, tiè.

Ora mail, file, tracce digitali
hanno disseminato doline emotive ovunque.
Gli umori risaliranno, renitenti e inaspettati.
E tu?

Cancellare, formattare, disinstallare un amore
è impresa improba.
La neurolinguistica potrebbe aiutarti
con la scozzata o swish pattern
che spodesta abitudini e schemi mentali dolorosi,
capace forse di ridimensionare pure l’amore.
Del resto già Ella Fitzgerald cantava
cutting you down to your size.

Funzionerà anche in tempi di byte?

Wise at last, my eyes at last
Are cutting you down to your size at last
Bewitched, bothered and bewildered – no more…
 
 
 

 

Pubblicato da Annalisa

La vita non è in rima

lunedì, ottobre 5th, 2009

«Senti: a te io mi fido tutto,
tu mi comprendi a bastanza
e però non credere che la mia infelicità stia sulle nuvole,
e ch’io vada per la via delle rose…
Non crederlo: mi giudicherai male [...].» 

Con queste righe Pirandello appena diciannovenne
inizia a scrivere alla sorella Lina
una lettera in cui sfoga la propria amarezza:

«La meditazione è l’abisso nero,
popolato di foschi fantasmi,
custodito dallo sconforto disperato [...]
la vita sembra un’enorme pupazzata.» 

Questo scritto mi è venuto in mente leggendo
Acqua e cenere, il romanzo di Chiara Lucchini.

Le ragioni del mio accostamento
sono di natura concettuale e formale: ad esempio
la spaventata consapevolezza dell’esistere,
la necessità mistificatoria delle illusioni,
la ricerca spasmodica di una coerenza che spieghi il perché,
la disincantata rassegnazione di fronte alla latitanza della verità.
L’asciuttezza della prosa, che non lascia scampo,
e morde l’essenza delle cose. 

Sono però altri gli autori
cui fa esplicito riferimento il romanzo.
Ma non ci si aspetti letteratura:
in Acqua e cenere l’assoluta protagonista
è la vita.

Pubblicato da Annalisa

Futura

mercoledì, aprile 29th, 2009

.
La “Società Pannunzio per la libertà di informazione”
è nata oggi, a Roma.
È nata per difendere la libertà di penna e di pensiero
e per denunciare le violazioni che a tale libertà attentano,
avallate – come sono – dal peloso intreccio
tra potere politico, economico, mediatico.

Ispirata alla “Société des Amis de la liberté et de la presse”
che sorse in Francia agli inizi dell’Ottocento e stimolò
la riforma della legislazione sulla stampa,
porta un nome, quello di Pannunzio, di per sé segno
di infaticabile amore verso il giornalismo.

Le dichiarazioni di intenti sono a chiare lettere
nei due primi documenti della Società,
La libertà nella Rete in Italia
e Sullo stato della libertà dei media.
10 e 16 pagine di analisi e proposte
cui seguiranno azioni:
la Società Pannunzio non si limiterà
all’analisi, al dibattito e alle proposte concrete,
ma adotterà, in Italia e in Europa,
tutti gli strumenti idonei a perseguire i suoi scopi di libertà
.

Ce n’è da lavorare. E, intanto, benvenuta.
.

Pubblicato da Annalisa

In confidenza, Lisa

sabato, marzo 21st, 2009

È una donna, si chiama Lisa,
e puoi rivolgerti a lei 24 ore al giorno.

Usi Messenger?
Basta digitare l’indirizzo
e inserirlo tra i tuoi contatti per chattare con lei.

Di cosa parlerete, domandi?
Non di tutto, bene tu lo sappia,
perché Lisa è una donna speciale.
È un’agente della Polizia di Stato
ed è virtuale.

Beh, dov’è l’interesse? chiedi tu.
L’interesse è che ti risponde in diretta
attraverso la messaggistica istantanea
per aiutarti a capire come muoverti,
se magari stai pensando alle vacanze,
ti piace viaggiare
e hai bisogno del passaporto.

Pare poco?
No, perché Lisa prende le informazioni già presenti
sul sito della Polizia di Stato
e le traduce in un linguaggio più confidenziale,
immediato, tuo.
.

Pubblicato da Annalisa

chiodini e racconti

giovedì, marzo 12th, 2009

Era inverno, uno di quegli inverni che non ci sono più (ça va sans dir), fatto di nebbia, galaverna sulle piante nel giardino di casa. Ed io che, bambino, verso sera, quando l’oscurità stava per impadronirsi della scena e la casa di fronte scompariva alla vista, mi mettevo talvolta a giocare con un gioco di cui ora non ricordo il nome. Era una scatola di plastica, con tanti buchetti dentro cui si potevano infilare dei chiodini colorati e comporre dei disegni. O delle lettere, o delle faccine, come quelle che, ho scoperto molto più tardi, si possono mandare per sms o per mail.

Mi sono venute in mente queste immagini guardando il sito http://www.humannetworkliveeffect.it/video/.

La home si presenta come quel gioco della mia infanzia, o come una strana costellazione, fatta di pianeti dai colori e dalle dimensioni diverse. Si clicca su una di queste e si illuminano delle linee che congiungono con altri nodi. Non ci sono parole, ma solo video. Dove le persone che lavorano nell’azienda raccontano quello che fanno, oppure intervistano persone o si intervistano tra loro, interagiscono, scherzano, sono ripresi mentre preparano il caffé e discutono tra loro. I loro racconti ci portano in un mondo giovane, che hanno voglia di raccontare il cambiamento, quello che loro hanno apportato o quello che essi stesso hanno vissuto.
Un linguaggio nuovo, quello che viene usato: nuovo cioè l’uso del mezzo visivo e della parola parlata, non scritta; nuovo anche il modo di usare la lingua, per cui l’espressione che può non essere chiara viene chiosata da un altro interlocutore, un po’ come si fa con i link al glossario. Insomma, un bell’esempio di quello che anche noi andiamo predicando: che la rete è un campo aperto, in cui si possono sperimentare nuove forme di linguaggio, dove la voglia del nuovo, del cambiamento va insieme alla qualità della comunicazione, che sia orale o scritta poco importa. E in cui il racconto, la vita delle persone stia sempre in primo piano, anche e soprattutto quando si affrontano questioni di marketing, strategie, buyer, sales management, trader, counselling…

Tutte quelle cose, insomma, che quando me ne stavo sul davanzale di casa a guardare la nebbia e a giocare con i chiodini colorati, non immaginavo nemmeno.

Pubblicato da lorenzo