Articoli marcati con tag ‘caratteri di donna’

Delle storie degli altri mi colpisce il rumore.

mercoledì, luglio 6th, 2016

Delle storie degli altri mi colpisce il rumore; mi piace quando scrivono di voci nei portoni, dello schiocco di due dita, di una cosa che cade e fa fran’. Mi piace che per dire quei rumori scelgano  impasti di lettere che non avrei pensato mai. Me lo chiedevo anche prima, prima che per me diventasse importante, che suono facessero i pensieri in altre teste, su altri corpi, con meccaniche tutte loro di equilibrio e passi.  Mi piace anche, delle storie degli altri, l’odore che senti come di case nuove, un odore di legno tagliato e cartone e scotch. Mi piace il coraggio che lascia l’impronta in una spaziatura di troppo, che a tradurla significa “qui c’è un respiro, forse tu pensi di no, ma io lo sento e lo devo lasciare”. E mi piace quella linea tutta uguale di inchiostro che prosegue da un foglio all’altro, da un paragrafo all’altro, da ogni fine ad ogni inizio, in un dispiegarsi perpetuo di “E poi” che ci lega tutti.

E poi sputai lontano.

E poi restò in silenzio.

“E poi la mette con tutto”.

E poi fu chiamata Sole.

E poi chiederà “quanto ci è costato?”

“E poi mi chiami?”

E poi disse “vaffanculo”.

E poi decise di non sparare.

E poi pensai che fosse ora.

E poi no.

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(*il tema del concorso – Caratteri di donna e di uomo 2017 – è il viaggio, iniziamo a pensarci?)

Pubblicato da bianca

E pioggia fu

martedì, novembre 18th, 2014

Cascano al contrario, a volte, i fatti. Cascano a pianta anziché a fagiolo. Cascano già fatti, nel senso di compiuti e pronti a fruttificare. E tu hai poco da star lì a curar la fioritura, se son cavoli, e di solito lo sono, vengon su da soli e a te non resta che mangiarli a merenda, pranzo e cena.
Dico, intendo dire, che non c’è proprio modo di evitare che accada. Non ci sono precauzioni che puoi prendere.
La vita accade, anzi penso che accada di più quando non le prestiamo molta attenzione.
Certo accadde inattesa e maldestra il 4 novembre del 1966.
Quel giorno il fatto fu che l’acqua si precipitò giù dal cielo in corsa e a schianto.
Venne giù che parevan cisterne issate apposta sulle nuvole per far gavettoni da spaventare anche i morti.
Venne giù, m’hanno raccontato, soprattutto lì a Firenze, e s’allettò nell’Arno finché poté.
Quando poi non ci furon più né trippa per gatti, né santi a cui votarsi, quando insomma la misura di quel poveretto d’un fiume fu bell’e colma, l’Arno vomitò. Giuro, diede di stomaco e riversò acqua e viscere per tutta la città.
Ed è così che apparve Firenze il giorno dopo, ai vivi.
Con l’aspetto di un posto in cui la furia iraconda di un fiume, che ne aveva le sponde piene, aveva tramutato le strade in corsi liquidi, melmosi e fetidi.
Tra i tanti che ci lasciarono penne e pelle, vi furono libri a mucchi e opere d’arte a palate.
Si dice che l’umanità perse quel giorno atri e ventricoli, pezzi di cuore che pure a rifarli pari pari, non son mai più stati gli stessi.
Accadde però pure, quel vomitoso giorno, che i libri e l’arte, per loro natura creati per salvar la vita agli uomini, furono dagli uomini salvati.
Era tutto un passamano, un passaparola e un passatempo. Che insomma non passò proprio alla svelta, però fu speso a rimetter dritto un fatto, che come ti dicevo, capitò a sproposito ma ricordò agli uomini cos’è che li fa tali: la capacità di credere caparbiamente, da ottimisti o grulli, che nonostante si abbia origine e destino nella più grigia polvere, si possa lasciar traccia di sé nell’universo incurante e avverso.

(Ricordate che il 28 novembre scade il concorso caratteri di donna 2014)

Pubblicato da bianca