Articoli marcati con tag ‘chiarezza’

Silenzio feroce

sabato, maggio 23rd, 2015

Frasi come
            Un bel tacer non fu mai scritto
ci han martellato le tempie con la frivolezza delle citazioni ad ampio spettro,
antibiotici del nonsoche.

Eppure, a ben leggere, il dubbio regna sovrano:
da intendersi come
“non si possono scrivere le ragioni di un bel silenzio”
(come renderne infatti in parole la pudicizia, saggezza,  dignità, civiltà?)
oppure
“non si possono scrivere le ragioni di un bel silenzio
giacché un bel silenzio non esiste???

Tuttavia, che l’ambiguità del silenzio sia fascinosa
è lampante.
Ci si arrovellano amanti d’ogni età ed era
quando, aspettando risposte che non arrivano,
vi leggono fate-morgana di scusabili bisogni, impegni, fragilità
(ma quasi sempre chi tace non acconsente).

Ci si arrovellano giuristi e storici di ogni dove
se costretti a metter ordine tra cause-effetti
in inenarrabili catene di silenzi torture delazioni carceri ingiustizie.

D’altra parte il silenzio è da sempre anche un modo per proteggersi,
e si sono usati tutti i forcipi per piegarlo.

Nel provar così a raccapezzarsi tra vera o presunta nobiltà del silenzio,
si arriva ad ammettere che, come spesso accade, quel che conta è il fine,
giacché è lui che distingue tra difesa od offesa.

Certo è che le locuzioni in cui il silenzio piomba
han più sapore mortifero che vitale
a iniziare da silenzio di tomba e ridurre al silenzio
a vivere nel silenzio.
E in questi giorni di silenzi memori e di memorie insilenziabili,
proprio ripugna che la morte di un adolescente in gita
sia intrisa di lui: il silenzio omertoso.

Quando puzza,
il silenzio è sempre feroce.

Pubblicato da annalisa pardini

C’eravamo tanto amati

mercoledì, agosto 7th, 2013

Tu, io e il fax.

Da un ufficio all’altro, magari adiacenti di corridoio.

Da una postazione all’altra, fors’anche vicini di scrivania.

E invece non più: addio fax.

 

Da un emendamento nel “decreto del Fare” del governo

una rivoluzione:

nella pubblica amministrazione italiana il fax scompare.

Le comunicazioni tra gli uffici avverranno soltanto per via telematica,

attraverso l’email.

 

Chi ruota attorno alla PA

ne avrà da riflettere, che alle famose

30 REGOLE per scrivere testi amministrativi chiari

si dovranno pur aggiungere metodi ad hoc.

 

Con un occhio innovativo anche alla netiquette,

per giunta, che pure il mondo delle email

pare in subbuglio

per quella scoperta statunitense

che, fuori dai denti e numeri alla mano,

dice questo: se sei stato troppo gentile nel proporti via email

ti filano di meno che se ci infili dentro un po’ di

“sana negatività” (virgolette imprescindibili, ça va sans dire).

 

Inenarrabile solluchero

immaginare cosa ne potrà sortire.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Bella Italia, amate sponde

venerdì, aprile 19th, 2013

70 iniziative nella Penisola
per rispondere alla attuale sospensione della “settimana della cultura”,
che contemplava  l’apertura gratuita dei luoghi statali dell’arte,
70 eventi e visite organizzati da Legambiente dal 13 al 21 aprile.

Tra antichi terrazzamenti, villaggi preistorici e arte contemporanea,
tra passeggiate e incontri,
Legambiente invita il governo che verrà  a rivedere i tagli
e ad aver cura di ciò  che ancora ci salva: beni culturali e paesaggistici.

Già, il governo che verrà…
già, la “settimana della bellezza”…
già… Ce ne siamo accorti?

 

Pubblicato da annalisa pardini

Welkɘm!

mercoledì, gennaio 16th, 2013

 

Welkɘm tɘ thɘ Spel Az Yuu Prɘnawns Yuunɘvɘrsɘl praajekt
così ti accoglie il sito Saypu,
congegnato da Jabber Jabbour, ex-banchiere di origine siriana
che ha ideato un modo per tradurre frasi di vari idiomi
(l’italiano per ora manca) in una lingua fonetica,
scritta cioè così come si pronuncia:
un alfabeto standard di 24 caratteri capaci di rendere l’esatta pronuncia
a chi non maneggia una lingua alla perfezione
e incontrerebbe dunque problemi nell’essere compreso.

Dice l’ideatore in un’intervista a un’emittente russa
che se, per esempio, volessimo tradurre una frase
dalla nostra lingua madre al tedesco, e questo ci fosse ignoto,
potremmo ricorrere prima a un traduttore online, per poi inserire
la traduzione nel sito Saypu, che ci restituirà l’esatta pronuncia
e ci renderà così comprensibili all’interlocutore.

And I think by doing that there’ll be more people
learning and speaking foreign languages.
And hopefully thanks to that we’ll have more harmonious
and peaceful world.

Mr. Jabbour, non potendo contare sulle traduzioni pedestri
di pieraccioniana memoria, la sua idea speriamo davvero contribuirà
a rendere il mondo più armonioso e in pace,
sow, fɘrst ɘv ol, thank yuu sow mɘtsh  ;)

 

Pubblicato da annalisa pardini

La matematica, la domanda

domenica, luglio 22nd, 2012

 

La matematica non è un’opinione!
ce lo siam sempre sentiti ripetere a sostegno di un ragionamento
incontrovertibile,
epistème e dòxa in perenne confronto.

Ma opinabile è invece il modo di spiegarla, la matematica,
e ancor più di scriverla, se si avverte l’esigenza di rimettere mano
a molti testi scientifici, matematici in particolare,
per renderli più comprensibili e disambiguarne il linguaggio.

Questo accade in Toscana, terra fucina della lingua italiana,
dove l’Accademia della Crusca e il Cafre,
Centro di ateneo di formazione e ricerca educativa dell’università di Pisa,
si sono dati appuntamento per confrontarsi sulla necessità
di riscrivere i testi, a vantaggio di studenti
poco inclini alla comprensione (e/o allo studio) della matematica.

Il convegno di didattica della matematica che si svolgerà a Viareggio
il 10 e l’11 settembre affronterà nello specifico l’argomento,
che però non è circoscrivibile: alla base della trasmissione di ogni disciplina
c’è il linguaggio.

(Spinge lo stimolo dell’eterna domanda:
dalla comprensione, l’amore?)

 

Pubblicato da annalisa pardini

Chissà se va

mercoledì, gennaio 5th, 2011

A ragionar su Totò, Calvino e gli orrori dell’antilingua
si è sempre aggiornati,
non tanto perché ormai non si sappia su cosa intendevano
ironizzare  e riflettere
i due grandi su citati,
ma solo perché, anche se lo sappiamo,
continua a piacerci quella fuga dal concreto della vita
per inseguire l’astratto del sofisma.

Alludo alla parola,
com’è ovvio, e al suo uso
affettato e scivoloso tutt’ora in auge,
anche nei gerghi che dovrebbero essere più diretti.
E invece
l’emozione, frettolosa e sincopata nei mugolii del paraverbale,
si sdilinquisce nella scelta delle parole:
“la velocità delle percussioni” “cerca l’inserimento”
“ma tiene vivo il possesso”
e “quando si accende dimostra tutta la sua qualità”
anche se “difetta di autostima”.

Sì, non è di un malcerto approccio sessuale
che si sta parlando,
ma del gergo calcistico
così come riferisce una sapida analisi di Bartezzaghi.

Pubblicato da annalisa pardini

Patti chiari

martedì, novembre 23rd, 2010

Mentre dal Parlamento assistiamo tra l’altro a sceneggiate
al cui cospetto pare sussultino le quote rosa
(la solita diatriba tra quantità e qualità),
Gramellini ci invita a riflettere
su quali parole etichettino i comportamenti
a seconda dei generi,
e se mai usciremo fuori dal pastone è mistero tuttora insondabile:
a poco vale l’ormone
se al posto del cervello dopiamo le gonadi.

Pubblicato da annalisa pardini

Non immodificabili

venerdì, maggio 28th, 2010

Ragionare per categorie salva.
Salva dal sovraccarico emozionale, dall’affastellarsi dell’esperibile.
Nella filosofia kantiana, la categoria è addirittura una forma a priori
dell’intelletto: rende possibile la conoscenza.

Ragionare per categorie fa risparmiare.
È una generalizzazione,
e la generalizzazione permette di preservare energia.
Appartiene a quei processi di modellamento
che circoscrivono e plasmano le nostre rappresentazioni della realtà.
Anche quelle linguistiche.

Che la struttura superficiale del linguaggio,
cioè le parole che pronunciamo e scriviamo,
sia in stretta correlazione con i nostri pensieri,
la nostra visione del mondo, è assodato:
attenzione alle parole significa dunque attenzione ai pensieri.

Sarà per questo che certe parole
ci risultano urticanti.
Fastidiose, malsane, asfittiche, abusate.
Generalizzate. Troppo.

Ragionare per categorie può così anche confondere.
E che si parli di pupe, secchioni,
bionde, bamboccioni,
sì: ci tocca fino a un certo punto.

Perché è da quel punto in poi che la generalizzazione
si odia. O si ama.
Un esempio?
Sacrifici.

Pubblicato da annalisa pardini

Pupille gustative

venerdì, aprile 2nd, 2010

Allora, preso il cieco per mano, lo condusse fuori del villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?»
[…] ci vide chiaramente e fu sanato […]

E’ tornato ad assaporare volti e panorami, il soldato inglese rimasto cieco dopo una battaglia in Iraq. I suoi occhi non funzionano più, ma grazie a uno speciale apparecchio le immagini raggiungono il cervello seguendo una via alternativa: quella dei canali nervosi della lingua.

A zonzo per i sentieri della sinestesia, ci appare l’evidenza: miracolo della fede o della scienza, la lingua risana la vista. E così il linguaggio…
Conoscer le parole, il loro significato, aiuta a rappresentare (a noi stessi e agli altri) il mondo con maggior chiarezza e giuste sfumature.
Obiettivo: evitare che la realtà, già adulterata dai nostri filtri di “osservatori poi descrittori”, venga distorta ancor di più da una scarsa efficacia comunicativa. Le incomprensioni s’appostano spesso dietro l’angolo!

Dubbi?
Vediamo un po’… di che colore sono le fragole? E i rapanelli? Del sangue invece che mi dici?
Tutto banalmente rosso?

Pubblicato da Franco

E invece era un calesse

giovedì, novembre 12th, 2009

Da sempre sorrido alla capacità della parola di creare
qui pro quo:
malintesi, bucce di banana
dove pure agli esperti capita di scivolare.
Ne potrei fare collezione, anche privata,
testimone e partecipe di alcuni clamorosi fraintendimenti
tra persone che i principi della comunicazione li conoscono,
li insegnano, li praticano, ma non si salvano.

Non si salvano dal pantano della delusione,
dello spiazzamento, dal giramento di balle
o, viceversa, dall’ingrato ruolo del caprone che,
per quanto pontifichi, sbaglia.

Sbaglia?

La neurolinguistica affina la sensibilità alle parole,
spiega i passaggi dalle realtà alle percezioni, e poi
alle nostre parole singolarmente plasmate
per incanalare e infine trasmettere
quelle precise percezioni e realtà.
Con l’avverbio intendo proprio individuo per individuo
e dunque, per estensione, eccezionalmente,
ché ognuno sta solo sul cuor della terra
e consapevolezza, studi, benevolenza (se c’è)
mai potranno far coincidere individuali mappe della realtà
e pensieri e parole,
amen.

Così sorrido il doppio quando leggo
che negli uffici pubblici si dovrà essere gentili per norma:
per carità, l’intento è encomiabile.

(Si attendono corsi di cortesia
per presidenti, ministri, segretari e sotto, parlamentari,
giornalisti, presentatori, opinionisti, comparse,
docenti, discenti, imprenditori, dipendenti,
ristoratori, intrattenitori, chi più ne ha più ne metta,
cittadini compresi).

Pubblicato da annalisa pardini