Non è una coperta
lunedì, giugno 21st, 2010Scalfari e i nuovi barbari,
stasera su Otto e mezzo,
ci han ricordato tra le idee anche il globish,
il nuovo inglese che in 1.500 parole
condenserebbe le 7 mila di un tabloid popolare,
le 40 mila di un giornale colto,
il mezzo milione di un buon dizionario
e il milione dell’inglese tradizionale.
Già, perché il global english,
usato correntemente da 4 miliardi di persone,
rudimentale, semplificato, all’osso,
con le sue millecinquecento parole abbatte barriere
e divisioni, e fa c o m u n i c a r e!
Come comunichi in millecinquecento parole
però, sì: vale la pena chiedertelo.
Comunichi sintassi semplici e pensieri fatalmente poco articolati
per dirla come Bartezzaghi, qualche giorno fa, su Repubblica.
Dell’equivalenza parole = pensieri
qui parliamo spesso,
e non ho voglia di tornarci, ora
che l’esame di maturità sta per scoccare.
Ci penserò domani,
quando leggerò le tracce
e come ogni anno vedrò facce lì fatalmente accaldate a cercare
pensieri e parole.
Sì, perché invece del solito, compulsivo, inutile
smanettamento alla ricerca della traccia che non c’è,
mi piacerebbe casomai che i maturandi si dessero
magari una ripassata al dizionario, qua e là,
tra un abbaglio e uno zufolo,
per intrecciare qualche filo di parole, qualche rete neuronale,
qualche testo, che poi è tessuto,
ma non è una coperta, e
a maneggiarlo non ti scoprirà i piedi.
Giuro.

