Articoli marcati con tag ‘comunicazione’

Ortaggi

martedì, luglio 27th, 2010

Ho iniziato nel 2004 e, di smettere, non ho alcuna intenzione!
All’attivo 18 buchi, per un totale di 8.100 cc.
Sono un donatore.
La scelta di diventarlo ne segue altre, responsabili, che ho compiuto nella “maturità”.
Tra esse, gli studi.
Pochi gli insegnanti che ci avrebbero scommesso. Fui un pessimo alunno.
E certe notti capita di riviver le antiche ansie. Mi sveglio scosso, sognando le verifiche e i patetici tentativi di sfuggirvi … ripieghi so(m)mari.
A voler pre-giudicare, si sarebbe potuto dire: come cavar sangue da una rapa.

Ma torniamo al “succo”. Prima d’ogni donazione si compila un questionario.

Compilato tutto?
Certamente. Sa, sono otto anni che vengo a donare… tenga.
Otto anni? Complimenti! Ce ne fossero di persone come lei! Mi dia il braccio per favore.
La ringrazio. Le dirò di più, da un po’ sto tentando di sensibilizzare anche il mio compagno…
Compagno?
Si, perché?
Mi scusi, lei non può donare. Lei fa parte di una categoria “a rischio” a prescindere, capisce?
Francamente, no.

A voler pre-giudicare, si direbbe: come cavar sangue da un finocchio

Pubblicato da Franco

L’isola che non “Che”

sabato, febbraio 27th, 2010

“Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni

Francesco cantava così, ma non solo

“Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio,
perché con questa spada, vi uccido quando voglio”

Arma, scudo… la parola, oggi, sembra esser davvero la chiave di (ri)volta un po’ ovunque!
Dismessi i suoi vecchi abiti ampollosi, ha indossati, in sintesi, quelli dell’efficacia.
Parole in mimetica dunque, libere e veloci, versate in difesa dei propri territori.

Se siamo quindi d’accordo che:

“Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia”

allora è tempo d’agire, e le parole finiscan qui!
E anche se ridotti, che i caratteri siano valorosi!

Pubblicato da Franco

Femminile, plurale

martedì, dicembre 1st, 2009

Le donne – come gli uomini, ma per altri versi -
stanno vivendo una fase di assestamento.
Tanta sociologia, psicologia e studi sistematici
ne indagano le mutazioni o gli eterni ritorni,
con risultati evidentemente transitori:
quando sembra di aver appena fatto un passo avanti
ci si ritrova daccapo col culo per terra,
nelle esternazioni del potente di turno
come nelle gravi deviazioni
di cui pullulano le cronache. 

Costrette a spronarci per tornare in piazza
a far sentire la nostra voce (e già tornare
significa che si è fatto presto a dimenticare?)
da una parte,
dall’altra ben piantate sul cadreghino
della falsa maestosità (per chi non lo avesse visto,
questo documentario offre l’intelligenza della sintesi),
capita ancora di dover arrancare
in materia di dignità

#

Poi ci sono realtà dove il discorso cambia,
e il genere è uno dei motivi per incontrarsi, sì,
ma a gioire della propria bravura.
DonnaèWeb è una di queste,
e già nel nome racchiude le proprie ragioni e fierezze:
far incontrare donne che intrecciano identità e professione
con il web.

Già alla sesta edizione, il concorso
accompagna a conoscere le realtà imprenditoriali femminili
che nascono e si sviluppano in rete.
Gli scorsi anni sono state premiate autrici di siti di e-commerce,
marketing sperimentale, turismo, giornalismo d’inchiesta, spazi sociali,
web radio e tv pubbliche, community e social network,
antipedofilia, esplicativi sull’anoressia,
incentrati sul rapporto cittadini/enti,
e poi siti di personaggi e di idee.

Anche quest’anno le finaliste si ritrovano
a Viareggio, il 5 dicembre,
per la cerimonia di assegnazione DonnaèWeb 2009.

 

 

Pubblicato da Annalisa

Give peace a chance

giovedì, novembre 19th, 2009

Peace cannot be kept by force.
It can only be achieved by understanding.

Albert Einstein la pensava così
e così la pensa Umberto Veronesi, convinto che la scienza
sia un «linguaggio universale, capace come la musica,
l’arte e l’amore di farsi capire in ogni luogo del pianeta»
e che l’uomo sia «pacifico, sta scritto nel suo Dna» >> 

Da stamani e per tre giorni Science for Peace
fa riflettere Milano, e con lei il mondo che vorrà ascoltare e impegnarsi,
sulla pace.

 

Pubblicato da Annalisa

Ci può sempre essere un principe

lunedì, novembre 16th, 2009

dietro al rospo,
come nelle favole. 

E un po’ principe quest’idea lo è davvero,
capace com’è di entrare nella fantasia di chi,
passeggiando per San Martino in Strada,
ha trovato quelle sagome di rospi dappertutto.

Il 4 novembre, dopo un susseguirsi di invasioni che hanno colonizzato
prima strade, poi bacheche, giornali, Facebook
e infine cassette delle poste,
il Consiglio Comunale ha avvisato
che si sarebbe occupato del misterioso caso dei rospi.
Il successivo disvelamento ha dato il via alla seconda fase,
quella in cui sono i cittadini a sputare i rospi
“per dire quello che secondo te in questo paese proprio non va
e quello che vorresti veder realizzato [...]
qualunque cosa ti passi per la testa
e che vorresti segnalare all’Amministrazione Comunale”.

Una campagna teaser per richiamare l’attenzione delle persone
verso l’amministrazione comunale, e per far sì che tutte le lamentele
e i desideri che solitamente passano di bocca in bocca
diventino materiale su cui ragionare e costruire insieme.

Altro che “mazzo così”.

Pubblicato da Annalisa

E invece era un calesse

giovedì, novembre 12th, 2009

Da sempre sorrido alla capacità della parola di creare
qui pro quo:
malintesi, bucce di banana
dove pure agli esperti capita di scivolare.
Ne potrei fare collezione, anche privata,
testimone e partecipe di alcuni clamorosi fraintendimenti
tra persone che i principi della comunicazione li conoscono,
li insegnano, li praticano, ma non si salvano.

Non si salvano dal pantano della delusione,
dello spiazzamento, dal giramento di balle
o, viceversa, dall’ingrato ruolo del caprone che,
per quanto pontifichi, sbaglia.

Sbaglia?

La neurolinguistica affina la sensibilità alle parole,
spiega i passaggi dalle realtà alle percezioni, e poi
alle nostre parole singolarmente plasmate
per incanalare e infine trasmettere
quelle precise percezioni e realtà.
Con l’avverbio intendo proprio individuo per individuo
e dunque, per estensione, eccezionalmente,
ché ognuno sta solo sul cuor della terra
e consapevolezza, studi, benevolenza (se c’è)
mai potranno far coincidere individuali mappe della realtà
e pensieri e parole,
amen.

Così sorrido il doppio quando leggo
che negli uffici pubblici si dovrà essere gentili per norma:
per carità, l’intento è encomiabile.

(Si attendono corsi di cortesia
per presidenti, ministri, segretari e sotto, parlamentari,
giornalisti, presentatori, opinionisti, comparse,
docenti, discenti, imprenditori, dipendenti,
ristoratori, intrattenitori, chi più ne ha più ne metta,
cittadini compresi).

Pubblicato da Annalisa

Grazie a Dio è Venerdì

venerdì, ottobre 30th, 2009

La urli al mondo e magari non la sai dire a tua moglie
la passione, la rabbia, la gioia.
Capita anche ai migliori, del resto,
perché non a te?

Che tu la urli o la cinguetti, le dai le tue parole
magari anche su Facebook,
lì dove ora forse trovi il tuo vicino d’emozione.

Ed è su Fb che ti è venuto a cercare Adam D.I.Kramer,
ricercatore dell’Università dell’Oregon
che si è prefisso di misurare la felicità.
Sì, la felicità degli iscritti al social forum,
analizzandone le parole sventolate nelle finestre che ti chiedono
“What’s on your mind?”

La misura anche grazie a un programma,
il Linguistic Inquiry and Word Count,
che scandaglia la ricorrenza delle parole
e ci dice che ogni lunedì
la felicità media è 9,7 punti percento in meno del venerdì. 

Che sia la prospettiva del weekend o del tempo in famiglia
a infondere in noi contentezza
per ora non è dato sapere, e probabilmente resterà nel privato
(lo studio vede anche felicità alte nei giorni di Natale,
e in altre feste comandate),
ma l’idea, pur se perfettibile, è ganza: 
ne ha scritto lunedì Angelo Aquaro su Repubblica,
e la evidenzia anche il New York Times, qui.

 

Pubblicato da Annalisa

La magia della scrittura di 4 parole

domenica, giugno 14th, 2009

Nome, cognome, città, professione.

Bastano 4 parole per
fermare il decreto legge sulle intercettazioni
approvato nei giorni scorsi alla Camera.
O, almeno, per muovere la coscienza contro una legge sbagliata.

Ci auguriamo che i lettori di questo blog le scrivano, quelle quattro parole.

Qui.

Pubblicato da Ale

E come ci sta?

venerdì, giugno 5th, 2009

La correttezza della lingua
è la premessa della chiarezza morale e dell’onestà
.

Apre con questa citazione di Claudio Magris
l’home page del sito che Michele Cortelazzo,
professore ordinario all’Università di Padova,
dedica al linguaggio amministrativo.

È cosa arcinota che anche in Italia, ormai
da quasi vent’anni, si stia tentando di modificare
la consuetudine alla complicazione linguistica
(detta altresì antilingua) con cui vengono redatti
i testi amministrativi.
Con quali successi è spesso sotto i nostri occhi
ma conviene non generalizzare, poiché accanto alle cattive
pratiche ce ne sono altre illuminate,
al cui cospetto il cittadino ringrazia.

A tal proposito, il sito del professor Cortelazzo
si presenta in questi giorni in una veste insolita:

Offriamo a chi è impegnato nei seggi elettorali
per le elezioni europee
la
traduzione in italiano delle Istruzioni per i seggi.

Perché tradotte in italiano?
Perché, con un occhio rivolto a chi lavorerà nei seggi
e avrà bisogno di dritte e regole di riferimento
(tutte persone normali, mica funzionari ministeriali
con specifiche conoscenze giuridiche),
il libretto, come lo produce attualmente il Ministero, funziona male.

[…] È scritto senza pensare a quale uso se ne deve fare:
non è un trattato, ma un libro di istruzioni,
che deve essere letto e usato in fretta,
in situazioni di stress e di lavoro convulso.
È scritto senza pensare a qual è l’italiano corrente,
quello che parlano tutti gli italiani normali
[…]

Infatti Le istruzioni per le operazioni degli uffici elettorali di sezione
proposte dal Ministero appartengono a quelle cattive pratiche
che possono destare, insieme a un altro tot del belpaese,
un po’ di sano sospetto.
Sospetto, dal latino suspicio: guardo che cosa
e chi sta sopra di me.
E come ci sta.

Pubblicato da Annalisa

Mi spiace, tempo scaduto!

venerdì, giugno 5th, 2009

Franci ha un brutto neo sulla schiena, da qualche giorno è molto arrossato.
Con un po’ di apprensione chiedo al medico di famiglia di prescrivermi una visita specialistica.
Prenoto. Per fortuna c’è da aspettare poco più di una settimana.

Quando arriviamo all’ambulatorio, presso una struttura ospedaliera, entriamo tutti e due e lascio che Franci, che ha quasi diciassette anni, parli direttamente col medico.
(prima o poi bisogna pur imparare a cavarsela senza la mamma sempre alle costole no?)
Io sono li solo per correggere il tiro e fornire ulteriori informazioni di supporto.

f- Buon giorno sono qui per farmi controllare tutti i nei, uno in particolare. Poi vorrei sapere cosa fare per questa dermatite e per questa infiammazione sulla schiena, e…

m- BASTA, BASTA! PER FAVORE! Solo per i nei ci vuole un’ora e voi avete solo un quarto d’ora a disposizione: la visita che avete prenotato dura un quarto d’ora. Comunque ora vediamo cosa posso fare nel tempo che avete a disposizione.

m- Signora si ricordi che la prossima volta deve chiedere mappatura totale e non controllo nei, così la visita dura un’ora e ci sono meno problemi. Io l’ho detto in giro ma nessuno mi ascolta. E poi signora sappia che ormai il medico vero lo fa solo chi lavora nella libera professione, qui tagliamo con coltelli da macellaio e abbiamo luci da minatori e….poi questo non è il momento di parlare di dermatite!
(nel frattempo molto sommariamente controlla alcuni nei a Franci, mi fa alcune domande su ereditarietà, familiarità e allergie)

Alla fine si mette a scrivere al computer una lunga lettera e per cinque minuti il silenzio è rotto solo dal ticchettio dei polpastrelli sulla tastiera.
Quando il foglio esce dalla stampante, lo ripiega, me lo consegna e aggiunge:
- ecco signora, purtroppo il tempo a sua disposizione è terminato e non riesco a spiegarle nulla a voce. Arrivederci!

Poi, guarda l’orologio e ci ripensa un attimo.Trova giusto il tempo per fare la prescrizione di 11 farmaci: ovviamente tutti non mutuabili.

Totale: 15 minuti esatti, 29 euro a carico mio e nonsoquantieuro a carico dello stato.
La prossima visita la prenoto con Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri, (quelli di giochi senza frontiere) almeno prima di cronometrare mi lasciano giocare il jolly!

Pubblicato da Fede