Articoli marcati con tag ‘creatività’

Prossima fermata: Corsico

giovedì, giugno 17th, 2010

Che ci saremmo andati, era scritto. Così, siam pronti!

A vedere, toccare, ascoltare e persino assaggiare (complice un micro birrificio).
A vivere insomma, in e con tutti i sensi, quest’opera d’arte totale.
E non s’indignino i wagneriani… si fa quel che si può ;-)

Gli ospiti son vari. Tra quelli d’onore, campeggia Roberto Amadé.
Al suo canto d’autore, un augurio dedicato

Che siate musici o meno, la sonata non cambia:
MusiCamp vi aspetta a braccia aperte!

Pubblicato da Franco

Cucine e caròle

martedì, aprile 20th, 2010

Scorro la mail di un’amica,
arrivo a un blog che non conoscevo
penso a quest’altro, che abitualmente leggo,
confronto due spot di cucine,
come suggerisce il primo post.

Rifletto sul testo della cucina italiana,
tanto goffo da risultare grottesco,
e, paralleli con voce borotalcata toni pastello
arie da carillon a parte, il testo, proprio lui,
deprime.
A parlare è una donna in dolci caròle:

Lo immaginavo moro... e ho sposato un uomo biondo
...
Immaginavo una vita in città... e vivo in campagna
...
Immaginavo una figlia ballerina... e ho avuto due maschietti
...
Immaginavo di cantare... e ho studiato Legge
...
Immaginavo di realizzare tutti i miei sogni...
ed è stato così...
Per il tuo progetto,
scegli una cucina che ne faccia parte!

(sic)

Liberissimi di cambiare idea cammin facendo,
ma dei progetti iniziali di questa donna
non rimane traccia, se non per beffarda antitesi
(climax  imperdibile quando, leggiadra, accarezza
l’idea della bambina ballerina,
ed estrae dal borsone scarpe da calcio grondanti mota).

Ecco che l’idea di associare la cucina al progetto,
quando il progetto è platealmente disatteso
(mica convince l’ammissione finale, in aria soavemente beota)
par peregrina.

La cucina dovrebbe far parte del tuo progetto:
quale?
Il progetto passato è affossato,
il presente non ha alcuna apertura sul futuro
(dunque, semmai, perché progetto?)
a partire dai tempi verbali in cui resta, casomai,
la neanche troppo implicita algia del confronto col passato.
E allora?

Giganteggia l’ipotesi
che il claim sia un invito
a rimanere coi piedi per terra e circoscriversi:
sognare sogni sognabili.
Cucina = frustrazione
è l’improvvida conclusione.

Pubblicato da Annalisa

A palco aperto

domenica, aprile 11th, 2010

 

C’è un treno dei desideri
che può anche non partire, fisicamente,
ché tanto si sa che il vero viaggio è quello del cuore.

C’è un capannone
che è diventato arte, e laboratorio per l’arte,
ché la creatività in ogni forma possa trovarvi espressione.

C’è un concerto con palco aperto,
aperto a tutti i musicisti attivi sui social network:
si chiama MusiCamp
ed è un BarCamp dedicato alla Musica e al Web 2.0.

C’è che noi ci si va.
Il 19 giugno a Corsico,
presso l’Associazione Culturale Gheroartè.

Pubblicato da Annalisa

Ritorno a B@bele

mercoledì, marzo 10th, 2010

Partirò da qui (benvenuto Claudio…) per ripercorrere la storia di certi pellegrini giunti nella piana di Sennaar.
Usarono parole e non pietre.
Non colsero il nesso… e cossero mattoni. Ma i mattoni son mattoni, non pietre.
Irregolari, spigolose, pericolosamente variegate, difficili da trattare.
I primi li foggi come vuoi, le seconde le trovi come sono…
Farci qualcosa sarebbe stato sfidante davvero! Scegliere scorciatoie, fu offensivo. Per questo vennero puniti, non per superbia loro o paura d’Alt(r)i.

Pietre come parole, insidiose ma benedette, se ben lavorate.
E intanto c’è chi si muove per – Torre alle spalle – in qualche modo, ri-comprenderci tutti.

Pubblicato da Franco

Ci può sempre essere un principe

lunedì, novembre 16th, 2009

dietro al rospo,
come nelle favole. 

E un po’ principe quest’idea lo è davvero,
capace com’è di entrare nella fantasia di chi,
passeggiando per San Martino in Strada,
ha trovato quelle sagome di rospi dappertutto.

Il 4 novembre, dopo un susseguirsi di invasioni che hanno colonizzato
prima strade, poi bacheche, giornali, Facebook
e infine cassette delle poste,
il Consiglio Comunale ha avvisato
che si sarebbe occupato del misterioso caso dei rospi.
Il successivo disvelamento ha dato il via alla seconda fase,
quella in cui sono i cittadini a sputare i rospi
“per dire quello che secondo te in questo paese proprio non va
e quello che vorresti veder realizzato [...]
qualunque cosa ti passi per la testa
e che vorresti segnalare all’Amministrazione Comunale”.

Una campagna teaser per richiamare l’attenzione delle persone
verso l’amministrazione comunale, e per far sì che tutte le lamentele
e i desideri che solitamente passano di bocca in bocca
diventino materiale su cui ragionare e costruire insieme.

Altro che “mazzo così”.

Pubblicato da Annalisa

La vita non è in rima

lunedì, ottobre 5th, 2009

«Senti: a te io mi fido tutto,
tu mi comprendi a bastanza
e però non credere che la mia infelicità stia sulle nuvole,
e ch’io vada per la via delle rose…
Non crederlo: mi giudicherai male [...].» 

Con queste righe Pirandello appena diciannovenne
inizia a scrivere alla sorella Lina
una lettera in cui sfoga la propria amarezza:

«La meditazione è l’abisso nero,
popolato di foschi fantasmi,
custodito dallo sconforto disperato [...]
la vita sembra un’enorme pupazzata.» 

Questo scritto mi è venuto in mente leggendo
Acqua e cenere, il romanzo di Chiara Lucchini.

Le ragioni del mio accostamento
sono di natura concettuale e formale: ad esempio
la spaventata consapevolezza dell’esistere,
la necessità mistificatoria delle illusioni,
la ricerca spasmodica di una coerenza che spieghi il perché,
la disincantata rassegnazione di fronte alla latitanza della verità.
L’asciuttezza della prosa, che non lascia scampo,
e morde l’essenza delle cose. 

Sono però altri gli autori
cui fa esplicito riferimento il romanzo.
Ma non ci si aspetti letteratura:
in Acqua e cenere l’assoluta protagonista
è la vita.

Pubblicato da Annalisa

La metamorfosi di un libro

mercoledì, maggio 6th, 2009
Siamo in viaggio da sempre qui dove niente si crea né si distrugge, tra realtà illusorie e infinite metamorfosi. (Metamorfosi, Kafka)

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione [...] (Incipit, Moby Dick)
Moby Dick è un romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore americano Herman Melville, un libro che vive e che si arricchisce con il passare del tempo.
Tutto ha avuto inizio nel novembre del 2007 quando a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, andò in scena Moby Dick – il reading. Insieme ad Alessandro Baricco salirono sul palco Paolo Rossi, Stefano Benni e Clive Russel che diedero voce alla scrittura di Melville.
Dopo quasi due anni ecco un altra metamorfosi: Baricco e Meandri ri-scompongono l’architettura del libro con l’obiettivo di restituire al lettore il privilegio di leggere, ascoltare, gustare insieme scene, eventi e dialoghi attraverso un differente uso del linguaggio. Un testo che vive ritmato dalla punteggiatura e dalle parole.
Il libro “Tre scene da Moby Dick” tradotte e commentate da Alessandro Baricco con Ilario Meandri uscirà domani in libreria.

Baricco e le scene da Moby Dick – Repubblica.tv

Pubblicato da Chiara

Solletica l’anima

giovedì, aprile 16th, 2009


Lingua di marmo antico di una cattedrale
lingua di spada e pianto di dolore
lingua che chiama da una torre al mare
lingua di mare che porta nuovi volti
lingua di monti esposta a tutti i venti
che parla di neve bianca agli aranceti
lingua serena, dolce, ospitale
la nostra lingua italiana…

Di marmo nelle parole di una canzone
ma, come ogni lingua, tutt’altro che statica,
anche la nostra cambia nel tempo
e tanto più cambia ora,
sottoposta com’è a incessante
stimolo mediatico.

Più ricca, più povera,
più snella, più in superficie,
di sicuro fulminea quando serve
e anche quando no,
i pareri su di lei si intrecciano.

Ma quel che conta ora è che,
con un codice linguistico tanto variegato,
una bella palestra di scrittura
sia l’attenzione.

Oltre che al destinatario, primo
nei nostri pensieri, l’attenzione al contesto
fa la differenza. Finalità comunicativa
e contesto orchestrano infatti il registro stilistico,
determinano la scelta di stile.
E non sempre tale scelta è ovvia, almeno:
non per tutti.
Quando puoi tentare la sintesi di un microtesto?
Quando l’intesa complice di una chat?
Quando la rapidità balzana di un C 6?
E quando, invece, ti varrà
spiegare, aprire il nascosto del tuo pensiero
e dipanarlo in una sintassi compiuta?

Se lo deve esser chiesto una professoressa attenta
che – invece che con i soliti ghirigori rossi a bordo testo -
ha scelto di solleticare la consapevolezza comunicativa
dei suoi alunni di prima superiore
inducendoli a scrivere testi in classe inconsueti:
testi che adoperano il linguaggio di sms e chat.

La prof. prende spunto da Iso, un romanzo
di Andrea Cotti la cui giovane protagonista
scrive d’amore velandosi dietro le abbreviazioni
del nuovo linguaggio.
Iso, Isotta, Isotta la Bionda,
chi non la rammenta,
lei, l’innamorata di Tristano?
Sarà nuovo il codice,
antica è la magia della scrittura,
con quel suo eterno avvicinarsi d’anime.
.

Pubblicato da Annalisa

Madonega!

domenica, novembre 2nd, 2008

“Madonega!” Loro la esprimono così l’espressione di stupore o di meraviglia. “Loro” sono i trentini: che non sempre stanno lì a trotterellare. Anzi, a dire il vero, mi sembra proprio che corrano, tanto sono “avanti”.

Ce l’ha già fatto intuire Ale, il nostro altro blogger, con un messaggio di qualche giorno fa. Lo posso confermare anch’io, che con l’Ale (come si fa a Trento, con l’articolo davanti al nome) ho potuto verificare di persona quanto sia vero, andando su, in val di Fiemme, a parlare di narrazione d’impresa a quelli della Cassa Rurale. Per parlare di parole cioè, di quelle, in particolare che servono per raccontare. Anche in azienda, anche in banca. Mica per contarla su e basta! Ma per dare il benvenuto ad uno nuovo dipendente, per relazionare sul corso che hanno appena seguito, per far capire il processo di aggregazione con altre banche o addirittura per redigere il capitolo introduttivo di un libro (che parla di narrazione d’impresa, ovviamente). Leggere, per credere.

Le storie che hanno saputo inventare sono insieme belle ed efficaci, e trasmettono insieme valori e conoscenza. E le hanno sapute tirar fuori dal chiuso di una sala, ma aprendo la loro mente a ciò che hanno intorno, persone, territorio, storie. Da Tesero, in val di Fiemme, credo, una lezione su come si può lavorare bene con efficacia, magari anche divertendosi. Madonega, questi fiemmesi sono proprio in gamba… (a qualche bauscia verrà anche un po’ di invidia, c’è da scommettere).

/CRFiemme%2028%20ottobre%202008.pdf

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Ti aspettiamo al Museo della scienza e della tecnica di Milano, per la presentazione del libro Il linguaggio della salute, il 12 novembre alle 18.30 – sala Cenacolo.

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
http://www.palestradellascrittura.it/

Pubblicato da lorenzo

Contarla su… in banca, poi!

domenica, ottobre 26th, 2008

Sì, lo so, se hai appena il post precedente hai già pensato che siamo ben strani noi della Palestra della scrittura: facciamo persino pubblicità ai nostri concorrenti, quelli della Holden.
Ora che hai letto questo titolo lo hai pensato un’altra volta: “contarla su” è quello che ti fanno sempre, in banca! ne parlano i giornali da mesi! anche qui, nel blog della magia!

Niente a che fare, però, con le vertigini di borsa, con i suprime o i fondi di garanzia. Né con le palle raccontate dai cavalieri della finanza e della politica. Solo il breve racconto di un’esperienza fatta con la Cassa Rurale di Fiemme, in Trentino: un corso dal titolo “Contarla su”, centrato sulle tecniche della narrazione organizzativa.

Molte aziende si basano ancora sulla “tribale” consuetudine della trasmissione orale (quando poi la qualità delle relazioni lo permette), e la scrittura resta un faticoso esercizio spesso considerato superfluo, burocratico, troppo compromettente.
Ma la crescente complessità organizzativa rende sempre più necessario scrivere per condividere la conoscenza. A volte questa è l’occasione per far riscoprire a qualcuno il piacere di scrivere. Scrivere, in fondo, è anche un modo per guardarsi dentro, analizzarsi, capirsi. Qualche volta aiuta anche a risolvere i conflitti che sono lì, nascosti da chissà quanto. È un esercizio che spinge a riflettere. Del resto, cos’accadeva con le favole, le leggende, le storie fantastiche che ci raccontavano le nonne, i romanzieri, i maestri, i cantautori? Ci portavano in un altro mondo, ci facevano pensare. Ci insegnavano, senza che ce ne rendessimo conto.

Applicate ai contesti professionali, le tecniche di narrazione possono offrire diversi vantaggi: esprimere concetti complessi in termini semplici; amplificare i significati aggiungendo sfumature; mettere in primo piano alcuni aspetti e relegarne altri sullo sfondo; rendere tangibili concetti astratti; evocare nuove esperienze; parlare alla sfera conscia attraverso quella inconscia, più sensibile e reattiva; stimolare emozioni e riflessioni; generare idee e azioni; aumentare la piacevolezza dei testi professionali.

Invitati a portare in aula i propri casi – pagine web, slide/presentazioni, brochure, dépliant, report, relazioni… – i partecipanti si sforzano di rielaborarli perché diventino storie appassionanti.

Bene, è quanto è avvenuto alla Cassa Rurale di Fiemme: si sono chiusi in un’aula, si sono allenati per qualche ora, poi hanno preso un loro evento, l’assemblea annuale, e l’hanno raccontata, da diversi punti di vista. Allegato qui sotto un assaggio dei risultati.

La magia sta nel fatto che, alla fine, quando ciascuno leggeva la propria storia, gli altri stavano lì, muti, rapiti, ad ascoltare, e a riflettere, come al “C’era una volta…” della nonna.

/Contarla%20su%20CRFiemme.doc

@@@@@@@@@@@@@@@@@@

Ti aspettiamo al Museo della scienza e della tecnica di Milano, per la presentazione del libro Il linguaggio della salute, il 12 novembre alle 18.30 – sala Cenacolo.

Pubblicato da Ale