Articoli marcati con tag ‘emozioni’

Ei fu e sempre… Saràmago

domenica, giugno 20th, 2010

Come quando il sole sarà sul punto di spegnersi,
quando gli uomini si diranno l’un l’altro,
Stiamo perdendo la vista, senza sapere che gli occhi,
a loro,
non servono più a niente.

Così i suoi, ora. Spenti.
Accese, restano le sue pagine, tra le più magiche che conosca…

Inchiodati alla punteggiatura,
a pe(n)sar le frasi: troppo brevi, troppo l u n g h e.
Poi lo si incontra e…

Del suo corpus? Beh, prendete e leggetene tutti.

Se fossimo così imprudenti, o così audaci, come le farfalle,
le falene e altri lepidotteri, e ci lanciassimo nel fuoco
tutti insieme, la specie umana in blocco, può darsi
che una combustione così enorme, un simile
chiarore, attraversando le palpebre di Dio,
lo desterebbe dal suo sonno letargico,
troppo tardi per conoscerci, questo
è vero, ma ancora in tempo per
vedere i
l principio del nulla
,
dopo la nostra scomparsa.

Adeus José

Pubblicato da Franco

Prossima fermata: Corsico

giovedì, giugno 17th, 2010

Che ci saremmo andati, era scritto. Così, siam pronti!

A vedere, toccare, ascoltare e persino assaggiare (complice un micro birrificio).
A vivere insomma, in e con tutti i sensi, quest’opera d’arte totale.
E non s’indignino i wagneriani… si fa quel che si può ;-)

Gli ospiti son vari. Tra quelli d’onore, campeggia Roberto Amadé.
Al suo canto d’autore, un augurio dedicato

Che siate musici o meno, la sonata non cambia:
MusiCamp vi aspetta a braccia aperte!

Pubblicato da Franco

A palco aperto

domenica, aprile 11th, 2010

 

C’è un treno dei desideri
che può anche non partire, fisicamente,
ché tanto si sa che il vero viaggio è quello del cuore.

C’è un capannone
che è diventato arte, e laboratorio per l’arte,
ché la creatività in ogni forma possa trovarvi espressione.

C’è un concerto con palco aperto,
aperto a tutti i musicisti attivi sui social network:
si chiama MusiCamp
ed è un BarCamp dedicato alla Musica e al Web 2.0.

C’è che noi ci si va.
Il 19 giugno a Corsico,
presso l’Associazione Culturale Gheroartè.

Pubblicato da Annalisa

Parole disabitate

lunedì, marzo 29th, 2010

 

Succede che, proteso verso l’altro
in un’ansia comunicativa,
qualunque ne sia il genere,
tu osservi, ascolti, calibri le parole,
soppesandole, somigliandole al tuo interlocutore,
e le pettini, accurate, dedicate,
pronte, messaggio in bottiglia,
ponte, come altre volte dicemmo,
da percorrere avanti e indrè,
tu e l’altro.

Succede che arrivino, ritornino,
tripudio, gaudio, sollazzo:
funziona!
Ma anche no.
E quando no,
tra 0 e 1 lo 0 è lì a maledirti:
la persona non c’è (c’è mai stata?), non vale più l’indirizzo,
ha cambiato parole.

Tu ti aggiri tra quinte di cartone,
d’un tratto osservi le parole e le vedi:
avanzi di una muta di cui resti solo la scorza,
sagome in un paesaggio postatomico,
silente.

E allora davvero ti domandi se
l’attenzione, la cura, la scelta
siano poi vane,
giacché hai pettinato parole
e bambole.

Pubblicato da Annalisa

L’isola che non “Che”

sabato, febbraio 27th, 2010

“Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni

Francesco cantava così, ma non solo

“Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio,
perché con questa spada, vi uccido quando voglio”

Arma, scudo… la parola, oggi, sembra esser davvero la chiave di (ri)volta un po’ ovunque!
Dismessi i suoi vecchi abiti ampollosi, ha indossati, in sintesi, quelli dell’efficacia.
Parole in mimetica dunque, libere e veloci, versate in difesa dei propri territori.

Se siamo quindi d’accordo che:

“Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia”

allora è tempo d’agire, e le parole finiscan qui!
E anche se ridotti, che i caratteri siano valorosi!

Pubblicato da Franco

Parole segrete

domenica, febbraio 7th, 2010

 

Non solo quelle custodite nei recessi dei potenti
e degli intimi,
e neppure le intonate nei conviti di ogni età,
lì a ricreare universi paralleli
d’arte e bellezza. 

Parole antiche centinaia di anni,
nate in Cina da donne analfabete,
nate come lingua della sopravvivenza
e diventate espressione di libertà:
Nushu,
linguaggio delle donne,
là dove la tradizione voleva fosse loro impedita ogni formazione,
ed essere lasciate in vita spesso era già il dono. 

Il 14 febbraio, quando da noi si martorierà San Valentino,
per il calendario lunare-solare cinese
sarà capodanno
e la più diffusa tivù privata della Cina trasmetterà
una leggenda:
pare che il primo manifesto anti-maschilista
dell’umanità sia stato scritto in Nushu
e racconti il dolore di una contadina che,
destinata suo malgrado al primo imperatore della dinastia Song,
ideò quella lingua per denunciare
“il dolore che mi impicca”
ma non smarrire  il contatto con la vita… 

Donne e imperatori, donne e uomini.
Allora, come ora, legate a un filo: un gesto, una parola,
un diniego.
Mai semplicemente donne innamorate.

Pubblicato da Annalisa

La polvere e la neve

martedì, gennaio 5th, 2010

Leggendo l’intervista di Paolo Rumiz a Mauro Corona pubblicata su La Repubblica domenica scorsa, mi ha colpito moltissimo il passaggio in cui Corona commenta il fatto che, nella sua Officina, su tutto ci sia un dito di polvere:

“…e poi la polvere è il segno del tempo. Toglierla è come togliere la neve. Bisogna aspettare che se la porti via il vento”.

Pubblicato da Lucia

Disinstallare un amore

venerdì, novembre 27th, 2009

Aaah carta vergata, anche da zucchero se agli inizi,
carta India, intestata, libera.
Carta lucida, millimetrata nei sentimenti,
moschicida, impigliate le emozioni dell’attimo,
patinata, riciclata? – sarebbe triste -
cartastraccia, giù nel cestino e poi riscritta in bella,
cartasuga, c’hai versato pure due lacrime.
Cartavetro.
L’amore è finito
stop.

Ma ora? Ora a bonificare i ricordi scritti
non basta la restituzione del malloppo cartaceo
o la soluzione nel distruggi-documenti,
che già dal nome è una rivalsa, tiè.

Ora mail, file, tracce digitali
hanno disseminato doline emotive ovunque.
Gli umori risaliranno, renitenti e inaspettati.
E tu?

Cancellare, formattare, disinstallare un amore
è impresa improba.
La neurolinguistica potrebbe aiutarti
con la scozzata o swish pattern
che spodesta abitudini e schemi mentali dolorosi,
capace forse di ridimensionare pure l’amore.
Del resto già Ella Fitzgerald cantava
cutting you down to your size.

Funzionerà anche in tempi di byte?

Wise at last, my eyes at last
Are cutting you down to your size at last
Bewitched, bothered and bewildered – no more…
 
 
 

 

Pubblicato da Annalisa

Grazie a Dio è Venerdì

venerdì, ottobre 30th, 2009

La urli al mondo e magari non la sai dire a tua moglie
la passione, la rabbia, la gioia.
Capita anche ai migliori, del resto,
perché non a te?

Che tu la urli o la cinguetti, le dai le tue parole
magari anche su Facebook,
lì dove ora forse trovi il tuo vicino d’emozione.

Ed è su Fb che ti è venuto a cercare Adam D.I.Kramer,
ricercatore dell’Università dell’Oregon
che si è prefisso di misurare la felicità.
Sì, la felicità degli iscritti al social forum,
analizzandone le parole sventolate nelle finestre che ti chiedono
“What’s on your mind?”

La misura anche grazie a un programma,
il Linguistic Inquiry and Word Count,
che scandaglia la ricorrenza delle parole
e ci dice che ogni lunedì
la felicità media è 9,7 punti percento in meno del venerdì. 

Che sia la prospettiva del weekend o del tempo in famiglia
a infondere in noi contentezza
per ora non è dato sapere, e probabilmente resterà nel privato
(lo studio vede anche felicità alte nei giorni di Natale,
e in altre feste comandate),
ma l’idea, pur se perfettibile, è ganza: 
ne ha scritto lunedì Angelo Aquaro su Repubblica,
e la evidenzia anche il New York Times, qui.

 

Pubblicato da Annalisa

La vita non è in rima

lunedì, ottobre 5th, 2009

«Senti: a te io mi fido tutto,
tu mi comprendi a bastanza
e però non credere che la mia infelicità stia sulle nuvole,
e ch’io vada per la via delle rose…
Non crederlo: mi giudicherai male [...].» 

Con queste righe Pirandello appena diciannovenne
inizia a scrivere alla sorella Lina
una lettera in cui sfoga la propria amarezza:

«La meditazione è l’abisso nero,
popolato di foschi fantasmi,
custodito dallo sconforto disperato [...]
la vita sembra un’enorme pupazzata.» 

Questo scritto mi è venuto in mente leggendo
Acqua e cenere, il romanzo di Chiara Lucchini.

Le ragioni del mio accostamento
sono di natura concettuale e formale: ad esempio
la spaventata consapevolezza dell’esistere,
la necessità mistificatoria delle illusioni,
la ricerca spasmodica di una coerenza che spieghi il perché,
la disincantata rassegnazione di fronte alla latitanza della verità.
L’asciuttezza della prosa, che non lascia scampo,
e morde l’essenza delle cose. 

Sono però altri gli autori
cui fa esplicito riferimento il romanzo.
Ma non ci si aspetti letteratura:
in Acqua e cenere l’assoluta protagonista
è la vita.

Pubblicato da Annalisa