Articoli marcati con tag ‘honesty et policy’

Mondi e pollai

martedì, aprile 10th, 2012


Se alla congiunzione
tu volessi sostituire un articolo,
ne uscirebbe un “Mondi i pollai”
garrulo e tempista congiuntivo ottativo per una lega
che oggi par riconoscersi in quel «L’è ura de netà fo ol polèr»
(è ora di pulire il pollaio).

Ma la e ha la sua ragion d’essere
nella comparazione:
leggi il programma per onorare dal 23 aprile i quattro secoli e mezzo
d’amore che l’Inghilterra nutre per Shakespeare,
considera l’ambiziosa sagacia del Globe to Globe,
inserita nel World Shakespeare Festival ,
poi rifletti sulla mostra che il British Museum dedicherà al poeta
per esplorare il ruolo delle opere di Shakespeare
nella formazione dell’identità nazionale,
e infine dimmi se lo stridore del confronto
lo senti anche qui,
anche tu.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Quando si dice uomini della provvidenza

lunedì, agosto 15th, 2011

«L’elemento che lo distingueva era l’auctoritas
[…] che automaticamente faceva del principe una guida e un sovrano.
Questa autorità non si fondava su norme giuridiche
né era sancita da norme costituzionali,
ma si fondava sul sentimento di riverente ammirazione
che tutti gli abitanti dell’Impero dimostravano per il principe.
Raramente un “uomo della provvidenza”
riconobbe con tanta chiarezza le radici del proprio potere
e seppe svolgere tutta la sua attività politica secondo questo principio.
[…] Con intervalli di tempo quasi regolari,
in occasione di una vittoria o di un avvenimento solenne
nella famiglia imperiale, il principe ordinava la distribuzione
al popolo di una quantità aggiuntiva di beni in natura
o in moneta sonante, accrescendo così la propria fama
di benefattore».

Leggo queste righe di Hans Georg Pflaum su Ottaviano Augusto
e  – dran! – un avantindré di millenni (allora-ora) balena in cinemascope.
Forse perché anche la festa di oggi vien da lui,
o piuttosto perché autorità e augusto sono collegati anche per etimo
e ora, lasciam stare le distorsioni dell’autorità,
ma anche i degni di venerazione e onore paion pochi,
o sarà invece perché quest’anno la festa cade di lunedì
e combinazione torna il conto
con gli illuminati piani di risparmio (o è piuttosto festa “concordataria”?).
Chissà. Il collegamento mentale sarà nato, per ovvia antitesi,
con quella regolare distribuzione al popolo di beni,
o forse perché penso a panem et circenses,
sempre targata Augusto, che era lì a sancire il diritto per la plebe
a occupare posti riservati al circo e al teatro.

E se è per questo, il link non fa una piega:
per il pane possiamo sempre andare a Palazzo Madama,
quanto al circo non c’è che l’imbarazzo della scelta.

 

 

Pubblicato da annalisa pardini

Ma quanto tempo, e ancora?

venerdì, luglio 8th, 2011

Stamani appena sveglia incontro la parola cacolalia
e toh! – mi dico – già dal suono sintetizza con efficacia
la brutta abitudine a parlar male,
parlare addosso gli uni agli altri,
nelle sedi istituzionali, nei dibattiti,
insomma dove lo show si dispiega a ruota ma invariabilmente
si ricompone
e ricorda certe ragazzine che si massacrano di fendenti verbali
e dopo un attimo si sbaciucchiano mielate: «amo’o’o’!».

Se una classe politica compassata e in grigio
forse non la volevamo più, popolo di panza e barzellettieri,
c’è un discreto scarto semantico tra la virata verso l’umorismo
alla Bersani (da approfondire) e lo sciacquettare di lallazioni sguaiate.

Finite per pruderie o emancipazione del gusto
le stagioni delle pochade alla ubalda tutta nuda tutta calda,
la commedia ora è in tutto e per tutto insediata nelle istituzioni.

Sciomastgoonn, ancora?

 

Pubblicato da annalisa pardini

Nuntereggae più

domenica, febbraio 20th, 2011

Riforma della Consulta
non disturbo il raìs
Pio Albergo gli affitti
minorenni incontro di prassi
mi copriva di regali
per rimettersi in pista
questo è doppio autoplagio
12 dèi molti cambi di casacca
squilibri globali
fine del tormentone
quanto costa un deputato?

(19-20 febbraio, parole in libertà
dalle prime pagine on-line di Ansa, Repubblica, Sole 24 ore, Corriere,
Stampa.
La domanda è mia).

Pubblicato da annalisa pardini

Per la liberazione d’Italia

martedì, febbraio 8th, 2011

Bella Italia, amate sponde
pur vi torno a riveder!
Trema in petto e si confonde
l’alma oppressa dal piacer.

Tua bellezza che di pianti
fonte amara ognor ti fu,
di stranieri e crudi amanti
t’avea posta in servitù.

[…]

Così scriveva l’abate e cavaliere Vincenzo Monti
all’indomani della battaglia di Marengo,
battaglia grazie a cui Napoleone e i francesi
si consolidarono padroni di parte dell’Italia settentrionale.

Nelle indecisioni di quegli anni (Bonaparte era un liberatore o no?)
il cavaliere fu uno dei più noti trasformisti, così di lì a poco si adoperò
per ingraziarsi anche gli austriaci, nuovi governanti,
ma – ben inteso – sempre con le sorti dell’Italia nel cuore.

A quaranta giorni dai festeggiamenti per l’anniversario
di quel che verrà un po’ dopo, vale a dire l’unità,
è sempre stimolante ricordare quanto forte si snodi nei secoli
il nostro amor patrio.

Pubblicato da annalisa pardini

Tesorino, un attimino, bungaliamo?

venerdì, gennaio 21st, 2011

Che selvaggi reclutamenti cortigiani
con party al seguito ci siano stati o no
verificherà chi di competenza,
ma le intercettazioni, quelle, già ci sono
e la loro lingua è assai più che temeraria,
pare.

Pare a chi ha letto 389 pagine, anch’esse divertite
o forse potenzialmente divertenti,
se non fosse che è già assodato il loro squallore.

Perché, età anagrafica di prestanti astanti a parte,
quel che si legge nelle trascrizioni
fa quasi tenerezza.

Infantilismi, giovanilismi, vezzeggiativi, diminutivetti,
e al centro “Lui, Gesù”.
Coloradine e stacchetti, amo’ e briffate,
fare sesso – dare denaro,
e sullo sfondo anche un cane, Fiocco di neve,
che fa la misura colma, poverello.
Pensi di stare nel cartone animato di Heidi,
ma continui a leggere e lo scenario è un altro.

Tristezza, per favore va via,
ti viene in mente l’Ornella
ma no, ma no: quale botta di vita?!
Il refrain è un altro,
Pussy, dammi un bacino…

Pubblicato da annalisa pardini

Tempo di latenza

lunedì, dicembre 13th, 2010

La “semplicità volontaria”,
traduzione del forse più noto downshifting,
è indicata da alcuni tra i neologismi più in auge,
e pare stia conquistando fette considerevoli di popolazione.

Per necessità o perspicace scelta di vita, infatti,
c’è chi decide di rallentare i ritmi lavorativi e, in generale,
scalare le marce su tutto ciò che provoca stress,
smarrimento del senso della vita,
ansia da prestazione.

Il fenomeno socio culturale capita a fagiolo per molti di noi
che, tra i primi -anta e quelli dopo,
iniziano a chiedersi “che ci faccio io qui?”
se l’usuale vorticare
diventa una sorta di contrappasso.

A margine mi chiedo se anche quei signori del Parlamento,
tutti lì ad affannarsi in conti e riprove
e a rimpallare idee ormai fatte cencio,
mentre si riempiono la bocca di parole grosse,
parole come responsabilità nazionale e bene del paese
facciano un pensierino sul downshifting.

O, assai più prosaicamente, preferiscano aver fiducia, sì:
nel vitalizio.

Pubblicato da annalisa pardini

Punteggiando

mercoledì, novembre 17th, 2010

Così, per chi era davanti allo schermo, già a orecchio
è stato facile individuare le parole chiave delle due liste,
ma vederne le tag cloud
dà qualcosa di più. E magari non proprio un brivido

Divertissement in venti parole,
ne prendo dieci per ciascuno dei due astanti,
tirate giù dalle loro nuvole in base alla grandezza,
ovverosia alle loro occorrenze. 

(Bersani) Né lavoro mondo può fatto vuole meno vita ciascuno essere 
(Fini) Destra italiani senza essere deve stato cittadini vuol figli solo

Le prendo, le smazzo, le punteggio, a piacere,
conto sull’intrinseca intelligenza delle parole:

Ciascuno  vuole lavoro (ma non) meno vita, né può essere fatto mondo
(qui nel senso figurato di: moralmente puro, privo di colpe).

Italiani, cittadini, figli: (la) Destra vuol, deve, essere (il) solo stato. Senza…
(dopo i puntini: previsione apocalittica).

Il gioco è scoperto, punteggiatamente malizioso,
dell’idea come sono che più ci giochi, con le parole,
più queste ti sprigionano l’essenza.

Pubblicato da annalisa pardini

La tua, la nostra bellezza

martedì, novembre 9th, 2010

Ci gira intorno
questa parola, ci gira intorno come anelito:
liberare dalla turpitudine.

Grandi fratelli, piccole sorelle, minimi sogni,
epici imbrogli e – tra tutto – gladiatorie rovine,
tant’è che di bellezza ce n’è un gran bisogno.

«Noi vogliamo gridare all’Italia di questi giorni meschini,
alla politica di questi cuori tristi, al degrado di una solitudine
autoreferenziale, che si può credere in un’Italia più bella.
Sì, noi crediamo nella bellezza,
che forse non salverà il mondo, ma può dare un senso
al nostro impegno. La bellezza dei nostri paesaggi,
delle nostre opere d’arte, delle nostre ricchezze culturali, certo.
Ma soprattutto la bellezza delle relazioni personali,
la bellezza di andare incontro all’altro privilegiando la curiosità
sulla paura, la bellezza di uno stile di vita onesto e trasparente […]».
                         Matteo Renzi,  La Carta di Firenze

«Tra le tante cose che dobbiamo sconfiggere […]
c’è un’idea della bellezza […] come onnipotenza, giovanilismo
che supera i limiti fisici del tempo che tascorre […],
del tempo che verifica la nostra stabilità psico fisica […],
un’idea terribile, un’idea tragica,
un’idea in cui siamo tutti dentro questo copione,
la vita è una specie di performance della nostra prestanza fisica […]
della nostra capacità di essere sempre dei penosi patetici semidei.
Noi abbiamo bisogno invece di costruire un’altra bellezza […]
e abbiamo bisogno di riscoprire che appunto il contenuto
della passione politica è la ricerca della bellezza,
e la bellezza ha a che fare con il buono, con il giusto, con il vero,
ha a che fare con il pudore […]».
                          Nichi Vendola, Congresso nazionale

«La bellezza di quest’uomo […] guarda la bellezza di avere una faccia così, […]
ma la bellezza! questo sguardo che si vedeva che dietro
gli si muovevano tanti di quei mondi […]».
                         Roberto Benigni a Roberto Saviano, Vieni via con me

Nulla di solenne, semplicemente la bellezza >>.

Nulla di solenne, già,
ma oltre la soggettività che fonda e zavorra
il nostro sentire e la nostra personale percezione di dignità, verità
e, sì, anche bellezza,
ci sarà un momento in cui tu senti
che è tornata l’ora di provare a condividere
coi tuoi simili?

 

p.s.: "La bellezza salverà il mondo" afferma
il principe Miškin nell'Idiota di Dostoevskij.
Interessante chiedersi come, se non anche perché.
Pubblicato da annalisa pardini

Consigli per gli acquisti

sabato, luglio 31st, 2010

C’è parte di un documento imbarazzante,
quantomeno per efficacia comunicativa,
e c’è nome e cognome
di un neolaureato che offre a tariffe modiche
la propria consulenza
affinché scansino future figuracce,
oggi,
in una delle lettere ad Augias
su Repubblica.

Per Alessandro Carbonetti, cioè l’attento lettore,
a scansar l’onta dovrebbero essere i redattori
di un documento
dell’ufficio di presidenza del Pdl
che fa così:

“(…) Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilita’ che non e’ mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario (…)”.

Alessandro nota nel passo la nervosa ripetizione
di alcune parole e lo scivoloso abuso
della negazione, e ne propone perciò una riscrittura,
certo più chiara e leggibile,
ignoriamo se altrettanto veritiera.

Comunque balza agli occhi
che più che di un’Operazione memoria
questi signori necessiterebbero
di un Intervento grammatica.

(Se lo ricordino
la prossima volta che rosicheranno
alla scuola pubblica
vitali ore di lezione, italiano in primis).

Pubblicato da annalisa pardini