Articoli marcati con tag ‘informazione’

C’eravamo tanto amati

mercoledì, agosto 7th, 2013

Tu, io e il fax.

Da un ufficio all’altro, magari adiacenti di corridoio.

Da una postazione all’altra, fors’anche vicini di scrivania.

E invece non più: addio fax.

 

Da un emendamento nel “decreto del Fare” del governo

una rivoluzione:

nella pubblica amministrazione italiana il fax scompare.

Le comunicazioni tra gli uffici avverranno soltanto per via telematica,

attraverso l’email.

 

Chi ruota attorno alla PA

ne avrà da riflettere, che alle famose

30 REGOLE per scrivere testi amministrativi chiari

si dovranno pur aggiungere metodi ad hoc.

 

Con un occhio innovativo anche alla netiquette,

per giunta, che pure il mondo delle email

pare in subbuglio

per quella scoperta statunitense

che, fuori dai denti e numeri alla mano,

dice questo: se sei stato troppo gentile nel proporti via email

ti filano di meno che se ci infili dentro un po’ di

“sana negatività” (virgolette imprescindibili, ça va sans dire).

 

Inenarrabile solluchero

immaginare cosa ne potrà sortire.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Capre e cavoli

mercoledì, dicembre 5th, 2012

Il mezzo è il messaggio?
Ancora qui a chiedercelo a cinquant’anni da Mc Luhan,
tra chat e social vampiri,
candidati ipermediatici
perfetti e perdenti,
ostracismi mortiferi via Facebook,
e poi Serra, che sul discorso ama tornare
e ieri conclude la sua Amaca così:
“Fino a che l’uso ferino e irresponsabile della parola
sarà considerato l’inevitabile prezzo da pagare al web,
il web sarà il più grande recipiente di somari
e di fanatici mai visto in cielo e in terra”.
Già, pure in cielo, ché con l’hashtag @pontifex
anche il Papa sarà su Twitter dal 12 dicembre,
e ha già 500.000 follower! Fedeli?
“Famme vince’ la schedina!”
“Se twitto una bestemmia lei mi hastagga una scomunica?”
“È consapevole del fatto che @pontifex sembra una marca di preservativi?”
E così via, in 7 lingue.

Dicevamo?

Pubblicato da annalisa pardini

L’emozione che nasce

domenica, ottobre 21st, 2012

Riconosceranno le nostre parole,
anche se avremo sussurrato solo sillabe,
anche se l’avremo fatto anni e anni addietro
per dar loro il benvenuto al mondo.

Lo faranno, ché a pochi giorni di vita già sono capaci di ricordare
e lo dimostra uno studio in buona parte italiano,
pubblicato sui “Proceedings of the National Accademy of Sciences”.
Condotto all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine e coordinato
da alcuni ricercatori della Sissa, lo studio dimostra che nel cervello
dei neonati sono attivi sistemi fondamentali della memoria uditiva
che permettono di memorizzare informazioni relative al parlato.

Dopo aver fatto ascoltare ai piccoli varie parole o sillabe,
i ricercatori le hanno riproposte insieme ad altre inedite,
ma solo quando i neonati hanno ascoltato sillabe già udite
sono entrate in funzione le stesse aree cerebrali
preposte negli adulti al recupero delle informazioni.
Anziché sillabe, meglio dire sequenze di vocali già udite,
ché i circuiti di elaborazione della memoria
si sono attivati all’ascolto di identici suoni vocalici,
indipendentemente dalle consonanti.

Fin qua la scienza, oltre – probabilmente – solo la fantasia,
ché chissà se medicina, fonetica, cantoterapia e quant’altro
sapranno renderci l’impressione dei primi ascolti e, ancora,
dirci se vocali anteriori o posteriori o centrali, alte o basse,
arrotondate o no, orali o nasali
avranno influito sull’emozione del nostro primo riconoscimento,
e forse sul nostro domani.

 

 

Pubblicato da annalisa pardini

L’informazione è la prima…

giovedì, gennaio 19th, 2012

… medicina.
Così inizia il Manuale per la comunicazione in oncologia,
a cura di Stefano Vella e Francesco De Lorenzo,
edito dall’Istituto superiore di sanità
e frutto di 10 anni di studi e indagini.

Qui i dettagli su studi e intenti alla base del manuale
e qui il link per scaricarlo.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Nuntereggae più

domenica, febbraio 20th, 2011

Riforma della Consulta
non disturbo il raìs
Pio Albergo gli affitti
minorenni incontro di prassi
mi copriva di regali
per rimettersi in pista
questo è doppio autoplagio
12 dèi molti cambi di casacca
squilibri globali
fine del tormentone
quanto costa un deputato?

(19-20 febbraio, parole in libertà
dalle prime pagine on-line di Ansa, Repubblica, Sole 24 ore, Corriere,
Stampa.
La domanda è mia).

Pubblicato da annalisa pardini

Una camera a gas

venerdì, marzo 19th, 2010

 

Ti telefono o no ti telefono o no?
(…)
mi telefoni o no mi telefoni o no?
(…)


Se lo saran chiesto gli intercettandi?
Che mi par quasi un fotoromanzo
di brutta fattura,
coi balloon sghimbesci lì a sparar bischerate,
non fosse che decidono di parte della nostra libertà
e, come ricorda Floris,
finiamo per perderla un pezzo alla volta, la libertà. 

Tra i balloon che tracimano
e le balle che girano,
tocca pure leggere certe esternazioni:
«Con tutto quello che ci fanno ne abbiamo le scatole piene».

Appunto.

 

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Pubblicato da annalisa pardini

Oggetto: Leggimi

giovedì, maggio 7th, 2009

Oggi sul Corriere della Sera ho trovato un articolo interessante scritto da Beppe Severgnini dal titolo “Come scrivere email destinate al cestino“.
Paragonando l’email a un kamikaze destinata a schiantarsi nella posta eliminata, racconta come scriverla per essere letti con successo dal destinatario.

Pubblicato da Chiara

Filmmaker digitale. Dal progetto alla distribuzione

martedì, marzo 24th, 2009
Il cinema racchiude in sé molte altre arti; così come ha caratteristiche proprie della letteratura, ugualmente ha connotati propri del teatro, un aspetto filosofico e attributi improntati alla pittura, alla scultura, alla musica. (Akira Kurosawa)

Il Filmmaker digitale” è un manuale tecnico scritto da Daniele Maggioni e Angelo Albertini.
Nato come evoluzione di “Professione Filmmaker” (Mondatori, 1998) di Daniele Maggioni tiene conto della rivoluzione digitale che sta stravolgendo il cinema in un contesto produttivo completamente mutato: l’avvento del digitale ha permesso di filmare con mezzi che vanno dal telefonino alle camere digitali di grande formato.
Questo manuale consente di prepararsi a girare filmati professionali attraverso un iter molto dettagliato: dal progetto del film alla preproduzione, dalla scelta delle attrezzature all’organizzazione delle riprese fino alle scelte di regia. Il filmato viene poi seguito nella postproduzione (montaggio) fino alla distribuzione e alla vendita. I problemi che si presentano sono molto concreti, per esempio come organizzare un budget. Così pure gli esempi sono tratti da esperienze di produzione recenti; mentre un apparato di illustrazioni in sequenza rende molto chiari i movimenti della macchina da presa in tutte le sue possibilità. Una parte finale è dedicata alle possibilità di accedere a un finanziamento, alla distribuzione e alla vendita di un filmato con tutti gli indirizzi utili in Italia e all’estero.
Il “Filmmaker digitale” è rivolto in generale agli appassionati del cinema perché intende analizzare i grandi cambiamenti in atto non solo tecnici, ma anche linguistici: un manuale tecnico-pratico completo che non rinuncia ad aperture creative e che fa riflettere sulle ragioni che ci spingono a filmare.

Autori:

Daniele Maggioni è direttore della Scuola di Cinema Televisione e Nuovi Media di Milano e uno tra i fondatori del Festival Filmmaker. Come produttore ha lavorato, tra gli altri, con Silvio Soldini e Marina Spada. È autore del volume Professione filmmaker (Mondadori, 1998).

Angelo Albertini, fondatore della casa di produzione LeClip, è un giovane filmmaker freelance cresciuto in ambiente digitale.

Pubblicato da Chiara

chiaro ed informato dissenso

mercoledì, settembre 17th, 2008

La notizia è sui quotidiani di oggi. Secondo la Cassazione, è legittimo che un paziente rifiuti le cure, purché lo scriva, e lo scriva “in modo articolato ed inequivoco”. Sentenza nata dal caso sollevato da un Testimone di Geova.
Naturalmente non commento il caso, ma ciò che vi si legge, esplicitamente ed implicitamente, sulla lingua. Che si debba mettere per iscritto la propria volontà, possiamo darlo per scontato: se lo si esige dal medico, è specularmente corretto che lo si esiga dal paziente. Così come è giusto che la propria volontà di non curarsi sia espressa in modo “inequivoco”, cioè chiaro e limpido. Che è anche quello che ciascuno di noi vuole dal suo medico. Una qualche perplessità lascia invece la prima modalità, quell'”articolato”, cioè come dire, ben strutturato, complesso, non semplice. Lascia perplessi perché la capacità di scrivere in modo articolato non è di tutti; perché lascia pensare che sull’argomento una persona debba quasi scrivere un “tema”, un piccolo trattato in cui convince o cerca di convincere il medico della sua scelta. Perché di fatto quindi l’opzione della non cura, quello che potremmo chiamare “dissenso informato”, se così concepita, diventa opzione per pochi e non per tutti. Si può discutere sul merito della questione, se sia giusto o meno rifiutare le cure: ed ognuno dice quel che vuole (quante ne abbiamo sentite sul caso Englaro!), ma non si può discutere, credo, sulla democrazia della parola: a tutti deve essere data la possibilità reale, non teorica, di poter esprimere una propria scelta, senza che vi sia uno scoglio linguistico. Perché, come si è cercato di fare con il “Linguaggio della salute”, la lingua sia un veicolo di salute, non di malattia, di verità e non di menzogna, disponibile a tutti, non a pochi. Una salute veramente democratica passa anche per un linguaggio veramente democratico. Ci sono casi in cui credo valga la massima evangelica: “dite sì quando è sì, no quando è no. Il di più viene dal maligno”.

Pubblicato da lorenzo