Articoli marcati con tag ‘linguaggi settoriali’

Guardi, ti fermi, allunghi la mano

domenica, maggio 26th, 2013

E, se ti piace, apri il portafoglio.
Poi continuerai con la lettura, ché tu e il tuo libro
ora vi appartenete.

Come l’hai scelto? preparato o d’impulso?
Certo anche per quei colori, quel dorso, l’immagine,
il titolo, la fascetta.
L’hai tenuto tra le mani, hai esplorato la quarta di copertina,
i risvolti, hai assaporato il blurb,
o forse l’hai colto in un catalogo online
o ti ha impressionato il book trailer.

Quanti aspetti tecnici siano sottesi al successo di un libro e
determinino la sua scelta, in libreria e sul web,
siamo forse inclini a dimenticarlo,
ma li percorre benissimo il manuale di Silvia Frattini
Comunicare il libro – dalla quarta al web,
che butta un occhio al passato per approfondire il presente
e le nuove frontiere del lavoro editoriale,
e – attraverso una ricca collezione di esempi –
insegna come parlare al lettore, anche quello online,
anche quello dei testi accessibili.

Già, perché tutto il paratesto, copertine, soffietti, e affini
spazi di rappresentanza e seduzione,
hanno anch’essi bisogno di specifica cura,
nelle immagini, nei colori, nelle parole.
Per tagliare quel che non serve – ricorda Silvia –
e far respirare il cuore.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Reciproche fiducie

lunedì, aprile 8th, 2013

E se la società fosse costruita
e concretamente vissuta sulla fiducia?

Se lo chiede Chiara Lucchini
su Palestra della Scrittura,
e risponde così.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Chissà se va

mercoledì, gennaio 5th, 2011

A ragionar su Totò, Calvino e gli orrori dell’antilingua
si è sempre aggiornati,
non tanto perché ormai non si sappia su cosa intendevano
ironizzare  e riflettere
i due grandi su citati,
ma solo perché, anche se lo sappiamo,
continua a piacerci quella fuga dal concreto della vita
per inseguire l’astratto del sofisma.

Alludo alla parola,
com’è ovvio, e al suo uso
affettato e scivoloso tutt’ora in auge,
anche nei gerghi che dovrebbero essere più diretti.
E invece
l’emozione, frettolosa e sincopata nei mugolii del paraverbale,
si sdilinquisce nella scelta delle parole:
“la velocità delle percussioni” “cerca l’inserimento”
“ma tiene vivo il possesso”
e “quando si accende dimostra tutta la sua qualità”
anche se “difetta di autostima”.

Sì, non è di un malcerto approccio sessuale
che si sta parlando,
ma del gergo calcistico
così come riferisce una sapida analisi di Bartezzaghi.

Pubblicato da annalisa pardini

Madonega!

domenica, novembre 2nd, 2008

“Madonega!” Loro la esprimono così l’espressione di stupore o di meraviglia. “Loro” sono i trentini: che non sempre stanno lì a trotterellare. Anzi, a dire il vero, mi sembra proprio che corrano, tanto sono “avanti”.

Ce l’ha già fatto intuire Ale, il nostro altro blogger, con un messaggio di qualche giorno fa. Lo posso confermare anch’io, che con l’Ale (come si fa a Trento, con l’articolo davanti al nome) ho potuto verificare di persona quanto sia vero, andando su, in val di Fiemme, a parlare di narrazione d’impresa a quelli della Cassa Rurale. Per parlare di parole cioè, di quelle, in particolare che servono per raccontare. Anche in azienda, anche in banca. Mica per contarla su e basta! Ma per dare il benvenuto ad uno nuovo dipendente, per relazionare sul corso che hanno appena seguito, per far capire il processo di aggregazione con altre banche o addirittura per redigere il capitolo introduttivo di un libro (che parla di narrazione d’impresa, ovviamente). Leggere, per credere.

Le storie che hanno saputo inventare sono insieme belle ed efficaci, e trasmettono insieme valori e conoscenza. E le hanno sapute tirar fuori dal chiuso di una sala, ma aprendo la loro mente a ciò che hanno intorno, persone, territorio, storie. Da Tesero, in val di Fiemme, credo, una lezione su come si può lavorare bene con efficacia, magari anche divertendosi. Madonega, questi fiemmesi sono proprio in gamba… (a qualche bauscia verrà anche un po’ di invidia, c’è da scommettere).

/CRFiemme%2028%20ottobre%202008.pdf

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Ti aspettiamo al Museo della scienza e della tecnica di Milano, per la presentazione del libro Il linguaggio della salute, il 12 novembre alle 18.30 – sala Cenacolo.

Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
http://www.palestradellascrittura.it/

Pubblicato da lorenzo

Contarla su… in banca, poi!

domenica, ottobre 26th, 2008

Sì, lo so, se hai appena il post precedente hai già pensato che siamo ben strani noi della Palestra della scrittura: facciamo persino pubblicità ai nostri concorrenti, quelli della Holden.
Ora che hai letto questo titolo lo hai pensato un’altra volta: “contarla su” è quello che ti fanno sempre, in banca! ne parlano i giornali da mesi! anche qui, nel blog della magia!

Niente a che fare, però, con le vertigini di borsa, con i suprime o i fondi di garanzia. Né con le palle raccontate dai cavalieri della finanza e della politica. Solo il breve racconto di un’esperienza fatta con la Cassa Rurale di Fiemme, in Trentino: un corso dal titolo “Contarla su”, centrato sulle tecniche della narrazione organizzativa.

Molte aziende si basano ancora sulla “tribale” consuetudine della trasmissione orale (quando poi la qualità delle relazioni lo permette), e la scrittura resta un faticoso esercizio spesso considerato superfluo, burocratico, troppo compromettente.
Ma la crescente complessità organizzativa rende sempre più necessario scrivere per condividere la conoscenza. A volte questa è l’occasione per far riscoprire a qualcuno il piacere di scrivere. Scrivere, in fondo, è anche un modo per guardarsi dentro, analizzarsi, capirsi. Qualche volta aiuta anche a risolvere i conflitti che sono lì, nascosti da chissà quanto. È un esercizio che spinge a riflettere. Del resto, cos’accadeva con le favole, le leggende, le storie fantastiche che ci raccontavano le nonne, i romanzieri, i maestri, i cantautori? Ci portavano in un altro mondo, ci facevano pensare. Ci insegnavano, senza che ce ne rendessimo conto.

Applicate ai contesti professionali, le tecniche di narrazione possono offrire diversi vantaggi: esprimere concetti complessi in termini semplici; amplificare i significati aggiungendo sfumature; mettere in primo piano alcuni aspetti e relegarne altri sullo sfondo; rendere tangibili concetti astratti; evocare nuove esperienze; parlare alla sfera conscia attraverso quella inconscia, più sensibile e reattiva; stimolare emozioni e riflessioni; generare idee e azioni; aumentare la piacevolezza dei testi professionali.

Invitati a portare in aula i propri casi – pagine web, slide/presentazioni, brochure, dépliant, report, relazioni… – i partecipanti si sforzano di rielaborarli perché diventino storie appassionanti.

Bene, è quanto è avvenuto alla Cassa Rurale di Fiemme: si sono chiusi in un’aula, si sono allenati per qualche ora, poi hanno preso un loro evento, l’assemblea annuale, e l’hanno raccontata, da diversi punti di vista. Allegato qui sotto un assaggio dei risultati.

La magia sta nel fatto che, alla fine, quando ciascuno leggeva la propria storia, gli altri stavano lì, muti, rapiti, ad ascoltare, e a riflettere, come al “C’era una volta…” della nonna.

/Contarla%20su%20CRFiemme.doc

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Ti aspettiamo al Museo della scienza e della tecnica di Milano, per la presentazione del libro Il linguaggio della salute, il 12 novembre alle 18.30 – sala Cenacolo.

Pubblicato da Ale

Feticci e persone

lunedì, maggio 19th, 2008

.
Poco tempo fa, leggendo queste righe
a commento di un articolo apparso sul «Lancet»,
autorevole rivista medica,
pensai quanto in tema fosse con la nostra ricerca
ora pubblicata da Sperling, Il linguaggio della salute.

In tema nell’evidenziare come
una comunicazione poco chiara da parte dei medici
possa mettere a repentaglio la salute
dei pazienti.

Leggo sul «Corriere della Sera»
lo stesso collegamento,
e ve lo propongo ora, qui.
.

Pubblicato da annalisa pardini

Sanitese + burocratese: cocktail esplosivo

sabato, novembre 3rd, 2007

Il generatore automatico di piani sanitari: prontuario di frasi
per riempire di vuoto il nulla

“Il modello di sviluppo persegue l’accorpamento delle funzioni e il decentramento decisionale secondo un modulo di interdipendenza orizzontale non dando certo per scontato, nella misura in cui ciò sia fattibile, il coinvolgimento attivo di operatori e utenti.”

O ancora:
“Il nuovo soggetto sociale si propone il superamento di ogni ostacolo e/o resistenza passiva nel primario interesse della popolazione, sostenendo e vitalizzando in termini di efficacia e di efficienza una congrua flessibilità delle strutture.”

Potremmo andare avanti così giorni interi: le combinazioni paiono infinite (gli amanti dei numeri stimano sette milioni di frasi).

Marco Marchi, dell’Istituto di biostatistica ed epidemiologia dell’Università di Pisa, e Piero Morosini, direttore di laboratorio dell’Istituto Superiore di Sanità, hanno svolto uno studio linguistico di vari piani sanitari elaborati negli ultimi anni. Estrapolandone i concetti e le frasi più ricorrenti, hanno realizzato una tabella definita Generatore automatico di piani sanitari.

Provateci, è esilarante (solo che se leggete davvero un piano sanitario viene meno da ridere).

Anche di questo parleremo a Bologna, al Compa, martedì 6 novembre, ore 14,15, nel convegno La grammatica della salute.

P.P.S. Già compilato il sondaggio?

Pubblicato da Ale

Second Life: gioco o realtà parallela?

mercoledì, giugno 13th, 2007

“Non sto costruendo un nuovo gioco, ma un nuovo Paese”.
Philip Rosedale aveva già le idee chiare, quando nel 1999 fondò a San Francisco la società Linden Lab. Convinse Mitch Kapor (il padre del software Lotus 1-2-3) a investire in un progetto rivoluzionario.
Nel 2003 Second Life viene lanciata nel web.
Oggi gli utenti registrati sono oltre 6 milioni.

Per entrare nel mondo parallelo di Second Life (SL)


Il vocabolario della SL (alcuni esempi)

AFK (away from keyboard), essere lontani dalla tastiera mentre si è collegati a SL
AR (abuse report), per segnalare a Linden Labs comportamenti che violano le regole
AVATAR, in sanscrito indica l’incarnazione di una divinità in un corpo fisico. Nella SL è l’alter ego virtuale con cui si presentano i residenti
CAGES (gabbie), rinchiudervi un resident è una forma diffusa di GRIEFING (molestia), vietata in SL (almeno in teoria)
CAMPING CHAIR (sedie da campeggio), situate di solito nei pressi dei casinò, consentono di guadagnare due Linden dollar ogni dieci minuti, semplicemente standovi seduti
FREEBIE, oggetti che si possono ottenere gratis in SL
LINDEN DOLLAR, la valuta in uso nella SL, acquistabile al tasso di cambio di 267,2 Linden dollar per un dollaro Usa reale
MONEY TREES, alberi dei soldi con appese banconote, mele, banane, ananas: chi le trova e le raccoglie, guadagna alcuni Linden dollar
NEWBIE, chi si è appena iscritto a SL
PRIMITIVE, elementi base che servono a realizzare le costruzioni di SL
RESIDENT, ogni giocatore, cittadino, abitante di SL (e tutti gli account creati in SL)
TEEN GRID, limitazioni d’accesso a SL: occorre avere più di 13 anni. Per chi ha fra i 13 e i 18 anni c’è la Teen Area, non accessibile agli adulti
TRINGO, tombola digitale alla quale si gioca nei casinò virtuali della SL

Pubblicato da simo

Scienza e società: un problema di comunicabilità

domenica, maggio 20th, 2007

Potrebbe sembrare inutile sottolineare l’importanza della comunicazione della scienza nella società moderna. E’ anche vero però, e questa è solo apparentemente un’osservazione banale, che sono poche le persone pienamente consapevoli di vivere in un mondo dominato dagli sviluppi scientifici e dal progresso tecnologico e, soprattutto, capaci di comprendere appieno questi sviluppi.

Il principale problema da affrontare per comunicare la scienza, ma è chiaramente legato a tutti i tipi di comunicazione, è quello del linguaggio. In estrema sintesi, per il comunicatore si pone il problema di far corrispondere a concetti espressi in un linguaggio scientifico, fortemente convenzionale e perciò specialistico, concetti espressi nel linguaggio ordinario.

Quest’ultimo infatti, a differenza di quello scientifico, in cui ogni termine ha un significato ben precisato e risulta perciò utilizzabile solo in determinati contesti, contiene termini che presentano due tipi di inconvenienti: o designano più cose diverse, anche se ben definite (ad esempio la parola “ospite”, che in italiano ha addirittura due significati opposti), o designano concetti nebulosi, assai mal definiti, spesso nemmeno suscettibili di una esatta definizione (si pensi, per esempio, a parole come “tempo”, “paura”, “diritto” e così via).

Colui che deve comunicare la scienza si trova perciò nella posizione tipica di un interprete, il quale traduce da una lingua complessa (e incomprensibile ai più) ad una lingua più accessibile. Risulta perciò fondamentale che questo interprete conosca sia l’una che l’altra, pena la perdita completa del contenuto del messaggio scientifico o una sua mistificazione.

Il rigore e la precisione del linguaggio scientifico dovrebbero essere mantenuti il più possibile presenti nella trascrizione a linguaggio ordinario, al fine di ottenere la richiesta correttezza dei contenuti del messaggio. Quando questo non è possibile allora si fa uso di analogie, metafore, paragoni e altre figure retoriche, tutti strumenti che, se usati saggiamente, possono comunque aiutare a comprendere il reale significato del messaggio stesso.

Solo a questo costo è possibile svolgere vera divulgazione scientifica.

***
PS Una buona lettura preliminare sull’argomento (rivolta in particolare alla divulgazione della fisica) è il breve saggio “Le parole e le cose: osservazioni sul rapporto tra linguaggio scientifico e lingua ordinaria” di Carlo Tarsitani, dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Pubblicato da Emiliano

Il danno epatico è un evento avverso per i fans

sabato, maggio 19th, 2007

E io che ho già i biglietti per il concerto di Vasco!
Ma i divi del rock, i loro concerti e i fan che per ore negli stadi cantano, saltano e sudano questa volta non c’entrano.

I FANS sono i farmaci antinfiammatori non steroidei come il nimesulide, di cui in questi giorni si sente tanto discutere, dopo che l’Agenzia Irlandese del Farmaco ne ha chiesto il ritiro dal mercato per 6 casi di danni al fegato, registrati fra il 1999 e il 2002 in altrettanti pazienti.

Il linguaggio medico e quello farmaceutico non brillano certo per chiarezza e semplicità, sentite qui: Usare con cautela nei soggetti con carenza di glucosio-6fosfato idrogenasi. Dosi elevate o prolungate del prodotto possono provocare un’epatopatia ad alto rischio. Queste sono le avvertenze del paracetamolo, un comunissimo farmaco da banco che si può acquistare senza ricetta medica.

Chi è il destinatario di quel messaggio? Chi è in grado di capirlo? Cosa penserà chi deve usarlo: mi tengo il mal di testa o mi spappolo il fegato? E poi, chi deve prendere un farmaco ha già un malessere da curare. In qualche caso una malattia. Perché aggiungere ansia e frustrazione?

Non sorprende che a volte i pazienti sviluppino una certa sfiducia nei confronti dei medici. Non per cattiveria o per cattiva volontà. Per cattiva comunicazione, piuttosto!
Anche in Italia negli ultimi anni sono enormemente aumentate le denunce e le richieste di risarcimento nei confronti dei medici. Uno studio dell’ANIA, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, attesta intorno al 150% l’aumento di esposti per responsabilità professionale dal 1994 al 2002. Lo stesso studio individua come principale causa di questo incremento non tanto l’errore della diagnosi, quanto piuttosto una comunicazione medico-paziente inefficace.
Con quanta cura il medico spiega rischi e benefici di una terapia? Quanto si rende comprensibile dai suoi pazienti?

La fiducia, fattore determinante nel processo di cura e guarigione, si comincia a costruire da lì: dalla condivisione dello stesso registro linguistico. Ogni relazione, del resto, si fonda sulla comunicazione, contenuto e forma. Se la lingua del medico non è quella del paziente, per bendisposto che sia, il medico alle sue orecchie apparirà sempre come uno straniero.

Pubblicato da Franci