Articoli marcati con tag ‘linguaggio’

Lingua sessuata

domenica, febbraio 14th, 2010

Toccare la lingua è come toccare la persona stessa.

Non alludo all’organo
ma all’idioma,
e traggo la frase dalle Raccomandazioni per un uso non sessista
della lingua italiana, di Alma Sabatini.

Le Raccomandazioni fanno parte di un più ampio studio,
Il sessismo nella lingua italiana, elaborato
per la Presidenza del Consiglio dei ministri
e per la Commissione per la Parità e le Pari opportunità
tra uomo e donna.

Correva l’anno 1987.

Lo scopo di queste raccomandazioni è di suggerire alternative
compatibili con il sistema della lingua
per evitare alcune forme sessiste della lingua italiana,
almeno quelle più suscettibili di cambiamento.
Il fine minimo che ci si propone è di dare visibilità linguistica alle donne
e pari valore linguistico a termini riferiti al sesso femminile.

Il fine minimo mi impressiona.
Mi impressiona tanto più pensando all’oggi,
come spesso accade tra queste pagine.

Cari candidati, care candidate
- leggo poi nella petizione on line ora promossa
dal Gruppo di studio Genere, lingua e politiche linguistiche -
vi proponiamo di riflettere sugli slogan e il linguaggio
che utilizzerete in campagna elettorale,
oltre che sulle politiche che proporrete e vi impegnerete a realizzare.
Il linguaggio non comunica solo un contenuto
ma rivela anche il modo di vedere la realtà,
e crediamo che non desideriate fraintendimenti da parte di chi vi voterà.
Vi chiediamo quindi rinnovare il vostro modo di rivolgervi all’elettorato
riferendovi esplicitamente anche alle donne e non solo agli uomini:
cominciate a parlare a elettori ed elettrici,
a scrivere a cittadini e cittadine,
a invitare persone e non più solo uomini.
Le donne non stanno più fuori della porta del seggio elettorale:
anzi, partecipano sempre più alla vita pubblica
e proprio per questo la loro presenza deve essere resa visibile
anche attraverso il linguaggio
[...]

Leggo, ricordo, firmo.

Pubblicato da Annalisa

Parole segrete

domenica, febbraio 7th, 2010

 

Non solo quelle custodite nei recessi dei potenti
e degli intimi,
e neppure le intonate nei conviti di ogni età,
lì a ricreare universi paralleli
d’arte e bellezza. 

Parole antiche centinaia di anni,
nate in Cina da donne analfabete,
nate come lingua della sopravvivenza
e diventate espressione di libertà:
Nushu,
linguaggio delle donne,
là dove la tradizione voleva fosse loro impedita ogni formazione,
ed essere lasciate in vita spesso era già il dono. 

Il 14 febbraio, quando da noi si martorierà San Valentino,
per il calendario lunare-solare cinese
sarà capodanno
e la più diffusa tivù privata della Cina trasmetterà
una leggenda:
pare che il primo manifesto anti-maschilista
dell’umanità sia stato scritto in Nushu
e racconti il dolore di una contadina che,
destinata suo malgrado al primo imperatore della dinastia Song,
ideò quella lingua per denunciare
“il dolore che mi impicca”
ma non smarrire  il contatto con la vita… 

Donne e imperatori, donne e uomini.
Allora, come ora, legate a un filo: un gesto, una parola,
un diniego.
Mai semplicemente donne innamorate.

Pubblicato da Annalisa

E invece era un calesse

giovedì, novembre 12th, 2009

Da sempre sorrido alla capacità della parola di creare
qui pro quo:
malintesi, bucce di banana
dove pure agli esperti capita di scivolare.
Ne potrei fare collezione, anche privata,
testimone e partecipe di alcuni clamorosi fraintendimenti
tra persone che i principi della comunicazione li conoscono,
li insegnano, li praticano, ma non si salvano.

Non si salvano dal pantano della delusione,
dello spiazzamento, dal giramento di balle
o, viceversa, dall’ingrato ruolo del caprone che,
per quanto pontifichi, sbaglia.

Sbaglia?

La neurolinguistica affina la sensibilità alle parole,
spiega i passaggi dalle realtà alle percezioni, e poi
alle nostre parole singolarmente plasmate
per incanalare e infine trasmettere
quelle precise percezioni e realtà.
Con l’avverbio intendo proprio individuo per individuo
e dunque, per estensione, eccezionalmente,
ché ognuno sta solo sul cuor della terra
e consapevolezza, studi, benevolenza (se c’è)
mai potranno far coincidere individuali mappe della realtà
e pensieri e parole,
amen.

Così sorrido il doppio quando leggo
che negli uffici pubblici si dovrà essere gentili per norma:
per carità, l’intento è encomiabile.

(Si attendono corsi di cortesia
per presidenti, ministri, segretari e sotto, parlamentari,
giornalisti, presentatori, opinionisti, comparse,
docenti, discenti, imprenditori, dipendenti,
ristoratori, intrattenitori, chi più ne ha più ne metta,
cittadini compresi).

Pubblicato da Annalisa

Fatti di parole

venerdì, ottobre 2nd, 2009

Prima ancora del flusso di sensazioni provocato dall’incontro della mente con l’ambiente esterno, sono i cosiddetti “manufatti mentali” (nomi, parole…) all’origine della straordinarietà umana.

Ne è convinto il ricercatore Steven Pinker nell’ultimo saggio appena pubblicato in Italia da Mondadori.

pinkerOgni individuo è insieme produttore e consumatore di significati, e nel linguaggio sono radicati i concetti di divinità, potere e giustizia, le nozioni di intimità, benessere e pericolo, una filosofia del libero arbitrio.

Proprio per questo – e qui sta il focus – un esame approfondito dei mezzi e delle modalità dell’espressione verbale può rivelarsi prezioso per capire chi siamo e le vere ragioni dei nostri comportamenti in quella rete di influenze reciproche che è la “comunità dei parlanti”.

Pubblicato da Silvia

La mezcla es la base

domenica, maggio 10th, 2009

(y la vivacidad también)

Se Sergio Tofano fosse ancora tra noi,
il suo Signor Bonaventura,
strampalato personaggio con marsina, bombetta rossa
e quel cartello bianco sotto braccio con la scritta Un milione,
avrebbe uno spunto in più per un’avventura milionaria:
ma sarebbe in parole, e non più in lire,
il premio finale.

Un milione di parole!
Chissà se ambìte, ma tante sono quelle
del vocabolario inglese.
Più del triplo del lessico italiano,
quattro dello spagnolo, dieci del francese.

Sono, ma meglio dire saranno, perché
secondo il countdown avviato dal Global Language Monitor,
istituto con base in Texas, la lingua inglese
raggiungerà il milione di parole in giugno.

A parlarci di questo “broken english”
alla soglia di un consistente primato
sono Enrico Franceschini e Stefano Bartezzaghi
che ne scrivono ieri, su R2 di Repubblica.

Broken english, perché è dell’inglese anche scorretto
e sgrammaticato che si parla.
Aperto alle influenze straniere, agli slang,
assemblabile, vivo:

la supremazia dell´inglese dipende proprio
dalla facilità con cui si lascia invadere,
storpiare, corrompere.


Secondo il Global Language Monitor,
per entrare nella lingua inglese una nuova parola
deve essere compresa da almeno 100 milioni di persone
ed essere apparsa almeno 25 mila volte sui media.

Beninteso, sono parole di cui la maggioranza dei terrestri
possono fare tranquillamente a meno.


Ma che questo traguardo non sia solo un gioco
lo dimostra l’attenzione che la stampa inglese,
dal Daily Mirror all’ Economist,
gli riserva.

è il sintomo, in effetti, della salute, della vivacità
e della continua capacità di rinnovarsi di una lingua diventata

non a caso la lingua del mondo

scrive Franceschini, che ricorda come, parallelamente,
l’inglese si disfi di 47.156 parole che
secondo l’Oxford Dictionary sono diventate obsolete.
La mescolanza, e poi il ricambio, il movimento
sono dunque la base della vitalità linguistica.

Ma, secondo Bartezzaghi:
l’italiano ha nel sangue, e forse anche nel destino,
le vaste distese sillabiche, il serpenteggiare dell’avverbio,
il piacevole proliferare dell’aggettivo,
delle clausole, dell’inciso.
Non molto duttile, non molto innovativo.
La lingua italiana è generosa di fonemi
quanto una trattoria italiana lo è di portate di antipasto.
Tutta roba che si sceglie solo in blocco, prendere o lasciare;
che pare gustosa; che riempie troppo, stufa
e alla fine va anche pagata.
.

Pubblicato da Annalisa

Solletica l’anima

giovedì, aprile 16th, 2009


Lingua di marmo antico di una cattedrale
lingua di spada e pianto di dolore
lingua che chiama da una torre al mare
lingua di mare che porta nuovi volti
lingua di monti esposta a tutti i venti
che parla di neve bianca agli aranceti
lingua serena, dolce, ospitale
la nostra lingua italiana…

Di marmo nelle parole di una canzone
ma, come ogni lingua, tutt’altro che statica,
anche la nostra cambia nel tempo
e tanto più cambia ora,
sottoposta com’è a incessante
stimolo mediatico.

Più ricca, più povera,
più snella, più in superficie,
di sicuro fulminea quando serve
e anche quando no,
i pareri su di lei si intrecciano.

Ma quel che conta ora è che,
con un codice linguistico tanto variegato,
una bella palestra di scrittura
sia l’attenzione.

Oltre che al destinatario, primo
nei nostri pensieri, l’attenzione al contesto
fa la differenza. Finalità comunicativa
e contesto orchestrano infatti il registro stilistico,
determinano la scelta di stile.
E non sempre tale scelta è ovvia, almeno:
non per tutti.
Quando puoi tentare la sintesi di un microtesto?
Quando l’intesa complice di una chat?
Quando la rapidità balzana di un C 6?
E quando, invece, ti varrà
spiegare, aprire il nascosto del tuo pensiero
e dipanarlo in una sintassi compiuta?

Se lo deve esser chiesto una professoressa attenta
che – invece che con i soliti ghirigori rossi a bordo testo -
ha scelto di solleticare la consapevolezza comunicativa
dei suoi alunni di prima superiore
inducendoli a scrivere testi in classe inconsueti:
testi che adoperano il linguaggio di sms e chat.

La prof. prende spunto da Iso, un romanzo
di Andrea Cotti la cui giovane protagonista
scrive d’amore velandosi dietro le abbreviazioni
del nuovo linguaggio.
Iso, Isotta, Isotta la Bionda,
chi non la rammenta,
lei, l’innamorata di Tristano?
Sarà nuovo il codice,
antica è la magia della scrittura,
con quel suo eterno avvicinarsi d’anime.
.

Pubblicato da Annalisa

Mettiamo in piedi la ricerca e si alzi chi può

mercoledì, aprile 1st, 2009
La grandezza dell’Uomo è nella sua decisione di essere più forte
della sua condizione
A. Camus

4 aprile: giornata nazionale della persona con lesione al midollo spinale.
Questa iniziativa è promossa dalla FAIP (Federazione Associazioni Italiane Paratetraplegici) per promuovere una corretta informazione sulle lesioni midollari e sensibilizzare non solo l’opinione pubblica, ma anche le istituzioni italiane sulla necessità di investire di più sulla ricerca.
Avrà luogo, presso il Centro Congressi Ata Hotel Quark (Via Lampedusa, 11/A – Milano), il convegno “Mettiamo in piedi la ricerca”.
Un sorriso da parte di un operatore sanitario, di un famigliare, o di una persona qualsiasi, può essere d’aiuto nell’affrontare le difficoltà. Infatti il 5 aprile AUS Niguarda (Associazione Unità Spinale) e APL (Associazione Paraplegici Lombardia), organizzano al Teatro Ciak (Via Procaccini, 4 – Milano) “Si alzi chi può”: una serata di musica e teatro per riflettere divertendosi, e sensibilizzare così l’opinione pubblica sull’importanza della ricerca in Italia in tema di lesioni midollari. Parteciperà un cast d’eccezione: Paolo Rossi, Ale & Franz, Flavio Oreglio, Gaetano Liguori e il suo trio, Pali e Dispari…
L’umorismo non inteso come presa in giro ma come pausa di riflessione può avere un ruolo importante nella comunicazione tra medico e paziente. Si potrebbe quasi parlare di humorterapia: la terapia dell’umorismo nella comunicazione medica.

Per informazioni
www.apl-onlus.it e segreteria@apl-onlus.it
www.ausniguarda.it e segreteria@ausniguarda.it

Pubblicato da Chiara

Se vogliamo sciacquarci la bocca

sabato, marzo 28th, 2009

La locuzione da caserma
nell’accezione di “sboccato” e “scurrile”
l’affiancavamo spesso ai sostantivi tipo linguaggio
e discorso.
Insomma, un po’ come se la caserma fosse
il luogo deputato all’articolarsi del linguaggio
in volute becere:
tipico discorso da caserma, dicevamo
turandoci il naso
di fronte a certi olezzi verbali.

Ma, al di là che la locuzione oggi è
restrittiva,
stare al passo coi tempi ci invita anche
a dei distinguo:
che grado hai, nella caserma,
e a chi ti rivolgi?

Perché un “testa di cazzo!” al tuo parigrado
entra nelle premesse di cui sopra,
e vada,
ma se lo dici a un sottoposto sai che è?
Mobbing, stalking, chiamalo come vuoi,
comunque ingiuria, lesione «penalmente rilevante».

Ce lo dice la Cassazione,
e, dopo un moto prima di indugio e poi di soddisfazione,
ne prendiamo atto.
.

Pubblicato da Annalisa

Ti chiami musica

lunedì, marzo 23rd, 2009

(ma ho in mente tanti nomi in più)

Quali aspetti nella percezione della musica sono universali,
e non risentono di spazio, tradizione, cultura?

Se l’è chiesto un gruppo di ricercatori del
Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences
in uno studio interculturale
che ha affiancato ascoltatori occidentali
e nativi Mafa, una popolazione africana, per poi concludere,
tra l’altro, che tre delle emozioni fondamentali indagate
- vale a dire felicità, tristezza, paura -
sono riconosciute dai presenti indipendentemente
da origini, usi, costumi,
abitudini negli ascolti.

Il linguaggio musicale è universale:
lo intuivamo, ne abbiamo conferma.
La fonte della notizia è Current Biology
e ce ne riferisce
La Stampa.

Pubblicato da Annalisa

In confidenza, Lisa

sabato, marzo 21st, 2009

È una donna, si chiama Lisa,
e puoi rivolgerti a lei 24 ore al giorno.

Usi Messenger?
Basta digitare l’indirizzo
e inserirlo tra i tuoi contatti per chattare con lei.

Di cosa parlerete, domandi?
Non di tutto, bene tu lo sappia,
perché Lisa è una donna speciale.
È un’agente della Polizia di Stato
ed è virtuale.

Beh, dov’è l’interesse? chiedi tu.
L’interesse è che ti risponde in diretta
attraverso la messaggistica istantanea
per aiutarti a capire come muoverti,
se magari stai pensando alle vacanze,
ti piace viaggiare
e hai bisogno del passaporto.

Pare poco?
No, perché Lisa prende le informazioni già presenti
sul sito della Polizia di Stato
e le traduce in un linguaggio più confidenziale,
immediato, tuo.
.

Pubblicato da Annalisa