Articoli marcati con tag ‘propellente’

Quella gioia disperata dello scrivere

venerdì, gennaio 29th, 2010

«Se davvero avete voglia di sentire questa storia,
magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato,
e com’è stata la mia infanzia schifa [... ] e tutte quelle baggianate
alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne». 

Questo è l’esordio de Il giovane Holden

Tra le righe in ricordo di Jerome David Salinger
ce ne sono alcune che me ne restituiscono un ritratto definitivo,
inequivocabile,
e sono quelle scritte stamani su la Repubblica
da Gabriele Romagnoli. 

Dicono di un uomo assetato di conferme,
come tutti, fino a quando il suo capolavoro
non lo sopraffece
e gli rese pian piano chiara la differenza
tra scrivere per essere letti
e per assecondare il proprio daimon.

Dicono di un uomo con le sue infelicità e i suoi istinti,
come tutti, ma con un solo momento
che lo rende differente:

«uno solo in cui non si tortura per nulla,
non insegue niente e nessuno,
ma si concede un attimo di pura grazia
(e ogni uomo ne ha uno, ma a volte passa la vita
senza scoprirselo): è quando scrive.
J.D. Salinger che scrive,
non J.D. Salinger dentro un libro nelle tue mani».

In questa lettura,
che Salinger abbia passato il resto della sua vita nascosto
in mezzo al nulla,
se abbia o no riempito bauli di testi incompiuti o perfetti
è  ininfluente.
In questa lettura vince il rispetto,
a onta di ogni clamore.

Pubblicato da Annalisa

Banalmente mostri

mercoledì, novembre 25th, 2009

Gli scrittori il cui lavoro riluce di introspezione e mistero
nel privato spesso sono dei banali mostri. 

Così Stephen King, ieri su «Repubblica»,
a proposito di Raymond Carver
e alludendo alla sua lunga battaglia contro l’alcol. 

Perché si scriva, aldilà dei doveri comunicativi,
ce lo continuiamo a chiedere.
Qui io l’ho chiamato propellente, il tag,
ché la spinta a scrivere può anche essere una sorta di elan vital,
il trionfo della biologia sulla volontà,
e tanto basta.

Ce lo continuiamo a chiedere ma certo è che molti
confidano in pieno nella scrittura
come atto sublimatorio, salvifico. 

Panacea universale,
se scrivere fosse guarire avremmo forse cronache più sgonfie
e, nel trionfo dello smanettamento generale in Rete,
un diffuso e godurioso ottimismo
che invece si fatica a percepire.
Atto sublimatorio passi,
salvifico di tanto in tanto,
redimente quasi mai?

Vale la pena chiederselo.
Nel frattempo, per allenare altri punti di vista leggo
Documentalità.

Pubblicato da Annalisa

Grazie a Dio è Venerdì

venerdì, ottobre 30th, 2009

La urli al mondo e magari non la sai dire a tua moglie
la passione, la rabbia, la gioia.
Capita anche ai migliori, del resto,
perché non a te?

Che tu la urli o la cinguetti, le dai le tue parole
magari anche su Facebook,
lì dove ora forse trovi il tuo vicino d’emozione.

Ed è su Fb che ti è venuto a cercare Adam D.I.Kramer,
ricercatore dell’Università dell’Oregon
che si è prefisso di misurare la felicità.
Sì, la felicità degli iscritti al social forum,
analizzandone le parole sventolate nelle finestre che ti chiedono
“What’s on your mind?”

La misura anche grazie a un programma,
il Linguistic Inquiry and Word Count,
che scandaglia la ricorrenza delle parole
e ci dice che ogni lunedì
la felicità media è 9,7 punti percento in meno del venerdì. 

Che sia la prospettiva del weekend o del tempo in famiglia
a infondere in noi contentezza
per ora non è dato sapere, e probabilmente resterà nel privato
(lo studio vede anche felicità alte nei giorni di Natale,
e in altre feste comandate),
ma l’idea, pur se perfettibile, è ganza: 
ne ha scritto lunedì Angelo Aquaro su Repubblica,
e la evidenzia anche il New York Times, qui.

 

Pubblicato da Annalisa

Solletica l’anima

giovedì, aprile 16th, 2009


Lingua di marmo antico di una cattedrale
lingua di spada e pianto di dolore
lingua che chiama da una torre al mare
lingua di mare che porta nuovi volti
lingua di monti esposta a tutti i venti
che parla di neve bianca agli aranceti
lingua serena, dolce, ospitale
la nostra lingua italiana…

Di marmo nelle parole di una canzone
ma, come ogni lingua, tutt’altro che statica,
anche la nostra cambia nel tempo
e tanto più cambia ora,
sottoposta com’è a incessante
stimolo mediatico.

Più ricca, più povera,
più snella, più in superficie,
di sicuro fulminea quando serve
e anche quando no,
i pareri su di lei si intrecciano.

Ma quel che conta ora è che,
con un codice linguistico tanto variegato,
una bella palestra di scrittura
sia l’attenzione.

Oltre che al destinatario, primo
nei nostri pensieri, l’attenzione al contesto
fa la differenza. Finalità comunicativa
e contesto orchestrano infatti il registro stilistico,
determinano la scelta di stile.
E non sempre tale scelta è ovvia, almeno:
non per tutti.
Quando puoi tentare la sintesi di un microtesto?
Quando l’intesa complice di una chat?
Quando la rapidità balzana di un C 6?
E quando, invece, ti varrà
spiegare, aprire il nascosto del tuo pensiero
e dipanarlo in una sintassi compiuta?

Se lo deve esser chiesto una professoressa attenta
che – invece che con i soliti ghirigori rossi a bordo testo -
ha scelto di solleticare la consapevolezza comunicativa
dei suoi alunni di prima superiore
inducendoli a scrivere testi in classe inconsueti:
testi che adoperano il linguaggio di sms e chat.

La prof. prende spunto da Iso, un romanzo
di Andrea Cotti la cui giovane protagonista
scrive d’amore velandosi dietro le abbreviazioni
del nuovo linguaggio.
Iso, Isotta, Isotta la Bionda,
chi non la rammenta,
lei, l’innamorata di Tristano?
Sarà nuovo il codice,
antica è la magia della scrittura,
con quel suo eterno avvicinarsi d’anime.
.

Pubblicato da Annalisa

Lineette e puntini

venerdì, dicembre 26th, 2008

«A Londra hanno messo in scena due miei lavori completi.
Il primo ha ‘tenuto’ una settimana, il secondo un anno.
Tra i due ci sono, naturalmente, delle differenze.
In Il compleanno ho impiegato delle lineette fra le espressioni,
in Il guardiano ho so­stituito le lineette con dei puntini.
Si può dedurre, pertanto, che i puntini hanno mag­giore
successo delle lineette.
Il fatto che in nessun caso si possano sentire
durante lo spettacolo lineette e puntini,
è una questione secondaria.
Non si devono gabbare i cri­tici troppo a lungo.
Sanno distinguere un puntino da una lineetta
a un miglio di distan­za,
anche se non sentono né l’uno né l’altra».
Harold Pinter

Accolgo questa citazione da Il Messaggero
e la riporto qui,
perché, tra gli altri ricordi interessanti,
l’articolo rammenta le motivazioni dell’assegnazione a Pinter,
nel 2005, del Nobel per la letteratura:
“who in his plays uncovers the precipice
under everyday prattle
and forces entry into oppression’s closed rooms”:
scoprire il baratro sotto le chiacchiere di ogni giorno…
Qualcosa da aggiungere?

Buon 2009.
.

Pubblicato da Annalisa

Canta che ti passa

domenica, settembre 14th, 2008

Oggi la parola del giorno Zanichelli
è volapük, letteralmente “lingua del mondo”,
cioè ipotesi di lingua universale
che, seppur composta in massima parte di parole inglesi abbreviate,
aveva l’ambizione, a fine Ottocento,
di costituire un esperanto.

La speranza, appunto, di comunicare urbi et orbi
periodicamente compare
e tanto più viva l’avverti quando, come accade ora a me,
sei in un paese la cui lingua ti risulta incomprensibile
e l’inglese come trait d’union funziona poco.

Di colpo rivedi le percentuali di Mehrabian
e ti senti sbatacchiato dentro un caleidoscopio,
ché quello che dici e sei pare davvero affidato alla sorte.

Poi ti arriva in regalo una canzone,
una canzone che non conoscevi e
ti fa un gran bene,
perché il testo ti parla di altre prospettive
e ti provoca, ti chiama fuori.

Parole incomprensibili siano le benvenute così affascinanti così consolanti… Non è nemmeno umiliante non capirle anzi così riposante […] E il pensiero sarà un minuto, il minuto un suono, il nostro suono un battito…

e, per certi aspetti, proprio il tuo volapük.

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Pubblicato da Annalisa

Sotto il vulcano

venerdì, giugno 27th, 2008

Leggo stamani sul Corriere della Sera
un testo di Amos Oz che mi sembra di ricordare,
e infatti lo ritrovo anche qui.

I tagli sono distribuiti differentemente,
ma poco importa:
a me importa quel che oggi porto a casa
delle parole di Oz.
In relazione a stati d’animo,
tempi, luoghi, cronache,
i link mentali che si attivano ieri e oggi
sono dissimili.
Oggi porto a casa questo:

«Uno scrittore lavora con le parole.
Questo impone allo scrittore una responsabilità
verso il linguaggio. Ove parole piene di odio
vengano brandite come un’ascia contro
particolari gruppi di esseri umani,
non tarderà a fare la sua comparsa una vera ascia.

[…]

Uno dei compiti dello scrittore
è quello di intervenire
e suonare l’allarme ogni volta che il linguaggio,
che è il suo strumento di lavoro, viene contaminato.
Ogni volta che la gente usa, per un gruppo etnico
o religioso o altro,
termini come “sudicio” o “crescita cancerosa”
o “minaccia strisciante”,
lo scrittore deve alzarsi
e suonare il campanello d’allarme del villaggio».

[…]
.

Pubblicato da Annalisa

Il beneficio del dubbio

domenica, aprile 6th, 2008

.
«In un discorso, pare, la prima frase è sempre la più difficile.
E dunque l’ho già alle mie spalle… Ma sento che anche le frasi
successive saranno difficili, la terza, la sesta, la decima,
fino all’ultima, perché devo parlare della poesia.

[…]

Ho menzionato l’ispirazione.
Alla domanda su cosa essa sia, ammesso che esista,
i poeti contemporanei danno risposte evasive.
Non perché non abbiano mai sentito il beneficio
di tale impulso interiore. Il motivo è un altro.
Non è facile spiegare a qualcuno qualcosa che noi stessi
non capiamo.
Anch’io talvolta, di fronte a questa domanda,
eludo la sostanza della cosa.
Ma rispondo così: l’ispirazione non è un privilegio
esclusivo dei poeti o degli artisti in genere.
C’è, c’è stato e sempre ci sarà un gruppo di individui
visitati dall’ispirazione.
Sono tutti quelli che coscientemente si scelgono un lavoro
e lo svolgono con passione e fantasia.

Ci sono medici siffatti, ci sono pedagoghi siffatti,
ci sono giardinieri siffatti
e ancora un centinaio di altre professioni.
Il loro lavoro può costituire un’incessante avventura,
se solo sanno scorgere in esso sfide sempre nuove.

Malgrado le difficoltà e le sconfitte,
la loro curiosità non viene meno.
Da ogni nuovo problema risolto scaturisce per loro
un profluvio di nuovi interrogativi.
L’ispirazione, qualunque cosa sia,
nasce da un incessante “non so”…»

Wislawa Szymborska pronuncia questo discorso
nel 1996, quando riceve il Premio Nobel per la Letteratura.
La motivazione,
per la capacità poetica che con ironica precisione
permette al contesto storico e ambientale di venire alla luce
in frammenti di umana realtà
,
la dice lunga sulla sagacia espressiva di questa donna
che, come nessun manuale o professore fa,
ti suggerisce una percorribile formula
per il tuo curriculum
.

Pubblicato da Annalisa

Parole e banane

mercoledì, marzo 12th, 2008

.
Tutto quel che la parola tocca,
il più desiderabile bene, diventa una buccia
.
Pensiero che si può ricondurre a uno degli autori
della cosiddetta “linea ligure” (Ceccardo, Novaro, Boine,
Sbarbaro, Montale e altri),
accomunati da una certa prudenza verso la vita
e la sua declamazione.
Dell’autore non sono sicura, ma del concetto sì.

L’immagine mi colpì, e da allora mi accompagna
negli studi e nella pratica,
fatto sta che della parola-buccia
ho più volte ragionato, anche qui.

Proviamo a intenderci:
tu che cosa leggi nella citazione iniziale?

Io ci vedo il limite intrinseco alla parola,
il fatto che essa rappresenti ma non sia.
E ci leggo anche il sempiterno agguato della scivolata lessicale,
il capitombolo del fraintendimento,
l’equivoco nella gazzarra,
l’interesse manipolatore. E lo scorno dell’ingenuo.

Ma su quest’ultima lettura converrà riflettere.
Lo facciamo guardando alla settimana trascorsa
(e riporto solo alcune delle scivolate più singolari):

«Hillary? È un mostro»,
dice Samantha Power, assistente agli esteri di Obama,
ed è costretta a dimettersi.

«Non credo che gli Usa siano ancora pronti
per un presidente nero», declama Gianfranco Fini,
e deve poi arginare la figuraccia.

«Ci toccherà questa responsabilità di pensare
al governo del paese», recita Berlusconi,
appena dopo aver esibito di quanta responsabilità è capace.

«Mai rinnegato il fascismo»
sentenzia Ciarrapico, salvo poi calare:
«Quando il fascismo ha fatto le leggi razziali, io avevo 4 anni:
che responsabilità posso avere?» poerello…
Ma intanto tra lo «sguattero» e il «me ne frego» la querelle
è aperta, e ad aver pelo sullo stomaco ti ci potresti anche
divertire.

Torniamo negli States e apprendiamo
che il governatore dello stato di New York, Eliot Spitzer,
‘cliente 9′ di una procace squillo, è costretto a dimettersi,
perché ai più non è andata giù la scollatura:
sì, ma quella tra le sue baldorie e le sue parole,
note per aver integerrimamente pontificato
contro la prostituzione.
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Pubblicato da Annalisa

Parole con rinforzo

martedì, febbraio 5th, 2008

Dei fisiologici limiti della parola si è tante volte disquisito:
dell’importanza del tono che la supporta,
dell’incisività dell’immagine che l’affianca,
delle note percentuali che la inchiodano a una bassa,
opinabile, esaustività.

È sicuramente per rinforzare la sua potenza comunicativa
che anche in Italia approderà a marzo un format
collaudato negli States:
“il programma che non ha niente da nascondere”
darà notizie nude con conduttrici nude.
Questo è Naked News.

E già si discute delle modalità per usufruire del servizio,
dei pixel di certe inquadrature,
dei requisiti delle conduttrici.

Pare insomma che presto ci sarà modo di passare
agevolmente dalla faccia di vespa
al vitino di vespa.

De gustibus.
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Pubblicato da Annalisa