Articoli marcati con tag ‘rispetto’

E cortesia fu lui esser villano

sabato, agosto 2nd, 2014

Con l’immagine di una bocca intenta a forbire il fiero pasto
si apre uno dei canti più  incisivi della Commedia dantesca:
nell’estremo dell’inferno, Dante sperimenta il raccapriccio che lo pervade
all’ascolto dei traditori, Ugolino prima, e poi Alberigo,
quel dalle frutta del mal orto che lì riprende dattero per figo.

Lo sdegno di Dante è tale da erompere in una presa di posizione netta:
un comportamento villano, per lui inedito, ma necessario tra i villani.

Le parole hanno la duttilità  dell’oro.
Così si può passare con eleganza dal keep my words positive
di scuola gandhiana, alla dantesca perorazione della villanìa:
nello specifico questo passaggio, oltre a ribadire la malleabilità  delle parole,
estrude un significativo percorso.

Che poi anche la duttilità  ha un limite,
(sempre si parli d’oro, e non di patacche),
e dopo 10 anni di Magia della scrittura e qualcuno meno
di Palestra, prima di arrivarci, al limite,
oplà!
me ne vo,
e saluto i miei cinque lettori,
coi quali sapremo comunque ritrovarci ;)

 

 

Pubblicato da annalisa pardini

Il cappotto, le stagioni

mercoledì, giugno 18th, 2014

(ovvero degli inciampi della lingua e dei noccioli)

E caspita che ieri eravamo a 40, e il giorno dopo a 20, di gradi,
e non si sa più cosa aspettarsi da niente!
conosci un avversario, e trovi il dialogo dietro lo scontro,
ti aspetti la sicurezza famigliare, e – tac! –  finisci su un necrologio.

E gli amici? Che poi alcuni li chiamiamo amici, ma sarebbe proprio definirli
“conoscenti”. Proprio?
Se il Conoscente ti conosce ti potrebbe venire anche incontro
nelle tue felicità e difficoltà. E invece spesso il Conoscente ti viene incontro sì:
ma per chiederti soldi, o comunque favori.

Quando poi il Conoscente è qualcuno che frequenti professionalmente,
ahinoi! la spremitura è ancor più prevedibile.
Ma tu la prevedi solo dopo averla vista: dando dando dando finché
spunta qualcuno di fresco (mica frescone, eh?!) e – zac! –
il Conoscente smette di conoscerti.
Anzi: se putacaso hai anche accondisceso alle sue richieste, in passato,
ora neppure è riConoscente, pensa!

Eppperchémai, ti chiedi.
Ma non eravamo  a m i c i ?
Poi pensi alle olive, e realizzi. La seconda e terza e sesta spremitura
non son buone come la prima.
E c’hai quella cosa lì che turba: il nocciolo,
ché poi i frangitori si svergolano, e mica ci son più le molazze di una volta!

(Non esiste un abito per tutte le stagioni.
Dai, riponi il cappotto, che tra tre giorni è estate!)

 

 

 

Pubblicato da annalisa pardini

Desolazione dell’automobilista occasionale

domenica, febbraio 2nd, 2014

 

 

 

 

 

Perché tu mi scrivi
sui pannelli a messaggio variabile
“Obbligo dotazioni invernali”!?

Io non sono un linguista.
Io sono solo un automobilista sull’A1.
Vedi: stiamo tutti guidando.
Perché non mi dici “pneumatici invernali o catene”
e mi scrivi “Obbligo dotazioni invernali”?

 

Pubblicato da annalisa pardini

Il format dell’insulto

venerdì, novembre 22nd, 2013

 

Un candidato PD autopromuove
ieri su Twitter l’hashtag del proprio insulto,
incoraggiando reprimende e requisitorie in sintesi,
ché forse di parole ne son già state spese troppe, e invano.

Nel giro di poco, offese e provocazioni intasano il profilo
e, raggiunto il limite giornaliero di messaggi, solo da stamani
è stato possibile riprendere il tiro al bersaglio,
peraltro sempre disponibile sul blog del candidato.

 

Irretita dalle odierne bruttezze, mi mancava il raccapriccio
per l’auto-penitenza indotta urbi et orbi,
e del resto l’attitudine al cilicio mi ha sempre destato
perplessità.
Mediatica anche di più.

E senz’altro sono io a non capire
che aspettarsi riconoscimento ma anche – quando occorra –
rispettoso biasimo a fronte di strenuo impegno
sia una roba da vecchi,
e che metterci la faccia voglia ora dire sdoganare tutto.

E se fosse invece che proprio nello sdoganamento di certi schemi
sta uno degli equivoci della nostra marcescente democrazia,
e che in realtà iniziative come questa sono solo snob, piacione,
e furbescamente assolutorie,
beh, cosa conterebbe ancora aver ragione?

 

Pubblicato da annalisa pardini

La misura mica ammicca!

martedì, settembre 3rd, 2013

 

Chi non si è mai innamorato
di un prof alzi la mano!
Superiori, università, formazione, tu – adolescente o meno –
il docente che ti se-duce,
etimologicamente dico, lo trovi.

Innamorata di miei prof
come studente, a mia volta apprezzata
insegnante: càpita.
Ricordi quella corrente magnetica,
sottile e pervicace? Quella.

Certo innamorati è una parola enorme,
che funziona solo per vaga approssimazione,
ma rende l’idea delle emozioni
in quel guazzabuglio tra propellente al sapere,
scenari che si aprono agli occhi,
sintonia che salta le generazioni e ti fa sentire – studente –
capìto, capìta: trovi casa per l’anima.

Ohibò! Abelardo ed Eloisa,
il prof. Keating, mille e non più mille altri esempi?
E il prof di Saluzzo con le due allieve?
Poi l’aggravante dei  social network,
bestie annulla-distanze, demoni di relazioni paritetiche.
Che si fa, s’infrange il patto docente – discente?!
NO.

Come spesso accade, unica ricetta non c’è.
Dice bene Veladiano oggi su Repubblica:
il compito è straordinario.
Ma non è necessario essere persone straordinarie
per essere buoni maestri.
Serve solo tenere a mente che qualcosa resterà sì di te,
una volta chiusi gli armadietti, i quaderni, i tablet,
e sarà competenza, passione, rispetto,
il tuo affacciarti alle vite altrui per ascoltare meglio,
ma poi rientrare rapido nella tua.
Insomma, quel bel senso antico
che si chiama  m i s u r a.

(E buon nuovo anno scolastico, savasansdir  ;) )

 

 

 

 

Pubblicato da annalisa pardini

Mettici la faccia, se proprio devi

sabato, maggio 4th, 2013

La polemica impazza da ieri,
quando tweet,  stati facebook e  interventi vari
hanno messo le mani avanti  accusando
la presidente della Camera Laura Boldrini
di voler reprimere la libertà in internet
per aver evidenziato certi aspetti anarchici della Rete che,
apriti cielo spalancati terra,
sappiamo tutti esistono.
Alla valanga di processi alle intenzioni
proprio la Rete ci ha abituati, giacché criticare urbi et orbi
in una vaga accezione di democrazia diretta è assai più comodo che fare.

 

Cambio discorso.
Dell’esistenza di pagine spotted e insulted,
così si chiamano certi mercati di pettegolezzi,
sedicenti dichiarazioni d’amore (?), segnalazioni varie ma,
soprattutto e appunto, insulti, chi frequenta la Rete sa da un po’.
Come se, nella vita reale, ti svegliassi  in mezzo a un ring,
e giù botte da destra e sinistra, e tu lì  in mezzo a gente mascherata
e irriconoscibile,
a prenderne: una situazione kafkiana
perché qualcosa che non è piaciuto a qualcuno
l’avrai pur fatta nella tua vita, e giù botte.
Certo, per risalire ai mascherati che t’han conciato come un cuoio
avrai pur sempre le leggi che ti tuteleranno, le leggi già ci sono, diamine!,
capaci di risalire a nomi e cognomi dei vigliacchi mascherati.

Già, nomi e cognomi,
perché gli insultati, quelli in mezzo al ring,
quelli che qualcosa che non è piaciuto a qualcuno
l’avranno pur fatta nella vita,
i propri nomi e cognomi li trovano scritti in chiare lettere
su queste democratiche pagine.
Vedi gli esempi, qui sotto? (beh, i nomi li ho sbianchettati io,
per l’occasione)

 

Li vedi. E li trovi su Facebook, li leggi da un qualunque account.
Non occorre tu ti iscriva per consultare queste carrellate di
nomi di adolescenti (di loro si tratta, in prevalenza) avvistati/ macchiati/ marchiati.
E se ti ci troverai, o troverai nell’elenco di ingiurie
tuo figlio, tua nipote, la tua amica,
cosa penserai?

Credevo di aver cambiato discorso.
Invece no.

Pubblicato da annalisa pardini

Bella Italia, amate sponde

venerdì, aprile 19th, 2013

70 iniziative nella Penisola
per rispondere alla attuale sospensione della “settimana della cultura”,
che contemplava  l’apertura gratuita dei luoghi statali dell’arte,
70 eventi e visite organizzati da Legambiente dal 13 al 21 aprile.

Tra antichi terrazzamenti, villaggi preistorici e arte contemporanea,
tra passeggiate e incontri,
Legambiente invita il governo che verrà  a rivedere i tagli
e ad aver cura di ciò  che ancora ci salva: beni culturali e paesaggistici.

Già, il governo che verrà…
già, la “settimana della bellezza”…
già… Ce ne siamo accorti?

 

Pubblicato da annalisa pardini

Quale carisma?

venerdì, marzo 1st, 2013

Alessandro e Paolo ce lo chiedono, e ne parliamo su Facebook.
Prima che nei commenti scelgo di postare la mia risposta qui sulla Magia.
Carisma? cos’è? quale serve, qui e ora?

Non si può essere carismatici verso tutti.
Lo vorremmo, d’altronde?
Che sia dote naturale o costruita, il tuo carisma avrà sempre un seguito parziale, più o meno nutrito ma parziale.
A quale parte desideri esprimere il tuo carisma?
È questa parte sensibile a temi intersezionabili
con temi cari ad altri gruppi?
Le hot words cui questi temi si appoggiano
quanto possono piacere ad altri?
Quanto sono disposto a mediare sui miei valori
e sulla mia percezione del linguaggio
per sventagliare il più possibile la ruota di pavone, e piacere?
Sarei pronta a scendere nelle offese trite e generalizzate, nell’indifferenziato dello schiaffo verbale per calcare i luoghi comuni che, certo, solleticano la pancia e il “dagli all’untore”?
Per mangiare ricco, sono pronta a pasturare nella mangiatoia maialesca?
Quante domande, Pardini!

Altrettante aspettano di palesarsi,
ma intanto un abbozzo di risposta privata
a una domanda pubblica, in fieri:
per me il carisma è coerenza.
Ti dico quello che farò, e te lo dico bene: te lo dico sagace e onesto.
Forte e personale, autocritico e sicuro.
Poi lo faccio. Lo faccio e te lo dimostro.
Ma senza bamboleggianti e onanistici cicca cicca:
l’evidenza nei fatti, la sintesi nelle parole.

Questo la prima, e poi la seconda,
e poi la terza. E vai così.
L’unico carisma senza bucce.
Quello che passa il setaccio critico e costruisce fiducia.
Quello che i topini non li fa affogare nel fiume,
ma li traghetta di là,
ché è là che vogliono andare.
Quello fermento catalizzatore:
non c’è come prodotto della reazione, ma ha lasciato il segno.
È esso stesso reazione. È obiettivo raggiunto.
Con quella dignità, in trasparenza,
che è il tuo stile.

Pubblicato da annalisa pardini

Se li guardi, li vedi

domenica, novembre 4th, 2012

Se lavori con gli adolescenti,
ma ancor più per gli adolescenti,
li puoi vedere ogni giorno:
alle spalle hanno futuri radiosi,
davanti sospesi.
Il diploma, fino a ieri lasciapassare
per un avvenire di scelta, oggi è una tessera
di un puzzle infinito, neverending story di basi
con esponenti che alzano il tiro:
diploma>laurea triennale>specialistica>specializzazioni
master dottorati eccetera.
E poi?
Poi si arrangeranno, dicono certi,
ché il leitmotiv ancora spacciato per buono
è che il capace emerge, trova, ottiene.
Sempre non sia schizzinoso, s’intende.

Se guardi gli adolescenti e li ascolti per capire,
sai quale musica, luoghi, incubi, fantasie
frequentano.
E li vedi smarriti e spavaldi
con un fiore in mano a cercar acqua
anche di nascosto, pudichi,
ché niente sopravvive senza speranza.

Se vivi con gli adolescenti forse pensi
che ha ragione Claudio Zarcone,
ha ragione lui e il suo esposto,
ché basta con frignate e parole avventate:
qui si chiede solo azione e rispetto.

Pubblicato da annalisa pardini

Sensibilità diatopiche?

venerdì, aprile 20th, 2012


Oggi  è il blogging day indetto dall’Aied
per dire no alla violenza sulle donne, qualunque forma assuma.
Fino al 28 aprile vengono raccolti contributi sul tema,
ossia proposte, progetti concreti che sintetizzino una consapevolezza comune
e la incanalino verso un cambiamento radicale.

Oggi incontro un articolo dell’edizione fiorentina di «Repubblica»
e leggo di un badge che riproduce la carta di fidelizzazione
della Rinascente.
La riproduce con la scritta a tutto campo:
Averla è facile. Chiedimi come.
Il badge è appuntato sul petto delle commesse.

Pare che la protesta per il bolso doppio senso sia nata solo a Firenze
per onere di alcune temerarie,
giacché la responsabile della comunicazione di Milano,
da quanto riferisce il quotidiano, dichiara di essere stupita
e di non aver ricevuto nessuna protesta da altre parti d’Italia.
Fatto sta che la protesta «mi sembra pretestuosa – aggiunge –
sono una donna anch’io ma non mi sarebbe mai venuto in mente».

Che i toscani siano geneticamente più salaci ci sta,
ma quel «Averla è facile. Chiedimi come»
pare così universalmente banale da superare immune ogni barriera geografica.
O no?

 

Pubblicato da annalisa pardini