Articoli marcati con tag ‘scrittura’

Ei fu e sempre… Saràmago

domenica, giugno 20th, 2010

Come quando il sole sarà sul punto di spegnersi,
quando gli uomini si diranno l’un l’altro,
Stiamo perdendo la vista, senza sapere che gli occhi,
a loro,
non servono più a niente.

Così i suoi, ora. Spenti.
Accese, restano le sue pagine, tra le più magiche che conosca…

Inchiodati alla punteggiatura,
a pe(n)sar le frasi: troppo brevi, troppo l u n g h e.
Poi lo si incontra e…

Del suo corpus? Beh, prendete e leggetene tutti.

Se fossimo così imprudenti, o così audaci, come le farfalle,
le falene e altri lepidotteri, e ci lanciassimo nel fuoco
tutti insieme, la specie umana in blocco, può darsi
che una combustione così enorme, un simile
chiarore, attraversando le palpebre di Dio,
lo desterebbe dal suo sonno letargico,
troppo tardi per conoscerci, questo
è vero, ma ancora in tempo per
vedere i
l principio del nulla
,
dopo la nostra scomparsa.

Adeus José

Pubblicato da Franco

Amarsi un post

mercoledì, marzo 24th, 2010

Certe parole sono immortaliMio angelo, mio tutto, mio me stesso.
Nascono dal cuore e s’ingolano, fuori, a respirare!
Piccoli voli, ardite picchiate e giù per gli orecchi. Ritrovato un cuore, s’aggrappano e restano.
Beethoven scrisse: ogni tanto penso che le parole non siano in grado di esprimere nulla.
Trovò sè(nso) nella musica.

A noi che crediamo nelle parole (l’arte che tratti-amo) non servono sinfonie, bastan piccole frasi.
Lo dice un “grande”: Dio sa se gli italiani non avevano bisogno di un luogo dove esercitarsi alla brevità, alla sintesi, un luogo dove sbrodolare poco in ampollose espansioni di pochi concetti!

(Afro)dite quello che volete, ma certe idee le scolpirei!

Pubblicato da Franco

L’isola che non “Che”

sabato, febbraio 27th, 2010

“Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni

Francesco cantava così, ma non solo

“Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio,
perché con questa spada, vi uccido quando voglio”

Arma, scudo… la parola, oggi, sembra esser davvero la chiave di (ri)volta un po’ ovunque!
Dismessi i suoi vecchi abiti ampollosi, ha indossati, in sintesi, quelli dell’efficacia.
Parole in mimetica dunque, libere e veloci, versate in difesa dei propri territori.

Se siamo quindi d’accordo che:

“Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia”

allora è tempo d’agire, e le parole finiscan qui!
E anche se ridotti, che i caratteri siano valorosi!

Pubblicato da Franco

Il bisogno di scrivere

domenica, novembre 15th, 2009

Oggi la domanda di un amico sul mio rapporto con la scrittura mi ha stimolato più di qualche riflessione. Allora prendendo spunto da alcuni libri, mi propongo nei prossimi giorni di riflettere e poi scrivere qualcosa sul bisogno di scrivere. 
Mi porto a casa questi testi: Come si scrive (e si legge) un racconto di Mariateresa Serafini,  Shakespeare scriveva per soldi di Nick Hornby, Lezioni americane  di Italo Calvino, Il mestiere di scrivere di Raymond Carver, il libro da cui Luisa Carrada ha preso il titolo per il suo famoso sito, Esercizi di stile di Raymond Queneau, Come scrivere un best seller in 57 giorni  di Luca Ricci.
Vedrò anche di riflettere, mentre scrivo, l’influenza della televisione sulle vendite dei libri (noi librai non serviamo a nulla). 
A prestissimo.

Pubblicato da Geraldine

“Una doppietta scrittoria”

martedì, maggio 19th, 2009

Emiliano Ricci, fisico con orientamento astrofisico, è un esperto in comunicazione della scienza e collabora con diversi istituti di ricerca. Si occupa di progettazione di siti web e di servizi di community basati sul web. Come giornalista scientifico collabora con molte testate locali, nazionali, radiofoniche e televisive.
In questi giorni è uscito un suo nuovo libro “Osservare il cielo – Riconoscere e fotografare gli oggetti celesti” (Editore: Giunti Demetra). Un piccolo manuale dedicato a chiunque voglia imparare a ri-conoscere costellazioni, pianeti, galassie e nebulose nel cielo notturno.
Invece, già da alcuni mesi nelle librerie è disponibile il libro “La fisica in casa – Viaggio, stanza per stanza, tra fenomeni inaspettati e ingegnose scoperte” (Editore: Giunti). Un libro che svela i segreti scientifici e tecnologici della nostra casa. Perché la finestra appena aperta sbatte? Perché il miele si arrotola su se stesso? Con un linguaggio semplice si scoprirà come questi fenomeni e ogni strumento che usiamo quotidianamente abbiano a che fare con la fisica.

I blog di Emiliano:
Polvere di stelle
Astronomia in piazza

Pubblicato da Chiara

I marziani esistono! (e a volte sono nella scuola)

domenica, maggio 17th, 2009

Immagina 150 animali di 19 anni, terza liceo classico, a metà maggio, a un mese dalla “matura”. E tienili lì, loro e tutta quell’esplosione ormoni, una giornata intera, a pensare e a parlare di scrittura. Mica uno scherzo.

È possibile, se il liceo è l’Alfieri di Torino, con la sua tradizione, e con un preside che pare sbarcato da un altro pianeta. Riccardo Gallarà, manager-filosofo, è noto come il preside su facebook. «È un po’ una fregnaccia – dice – sa come ti etichettano i giornali, ma rivela anche un modo nuovo di avere rapporti con gli studenti e stare (osservandoli) in mezzo a loro per capirli e aiutarli.» Tutto è cominciato lo scorso ottobre: per prepararsi a un convegno sul rapporto fra giovani e tecnologia, il preside ha deciso di iscriversi al social network più chiacchierato del momento: oggi sono oltre 500 i suoi “amici”.
Sarà anche una fregnaccia, ma è anche il segno che accanto alle declinazioni dei verbi greci e alle traduzioni di Senofonte, può stare a buon diritto un allenamento sulla lingua scritta, oggi, nelle professioni. La lingua delle banche, della burocrazia, della politica, della scienza. La lingua che useranno, i ragazzi, tra pochi anni. (ne parlammo già qui tempo fa, incontrando i ragazzi del Parini di Milano)
Mercoledì 12 maggio, la giornata con i ragazzi dell’Alfieri è stata per me un bagno di pensiero giovane: guidarli nelle vie della semplificazione, sulla sintesi, sui sistemi rappresentazionali, sugli inizi che agganciano il lettore, sulle strutture argomentative… E vederli attenti, ragionare, discutere tra loro, pestare sui tasti, spostare le frasi, “non così, senti qui, meglio questa…”. Altro che “non ci sono più i giovani di una volta”!
Speriamo che se ne accorgano, i politiconi: le aprano davvero, le porte ai giovani. Anche a quelli bravi, però, anche se al momento senza un culo da favola.

Pubblicato da Ale

Oggetto: Leggimi

giovedì, maggio 7th, 2009

Oggi sul Corriere della Sera ho trovato un articolo interessante scritto da Beppe Severgnini dal titolo “Come scrivere email destinate al cestino“.
Paragonando l’email a un kamikaze destinata a schiantarsi nella posta eliminata, racconta come scriverla per essere letti con successo dal destinatario.

Pubblicato da Chiara

La metamorfosi di un libro

mercoledì, maggio 6th, 2009
Siamo in viaggio da sempre qui dove niente si crea né si distrugge, tra realtà illusorie e infinite metamorfosi. (Metamorfosi, Kafka)

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione [...] (Incipit, Moby Dick)
Moby Dick è un romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore americano Herman Melville, un libro che vive e che si arricchisce con il passare del tempo.
Tutto ha avuto inizio nel novembre del 2007 quando a Roma, presso l’Auditorium Parco della Musica, andò in scena Moby Dick – il reading. Insieme ad Alessandro Baricco salirono sul palco Paolo Rossi, Stefano Benni e Clive Russel che diedero voce alla scrittura di Melville.
Dopo quasi due anni ecco un altra metamorfosi: Baricco e Meandri ri-scompongono l’architettura del libro con l’obiettivo di restituire al lettore il privilegio di leggere, ascoltare, gustare insieme scene, eventi e dialoghi attraverso un differente uso del linguaggio. Un testo che vive ritmato dalla punteggiatura e dalle parole.
Il libro “Tre scene da Moby Dick” tradotte e commentate da Alessandro Baricco con Ilario Meandri uscirà domani in libreria.

Baricco e le scene da Moby Dick – Repubblica.tv

Pubblicato da Chiara

Raccontare un augurio

martedì, aprile 14th, 2009

Il day after di ogni festa – di quelle da auguri – ti trovi spesso a ripulire telefono e mail da qualche decina di messaggi vivaci o animati: alberelli, tantra buonisti, renne, a natale, ovetti e colombelle a pasqua.
Dopo lo scorso Natale ho conservato questi auguri, inviatimi dalla mia amica Cristina, perché parlavano di un sogno straordinario: abbattere le barriere di spazio, di tempo e di lingua, e cantare a più voci una straordinaria canzone sul rapporto con gli altri.
Dopo questa pasqua, conservo gli auguri del mio amico Massimo: con lui e suoi colleghi della Cassa rurale di Fiemme abbiamo studiato le tecniche della narrazione organizzativa nella comunicazione professionale (ne abbiamo parlato anche qui).
Max ha un guizzo creativo particolare, ovvio: eppure, mi piace pensare che l’idea di raccontare un augurio abbia avuto origine lì.
Buon dopo pasqua a tutti,
Ale

/Dali%20pasqua%202009.doc

Pubblicato da Ale

Il peccato editoriale

martedì, marzo 17th, 2009


Scrivere è diventato, assai più che in passato,
una questione di controllo, di misura,
di talento nel nascondere, di distacco.

Così Alessandro Baricco stamani a p.45 di «Repubblica».

L’affermazione nasce dall’osservare come
una raccolta di Raymond Carver, Principianti,
venne trasformata dall’editor Gordon Lish
in un libro nuovo:
Di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

Tra i due testi, ora confrontabili
grazie alla pubblicazione dell’originale di Carver,
c’è qualcosa di più della lettura di un abile editor:
c’è la fatica nera di correzioni che
oltre a tagliare, costruivano uno stile.

Baricco è chiaro: quel libro che Gordon Lish
trasformò, senza aspirare allo statuto di co-autore,
quel libro che unanimemente fece parlare di Carver
come padre del minimalismo letterario,
ha poco di Carver.

Meglio:
i suoi personaggi, prima dell’intervento di Lish,
piangono, hanno emozioni, pensano pensieri leggibili,
tradiscono posizioni morali.
Si constata che spesso le storie di Carver
avevano un vero finale,
e che l’invenzione di storie sospese nel nulla
che si spengono bruscamente
e senza apoteosi finale è in gran parte
figlia di Lish
.

Traduttore-traditore è binomio fin troppo usurato,
ma chiedersi quanto scandagliare
il rapporto tra scrittore ed editor
è un percorso intrigante.
Accettare il tradimento pare inevitabile:
la soggettività stessa delle parole,
le variazioni connotative, i colorismi aggettivali,
i ritmi e poi i quadri della sintassi
ce lo fanno intuire.

Ma è questione di proporzioni.
In questo caso, sostanziali.
Scrive Philip Roth nella quarta di copertina:
Mai opera narrativa ebbe meno bisogno di revisioni.

E quindi?
Carver continuò a scrivere sottraendosi
al tutoraggio despota di Lish, ma certo
facendo anche tesoro dei suoi insegnamenti.

Un confronto tra testo 1 e testo 2,
suggerisce allora Baricco,
offre una reperto archeologico pressoché unico,
e di enorme interesse:
è come scoprire i diversi strati di fondazione

di una città antica.

E aggiunge: si potrebbe dire
che […] l’accelerata in avanti,
nella direzione di una superiore

freddezza-velocità-mutismo,
la diede senz’altro Lish, e fu, dunque,

un’accelerata nata in laboratorio
[…] nacque della fusione tra creazione pura
e lavorazione industriale.

Da allora, dal conio di quel modello,
una superiore freddezza,
e un mutismo quasi sacerdotale,
sono divenuti un valore riconosciuto
e pressoché stabilizzato dello scrivere letterario

[…]
Non so giudicare una svolta del genere:
ma so che conoscere la sua genesi,
e il peccato originale che la generò,
potrebbe aiutarci in qualche modo a capire meglio
cosa scriviamo e cosa leggiamo oggi
.
.

Pubblicato da Annalisa