Articoli marcati con tag ‘scrivere’

Delle storie degli altri mi colpisce il rumore.

mercoledì, luglio 6th, 2016

Delle storie degli altri mi colpisce il rumore; mi piace quando scrivono di voci nei portoni, dello schiocco di due dita, di una cosa che cade e fa fran’. Mi piace che per dire quei rumori scelgano  impasti di lettere che non avrei pensato mai. Me lo chiedevo anche prima, prima che per me diventasse importante, che suono facessero i pensieri in altre teste, su altri corpi, con meccaniche tutte loro di equilibrio e passi.  Mi piace anche, delle storie degli altri, l’odore che senti come di case nuove, un odore di legno tagliato e cartone e scotch. Mi piace il coraggio che lascia l’impronta in una spaziatura di troppo, che a tradurla significa “qui c’è un respiro, forse tu pensi di no, ma io lo sento e lo devo lasciare”. E mi piace quella linea tutta uguale di inchiostro che prosegue da un foglio all’altro, da un paragrafo all’altro, da ogni fine ad ogni inizio, in un dispiegarsi perpetuo di “E poi” che ci lega tutti.

E poi sputai lontano.

E poi restò in silenzio.

“E poi la mette con tutto”.

E poi fu chiamata Sole.

E poi chiederà “quanto ci è costato?”

“E poi mi chiami?”

E poi disse “vaffanculo”.

E poi decise di non sparare.

E poi pensai che fosse ora.

E poi no.

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(*il tema del concorso – Caratteri di donna e di uomo 2017 – è il viaggio, iniziamo a pensarci?)

Pubblicato da bianca

Grazie

domenica, settembre 27th, 2015

Non so se la scuola di oggi possa essere più buona di ieri,
e neanche se le diatribe di oggi costruiscano più delle passate.
So però che a scuola ci vai per gli studenti, oggi e ieri,
per arrivare a loro, contenuti e forme, passare il testimone
e vivaddio.
Ogni anno cambi, ogni aula cambi, ogni giorno inventi
cioè proprio cerchi (e spesso trovi?) modalità comunicative per arrivare.
Certo è difficile, certo è una gara con te stesso,
certo devi migliorarti, puoi migliorarti, migliori.

E gli studenti ti aiutano.
Così capita che da un passato recente ti arrivi un regalo:
un tuo studente ha narrato di sé, condivide con te.
Tu non hai meriti: in un professionale, tra pulegge e pignoni,
solo provasti a trasmettergli amore per le parole abitate
dalla realtà.

E così la storia di Jacopo è diventata il testo narrativo
con cui quest’anno inizi il programma con la tua nuova prima:
le sue parole abitate, lette a 26 musetti in ascolto,
han detto più di Manzoni o Flaubert.

Per loro ci sarà tempo, più avanti.
Ora è il tuo. Grazie Jacopo.

La primavera del ’96
Ci sono giorni della nostra vita che ricordiamo grazie o purtroppo a degli avvenimenti che poi ci segneranno.
Ci sono giorni che addirittura ricordiamo in maniera ricorrente, causa un susseguirsi e accavallarsi di emozioni contrastanti ma necessarie e concatenabili, il primo giorno che capisci cosa volesse dir l’amore, la gioia, la forza o la debolezza, la sfrontatezza o la vergogna, così come il coraggio o la pazienza.
Io un giorno molto particolare me lo ricordo…
Pubblicato da annalisa pardini

Nemesi ortografiche

lunedì, marzo 9th, 2015

Errare humanum est:
preferirei di no, ma capita.
Bello se a errare fosse solo una categoria,
delineata, zac, colpevole!
Quel che farne, della categoria errante,
lo decideremmo dopo,
ma intanto sai che sollievo?!
“I O   N O N   S B A G L I O,  TU ??”

E invece niente,
errare humanum est,
e siccome sono umana, tutto ciò che è umano riguarda pure me.

E spunta lì a dispetto proprio l’errore,
quello a cui mai avevi pensato:
l’errore probabilmente impervio,
dislocante, anche massiccio,
le discese ardite e le risalite, insomma.

Perché se no come spiegarselo
quell’ “errore orografico”
che ti esce dalla penna proprio
mentre sei lì a legger e corregger testi altrui?
Sic.

Pubblicato da annalisa pardini

E pioggia fu

martedì, novembre 18th, 2014

Cascano al contrario, a volte, i fatti. Cascano a pianta anziché a fagiolo. Cascano già fatti, nel senso di compiuti e pronti a fruttificare. E tu hai poco da star lì a curar la fioritura, se son cavoli, e di solito lo sono, vengon su da soli e a te non resta che mangiarli a merenda, pranzo e cena.
Dico, intendo dire, che non c’è proprio modo di evitare che accada. Non ci sono precauzioni che puoi prendere.
La vita accade, anzi penso che accada di più quando non le prestiamo molta attenzione.
Certo accadde inattesa e maldestra il 4 novembre del 1966.
Quel giorno il fatto fu che l’acqua si precipitò giù dal cielo in corsa e a schianto.
Venne giù che parevan cisterne issate apposta sulle nuvole per far gavettoni da spaventare anche i morti.
Venne giù, m’hanno raccontato, soprattutto lì a Firenze, e s’allettò nell’Arno finché poté.
Quando poi non ci furon più né trippa per gatti, né santi a cui votarsi, quando insomma la misura di quel poveretto d’un fiume fu bell’e colma, l’Arno vomitò. Giuro, diede di stomaco e riversò acqua e viscere per tutta la città.
Ed è così che apparve Firenze il giorno dopo, ai vivi.
Con l’aspetto di un posto in cui la furia iraconda di un fiume, che ne aveva le sponde piene, aveva tramutato le strade in corsi liquidi, melmosi e fetidi.
Tra i tanti che ci lasciarono penne e pelle, vi furono libri a mucchi e opere d’arte a palate.
Si dice che l’umanità perse quel giorno atri e ventricoli, pezzi di cuore che pure a rifarli pari pari, non son mai più stati gli stessi.
Accadde però pure, quel vomitoso giorno, che i libri e l’arte, per loro natura creati per salvar la vita agli uomini, furono dagli uomini salvati.
Era tutto un passamano, un passaparola e un passatempo. Che insomma non passò proprio alla svelta, però fu speso a rimetter dritto un fatto, che come ti dicevo, capitò a sproposito ma ricordò agli uomini cos’è che li fa tali: la capacità di credere caparbiamente, da ottimisti o grulli, che nonostante si abbia origine e destino nella più grigia polvere, si possa lasciar traccia di sé nell’universo incurante e avverso.

(Ricordate che il 28 novembre scade il concorso caratteri di donna 2014)

Pubblicato da bianca

Voglio farti un regalo!

mercoledì, giugno 25th, 2014

Piace a tutti questa frase:
una parte di te è già lì a dire sì! e l’altra pensa perché???
Fatto sta, se qualcuno te la dice,
significa che in qualche modo te lo meriti, il regalo.

E questo è un regalo inusuale,
ché spesso i doni son pensati per legare a sé,
e invece questo ti fa spiccare il volo.

Già, ché regalare formazione a chi si ama
risponde al desiderio
di vederlo sciogliere i propri nodi, crescere, sviluppare talenti,
percorrere le proprie ambizioni.
In una parola: vederlo libero.

OPEN YOUR GIFT
è l’iniziativa in merito di Palestra della scrittura.

 

Pubblicato da annalisa pardini

Palestra: Progetto OPEN

domenica, giugno 15th, 2014

Da settembre Palestra propone sei corsi Open:
corsi aperti a chiunque voglia allenarsi
sui vari temi della comunicazione efficace.

È un percorso completo
che parte dai fondamentali della comunicazione
e arriva alle finezze logiche e linguistiche capaci di costruire relazioni positive.
Può essere intrapreso nella sua completezza o anche a moduli:
i primi due sono però strettamente collegati e propedeutici
a quelli successivi.

I corsi si tengono sempre di sabato, a Milano, dalle 9 alle 17,30,
e sono questi:

20 e 27 settembre > Il linguaggio dell’accordo
leggere, gestire e orientare i rapporti di forza

.

11 ottobre > Narrazione e cambiamento
le storie come agenti d’innovazione

.

8 novembre > Budo e Business
tecniche e valori delle arti marziali nel lavoro

.
22 novembre > Umorismo e benessere
sette chiavi per ristrutturare situazioni complesse

.
13 dicembre> Ritmo e business
la musica come metafora dell’armonia relazionale

Per info >>

 

Pubblicato da annalisa pardini

Il vero critico

venerdì, giugno 6th, 2014

E’ innegabile che ciascuno di noi ami un genere letterario e concentri le proprie letture e interessi principalmente su quello.

Ma è altrettanto innegabile che, qualora ci s’imbatta in un testo che sappia catturare la nostra attenzione già dalle prime pagine, pur essendo diverso dai nostri preferiti, non possiamo fare a meno di riconoscergli l’adeguato merito.

A quanti di noi è infatti capitato di trovarsi senza nulla da leggere e dover “ripiegare” su qualche testo prestato o recuperato per caso? E affrontarlo con scetticismo perché non ne conosciamo l’autore oppure perché già presumiamo che non ci interesserà?

Qualunque sia la motivazione iniziale che ci spingerà a leggerne le prime pagine, è certo che se il contenuto sarà ben scritto, non banale, magari anche avvincente, arriveremo a ricrederci sul genere e a completare la lettura del libro.

La differenza sta, infatti, nella qualità dei testi, nella capacità di afferrare per mano il lettore e condurlo nel proprio mondo, anche se a lui è nuovo.

Vi sono degli argomenti comuni ma trattati con maestrie da penne sapienti, in grado di colorire anche la più insignificante storiella, mentre assistiamo a libri che pur affrontando temi importanti sono scritti con superficialità e scarsa destrezza linguistica.

I critici, subissati da centinaia di libri, certamente anche pressati dall’attività di recensione e giudizio, hanno il delicato compito di valutare opere sovente imposte da strategie di marketing, tralasciando spesso forse la serenità che una critica imparziale richiederebbe.

E’ il lettore, in questo caso, il vero critico di un’opera, meglio ancora se essa non rientra nel ventaglio dei suoi autori o genere preferiti .

 

Pubblicato da daniela vasarri

Potenziali scrittori?

sabato, marzo 29th, 2014

La scrittura rappresenta, nella maggior parte delle persone, il mezzo preferito per esprimere i propri sentimenti di qualunque natura essi siano.

Questo deriva sia dall’incapacità, per alcuni, di esternare a voce emozioni, rancori, paure , confessioni, ma anche dal timore di farlo. Perché raccontare e raccontarsi in solitudine non crea conflitti né problemi con chi ci sta di fronte e permette al nostro essere più nascosto di aprirsi in totale libertà.

Da questo bisogno di comunicare al mondo, nascono le molteplici offerte letterarie e, oggi più che mai, assistiamo a un proliferare di autori emergenti, sia nell’ambito della poesia sia in quello della narrativa.

E qui sarebbe interessante capire quanti desiderino pubblicare le proprie opere per inseguire un’ambizione e quanti invece per legittimarsi a esporre i propri sentimenti.

Da questo moltiplicarsi di autori emergenti si sta diffondendo da anni un ostacolo nella selezione di talenti.

Perché se cinquanta o cento anni fa uno scrittore o un poeta era pressoché unico e come tale letto con attenzione e riconosciuto nel suo talento, oggi diventa difficile cogliere, nella vastità dell’offerta chi sia veramente motivato e titolato a diventare un Autore con la A maiuscola.

Le case editrici abbondano di manoscritti, non riescono più a leggere la quantità che gli è inviata quotidianamente, la selezione quindi si fa ardua e finiscono per prediligere, per la pubblicazione, i nomi già noti che assicurano buone vendite. Rimangono così migliaia di testi di sconosciuti esordienti che raccolgono la frustrazione di non ricevere un parere (sempre che non lo paghino) e la mancata diffusione della loro opera. Se poi l’esordiente decide di aderire alla richiesta di contributo che molte case editrice propongono alla categoria, pur di vedere pubblicata la propria opera, inevitabilmente questi cadrà nello sconforto quando si accorgerà che l’operazione commerciale è stata vantaggiosa solo per l’editore (lo stampatore) e non per lui, poiché il suo testo non riceverà né popolarità, né critica, né tantomeno recupererà il denaro investito.

Un altro modo per cercare di acquisire visibilità è quello di partecipare ai concorsi letterari, ma anche in questo caso bisogna prestare molta attenzione. C’è da premettere che tutti, o quasi, i concorsi richiedono una quota, anche minima di partecipazione, la quale copre ampiamente, dato il gran numero di adesioni, il montepremi finale. Una volta, e ammesso di arrivare tra i primi classificati, si comprende che la propria opera non avrà comunque lo slancio necessario per emergere, salvo che non si sia scelto e ci si sia qualificati, in un concorso idi comprovata serietà e fama.

Che fare allora? Innanzitutto, si dovrebbero analizzare le ragioni che ci spingono a scrivere; se davvero desideriamo fare della scrittura la nostra attività principale (e questo comporta impegno, perseveranza, umiltà) se riteniamo, dopo avere richiesto pareri di esperti e averli ricevuti positivi e incoraggianti, frequentato magari anche corsi di scrittura, potremmo iniziare a programmare la sua realizzazione, con la speranza che il nostro talento possa essere compreso ed emerga dall’oceano letterario.

Se, al contrario, la scrittura rappresenta per noi solo uno sfogo in un momento particolare della nostra vita, converrebbe riconoscere che il nostro obiettivo non è quello di venire pubblicati evitando di confonderlo con una vera e propria capacità letteraria.

Pubblicato da daniela vasarri

Desolazione dell’automobilista occasionale

domenica, febbraio 2nd, 2014

 

 

 

 

 

Perché tu mi scrivi
sui pannelli a messaggio variabile
“Obbligo dotazioni invernali”!?

Io non sono un linguista.
Io sono solo un automobilista sull’A1.
Vedi: stiamo tutti guidando.
Perché non mi dici “pneumatici invernali o catene”
e mi scrivi “Obbligo dotazioni invernali”?

 

Pubblicato da annalisa pardini

Il format dell’insulto

venerdì, novembre 22nd, 2013

 

Un candidato PD autopromuove
ieri su Twitter l’hashtag del proprio insulto,
incoraggiando reprimende e requisitorie in sintesi,
ché forse di parole ne son già state spese troppe, e invano.

Nel giro di poco, offese e provocazioni intasano il profilo
e, raggiunto il limite giornaliero di messaggi, solo da stamani
è stato possibile riprendere il tiro al bersaglio,
peraltro sempre disponibile sul blog del candidato.

 

Irretita dalle odierne bruttezze, mi mancava il raccapriccio
per l’auto-penitenza indotta urbi et orbi,
e del resto l’attitudine al cilicio mi ha sempre destato
perplessità.
Mediatica anche di più.

E senz’altro sono io a non capire
che aspettarsi riconoscimento ma anche – quando occorra –
rispettoso biasimo a fronte di strenuo impegno
sia una roba da vecchi,
e che metterci la faccia voglia ora dire sdoganare tutto.

E se fosse invece che proprio nello sdoganamento di certi schemi
sta uno degli equivoci della nostra marcescente democrazia,
e che in realtà iniziative come questa sono solo snob, piacione,
e furbescamente assolutorie,
beh, cosa conterebbe ancora aver ragione?

 

Pubblicato da annalisa pardini