Articoli marcati con tag ‘solidarietà’

L’isola che non “Che”

sabato, febbraio 27th, 2010

“Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni

Francesco cantava così, ma non solo

“Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio,
perché con questa spada, vi uccido quando voglio”

Arma, scudo… la parola, oggi, sembra esser davvero la chiave di (ri)volta un po’ ovunque!
Dismessi i suoi vecchi abiti ampollosi, ha indossati, in sintesi, quelli dell’efficacia.
Parole in mimetica dunque, libere e veloci, versate in difesa dei propri territori.

Se siamo quindi d’accordo che:

“Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia”

allora è tempo d’agire, e le parole finiscan qui!
E anche se ridotti, che i caratteri siano valorosi!

Pubblicato da Franco

Give peace a chance

giovedì, novembre 19th, 2009

Peace cannot be kept by force.
It can only be achieved by understanding.

Albert Einstein la pensava così
e così la pensa Umberto Veronesi, convinto che la scienza
sia un «linguaggio universale, capace come la musica,
l’arte e l’amore di farsi capire in ogni luogo del pianeta»
e che l’uomo sia «pacifico, sta scritto nel suo Dna» >> 

Da stamani e per tre giorni Science for Peace
fa riflettere Milano, e con lei il mondo che vorrà ascoltare e impegnarsi,
sulla pace.

 

Pubblicato da Annalisa

Tempi di Attesa – GLI ULTRACORPI

lunedì, luglio 9th, 2007
Mentre cerco di superare la barriera di un centralino automatico, noto l’aria sconsolata della collega davanti allo schermo del suo PC: “Sono tornati! Guarda, sono tornati…”. Sembra che parli di una nuova invasione degli ultracorpi, invece ha scoperto che è ricomparso in rete lo slogan pubblicitario della Regione Lombardia:

“Un mondo del lavoro che cambia.
O è solo uno slogan o sei in Lombardia”

http://www.regione.lombardia.it/rlservices/externallink/link.jsp?url=http%3A%2F%2Fformalavoro.regione.lombardia.it

Il messaggio pubblicitario riprende infatti quelli degli enormi manifesti comparsi in primavera per le vie di Milano e nel sito della Regione Lombardia. Poi tutto era svanito fino a questa nuova manifestazione, limitata adesso alla pagina della Direzione Generale Istruzione, Formazione e Lavoro. “Forse si sono ritirati per preparare l’attacco al pianeta…” – azzardo. Ma il mio spirito da liceale non risolleva la collega dal suo sconforto, perché commenta: “E’ come se dicessero che tutti quelli che vivono fuori della Lombardia sono dei poveri incapaci”. Bisogna ammettere che il presupposto dello slogan è ispirato a un esclusivismo imbarazzante.

Quando poi rileggo con attenzione quelle due righe, m’accorgo di una contraddizione che è evidentemente sfuggita agli esperti in comunicazione. A parte il contenuto, guardiamo come è strutturato il messaggio: se, dopo l’affermazione formulata nella prima riga, diciamo “o è solo uno slogan o sei in Lombardia” è come se dicessimo che, in Lombardia, quell’affermazione non è solo uno slogan, perché risponde al vero. Il presupposto è dunque che uno slogan non necessariamente dice il vero. Asserzione ineccepibile sul piano logico. Sul piano emotivo della comunicazione vale tuttavia un’equazione più immediata e drastica, ossia: “slogan uguale menzogna”. E allora, se l’affermazione iniziale è vera, perché sostenerla proprio con uno slogan pubblicitario? Non è una contraddizione controproducente? E, oltretutto, il tono del messaggio non è offensivo verso tutti coloro che si servono di slogan? E riguardo ai pubblicitari che li pensano per mestiere?…

Tutti sanno che ogni comunicazione è per sua natura imperfetta, come appunto i soggetti umani che tentano di comunicare. Resta il fatto che le forme del linguaggio corrispondono al pensiero di chi le usa e rivelano presupposti talvolta allarmanti. In questo caso i redattori avrebbero colto la contraddizione insita nel testo che stavano componendo se, nella preoccupazione di affermare l’eccellenza della Regione Lombardia, non fossero stati offuscati dalla superbia che il tono perentorio del messaggio rivela. Perciò, pur ammettendo che l’affermazione dello slogan risponda al vero, ci resta il sospetto che sia accompagnata dalla tentazione diabolica di sentirsi separati dagli altri per una presunta superiorità. Proprio questo amareggiava la mia collega. Al contrario, chi è animato dallo spirito di condivisione non pensa affatto che una sua eventuale eccellenza lo renda superiore e distante dagli altri, ma piuttosto che lo impegni a essere ancor più responsabile nei loro confronti.

Ecco come un semplice slogan può malignamente confortare i nostri passi mentre ci allontaniamo dalla fraternità e quindi dalla democrazia.

Pubblicato da Pierluigi Voi

87 secondi di…

martedì, aprile 17th, 2007

Bianco e nero
Semplici note di un piano
Bolle di sapone e giochi di prestigio
Stupore, improvvisa tristezza
Profonda commozione
Un sorriso

Dico a me, che parlo sempre troppo.
Che vivo di superfluo,
che mi bagno di parole.
Che aggiungo sempre un rotondo aggettivo,
perché la frase mi suoni meglio;
dico a me:
guarda questo spot, e impara:
un’emozione può stare in una parola,
se detta al momento giusto,
nel modo giusto.
Anche in meno, forse:
in un gesto, in uno sguardo.
Che sia possibile?
Che sia magia?

http://www.samwarnaars.com/2007/03/17/213/

Pubblicato da Pigmalione

Non esistono

mercoledì, aprile 4th, 2007

“Il Governo afgano è impegnato a fabbricare prove che non esistono”
dice oggi Gino Strada, fondatore di Emergency,
a proposito del rapimento di Rahmatullah Hanefi
da parte dei servizi segreti afgani. Le fabbricherà con le parole.
Non esistono, ma le parole sanno prestarsi alla falsificazione dei mondi,
quando prescindono dal contenuto, dalla motivazione, dall’animo,
per concentrarsi solo sul logicismo della procedura.

“Siccome non possiamo eliminare d’un colpo solo il linguaggio,
dovremmo almeno non tralasciare nulla che possa farlo cadere
in discredito. Farvi un foro dietro l’altro finché cominci a filtrare
ciò che si cela dietro di esso, si tratti di qualcosa o di nulla;
per uno scrittore non posso immaginare oggi
una meta più alta”. Questo non è più Strada ma Beckett.
Per entrambi, la parola dovrebbe essere forata:
dovrebbe cioè lasciare lo spazio alla realtà,
al di là dei nascondimenti, al di là della malafede.

Io, intanto, firmo.

Pubblicato da Annalisa