Articoli marcati con tag ‘stile libero’

Indovina chi (s)viene a cena?

domenica, settembre 5th, 2010

Tra pochi giorni, a Berlino, aprirà un nuovo ristorante specializzato in carne… umana.
Sembra una follia, invece lo è!
Inaugurazione prevista per l’8 settembre: antropofagi, aff(r)ettatevi!

Eduardo Amado, l’imprenditore, ne ha già uno in Brasile.
Peccato! Un pelo più a nord, e sarebbe stato perfetto!
L’etimo di cannibale, infatti, si ritrova nello spagnolo caníbal, alterazione di Caribe ch’è nome indigeno dei componenti di una popolazione delle Piccole Antille che si riteneva fosse antropofaga.

Comunque giuro, a legger la notizia, m’è venuto in mente il profumo… e non fraintendete!

Pubblicato da Franco

La paura (ne) fa 90

venerdì, agosto 20th, 2010

Nel 1951 esce la prima edizione in “Galaxy Science Fiction”. Titolo: The Fireman.
Nel 1966 viene tradotto in italiano da Mondadori. Titolo: Fahrenheit 451.

Il romanzo fa paura; paura davvero!
Intendo dire, non quella paura effimera che nasce e muore in un “bù”… parlo di quel tipo di paura scura che si incarna profonda; quella che fa “nonnonnò” col dito unghiato, lo stesso con cui ti fende il respiro e straccia l’ultimo straccio di futuro in cui speri. Quella!
Dal testo:

Offri al popolo gare che si possano vincere ricordando le parole di canzoni molto popolari, o il nome delle capitali dei vari Stati dell’Unione o la quantità di grano che lo Iowa ha prodotto l’anno passato. Riempi loro i crani di dati non combustibili, imbottiscili di “fatti” al punto che non si possano più muovere tanto son pieni, ma sicuri d’essere “veramente bene informati”. Dopo di che avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando in realtà sono fermi come un macigno.

Metti a fuoco: la penna si staccò dal manoscritto 60 anni fa! Con triste ironia si potrebbe dire che l’autore abbia… “bruciate le tappe”.
Con 90 candeline accese davanti Ray Bradbury sentenzia “abbiamo troppi cellulari, abbiamo troppo internet; dobbiamo sbarazzarci di questi aggeggi”.

E facciamolo!

“Cherosene!”
Pomparono il freddo liquido dai serbatoi contrassegnati dal numero 451 e fissati con cinghie, come zaini, alle loro spalle. Ne inondarono ogni…

Pubblicato da Franco

Ortaggi

martedì, luglio 27th, 2010

Ho iniziato nel 2004 e, di smettere, non ho alcuna intenzione!
All’attivo 18 buchi, per un totale di 8.100 cc.
Sono un donatore.
La scelta di diventarlo ne segue altre, responsabili, che ho compiuto nella “maturità”.
Tra esse, gli studi.
Pochi gli insegnanti che ci avrebbero scommesso. Fui un pessimo alunno.
E certe notti capita di riviver le antiche ansie. Mi sveglio scosso, sognando le verifiche e i patetici tentativi di sfuggirvi … ripieghi so(m)mari.
A voler pre-giudicare, si sarebbe potuto dire: come cavar sangue da una rapa.

Ma torniamo al “succo”. Prima d’ogni donazione si compila un questionario.

Compilato tutto?
Certamente. Sa, sono otto anni che vengo a donare… tenga.
Otto anni? Complimenti! Ce ne fossero di persone come lei! Mi dia il braccio per favore.
La ringrazio. Le dirò di più, da un po’ sto tentando di sensibilizzare anche il mio compagno…
Compagno?
Si, perché?
Mi scusi, lei non può donare. Lei fa parte di una categoria “a rischio” a prescindere, capisce?
Francamente, no.

A voler pre-giudicare, si direbbe: come cavar sangue da un finocchio

Pubblicato da Franco

“Robine” da niente…

lunedì, luglio 19th, 2010

Jasvinder Sanghera è una donna. Anche Robina lo era… prima di spegnersi la vita, bruciandosi viva. Jasvinder e Robina erano sorelle.
“Ieri” Jasvinder ha fondato un sito, oggi esce il suo libro. E “domani”?
Domani, speriamo di coglierne i frutti, quelli maturi… (ri)gettando i marci.

(PALIN)GENESI

Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole… (Gn 2,21)

Tra le definizioni di costola, si legge “…di coltello od oggetti simili, la parte opposta al taglio”.
La donna viene a comporre la ferita (mortale) inferta all’uomo, lo salva, gli rende la vita.
L’uomo che non la rispetti, rinnega se stesso. E’ proprio egli a dichiarare:

“Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa…”

(Gn 2,23)

Dirò di più: l’uomo, solo, non è che cenere.

Allora il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo… (Gn 2,7)

E ciò, spero, con buona pace d’ogni esegeta…

EDEN

Cuba è un giardino incantevole. Ci ho visto lavorare il tabacco (il migliore al mondo).
Una volta raccolte, le foglie vengono essiccate. Le si fa fermentare e, una volta umidificate, le si avvia alla lavorazione vera e propria: diverranno puros!
Prima dell’arrotolatura, tuttavia, vengono private della nervatura centrale. Si incide, si amputa e la si getta via. Al processo, non serve più.
Questo rito si chiama scostolatura… ma parliamo di sigari!

Pubblicato da Franco

Attenzione all’acquitrino

martedì, luglio 13th, 2010

Tra le risorse della nostra lingua,
le polirematiche,
gruppi di parole che assumono significati nuovi
rispetto ai singoli lemmi che li compongono,
spiccano per duttilità.

L’acqua,
vitale, preziosa sempre,
in questi giorni di afa
ancor più bramata,
evoca le rispettive polirematiche,
tutte abbastanza note
da passare inosservate,
anche se - sotto sotto - di rado rassicuranti.

Dall’acqua-aria missilistico
alla malcerta acqua cheta,
ché un’acqua tofana,
venefica pozione arsenica,
neanche la vogliamo considerare,
non sfuggano le possibili insidie
della naturalezza acqua e sapone
che, dove ostentata, spesso puzza,
o, assai peggio,
della scivolata nell’acqua fresca:
mai assuefarsi ai discorsi inconcludenti
nonostante esempi a profluvi.

Così, in tempi risolutamente sospetti,
anche la locuzione acqua in bocca
si fa infida,
e pure i pesci, proverbialmente muti,
collaborano.

È infatti grazie a recenti registrazioni subacquee
che il biologo marino Shahriman Ghazali ha dimostrato
che anche i pesci parlano.
Non tutti, è vero:
ma almeno i più sanno ascoltare.

Pubblicato da Annalisa

Uno su cinque non ce la fa…

lunedì, luglio 12th, 2010

Nelle scuole superiori, uno (studente?) su cinque, è malato di bullismo.
Stronzetti che, tra i b(r)anchi, fan sfoggio di mascolinità da poco, da troppo!

Esco da un ottimo libro. Ci ho letto che è variabile, la mascolinità.
In sintesi, la lingua italiana distingue maschilità da mascolinità. Maschilità è la partecipazione a caratteri fisiologicamente e tradizionalmente propri del maschio, mascolinità è un attributo definito dalla presenza di caratteri spiccatamente maschili.
Qualità e quantità insomma: la prima definisce il modo, la seconda l’intensità. Tuttavia, la mascolinità sembra esser l’unica modalità con cui la maschilità riesce ad esprimersi! Si può esser maschi, uomini… ma non virili.
L’autore osserva che ogni epoca e cultura mostra il suo ideale di virilità per mostrare l’inadeguatezza, l’imbarazzo o l’imbranataggine di gran parte degli uomini a questo ideale.
Ma attenzione alla chiusa… nella definizione di femminilità c’è la stessa idea di gradiente, mentre è assente il vocabolo “femminità” che dovrebbe definire una condizione “stabile” e quasi archetipica, come se le donne fossero donne già nelle loro fluttuazioni di genere.

Pubblicato da Franco

Manca l’Aria

venerdì, giugno 25th, 2010

In musica si dicono variazioni (su un tema). Le mie preferite? Di Bach, le Gouldberg!
(in realtà Goldberg, ma Glenn Gould le suonava in modo da… con-fondere)
In sostanza, c’è un’aria, semplice, chiara, intelligibile. La si propone, poi la si “rielabora”.
Le variazioni possono toccare qualsiasi aspetto del tema di partenza: ritmo, armonia, melodia…

Sui giornali, di variazioni, se ne trovano parecchie. Di temi, ben trattati, pochini.
Come direbbe Gabermanca l’aria.
Niente succo, insomma.
In compenso, gossip a go go: Lupi che scampanella, Di Pietro che dorme al suo posto nell’emiciclo, Bondi (vero stacanovista…) che non ha mai abbandonato il suo posto al banco del governo.
Tra media e mediocri, la scelta è dura.

Il punto è che i problemi da affrontare sono veri, seri… e neri!
Per prima cosa, gradirei definissero cosa intendono con termini quali crescita e sviluppo.
Guardando mia figlia crescere e svilupparsi, penso a tutto fuorché a questioni “dimensionali”.
Infine, ci dicano che fine farà la cultura, ché se ritengono non sia un ganglio dell’Italia, tengan conto almeno che “due cazzatine” le abbiamo…
Comunque Tremonti è stato perentorio: chi ha di più, dia di più!
Ministro, prego.

Pubblicato da Franco

Ei fu e sempre… Saràmago

domenica, giugno 20th, 2010

Come quando il sole sarà sul punto di spegnersi,
quando gli uomini si diranno l’un l’altro,
Stiamo perdendo la vista, senza sapere che gli occhi,
a loro,
non servono più a niente.

Così i suoi, ora. Spenti.
Accese, restano le sue pagine, tra le più magiche che conosca…

Inchiodati alla punteggiatura,
a pe(n)sar le frasi: troppo brevi, troppo l u n g h e.
Poi lo si incontra e…

Del suo corpus? Beh, prendete e leggetene tutti.

Se fossimo così imprudenti, o così audaci, come le farfalle,
le falene e altri lepidotteri, e ci lanciassimo nel fuoco
tutti insieme, la specie umana in blocco, può darsi
che una combustione così enorme, un simile
chiarore, attraversando le palpebre di Dio,
lo desterebbe dal suo sonno letargico,
troppo tardi per conoscerci, questo
è vero, ma ancora in tempo per
vedere i
l principio del nulla
,
dopo la nostra scomparsa.

Adeus José

Pubblicato da Franco

Prossima fermata: Corsico

giovedì, giugno 17th, 2010

Che ci saremmo andati, era scritto. Così, siam pronti!

A vedere, toccare, ascoltare e persino assaggiare (complice un micro birrificio).
A vivere insomma, in e con tutti i sensi, quest’opera d’arte totale.
E non s’indignino i wagneriani… si fa quel che si può ;-)

Gli ospiti son vari. Tra quelli d’onore, campeggia Roberto Amadé.
Al suo canto d’autore, un augurio dedicato

Che siate musici o meno, la sonata non cambia:
MusiCamp vi aspetta a braccia aperte!

Pubblicato da Franco

Cinguettii, trombette, tromboni

mercoledì, giugno 16th, 2010

A questo punto dell’anno
chiederei parsimonia nei bailamme.
Sarà il mio lavoro principe
che tra scrutini e la chiamavano Maturità
impone ritmi e affanni
in cui anche l’orecchio si satura.

Sarà l’estate all’angolo
che ci prepara alla fanfara del fancazzismo assurto a notizia,
e sarà anche che in un Paese di pive
le fanfare e i fancazzismi sono ormai liberi dall’andamento delle stagioni,
vale a dire sempreverdi.

Ma ovunque legga sento rumore.
Lo sento nei cinguettii che pare stufino persino il NYT,
eppur anche nel petulante insulto del silenzio coatto.

Lo osservo nelle matasse in rigurgito,
lo rido nelle rinnovantesi trinità
e, inevitabilmente, lo patisco ed elaboro nelle vuvuzela
che di mondiale hanno quantomeno le rotture di timpani.

Elaboro si fa per dire, ché il link è d’istinto. 

Chissà poi perché.

Pubblicato da Annalisa